Donazioni

Adozioni

Associati

Manuela Cassotta
Biologa, Medical writer

Lo scorso 19 aprile si è tenuta la Giornata mondiale del fegato per aumentare la consapevolezza sulle malattie del secondo organo più grande del corpo. Dopo il cervello, il fegato è l’organo più complesso ed è vitale per il controllo efficiente del sistema gastrointestinale (digestivo).

Le malattie del fegato, tra cui cirrosi, epatite virale e carcinoma epatocellulare causano circa 2 milioni di decessi all’anno nel mondo. La cirrosi e il cancro al fegato sono tra le principali cause di mortalità a livello mondiale, responsabili del 3,5% di tutti i decessi nel mondo. Secondo il British Liver Trust, le malattie del fegato potrebbero superare le malattie cardiache per causa di morte prematura nei prossimi anni. C’è quindi un urgente bisogno di nuovi trattamenti.

Oltre alle malattie del fegato, il danno epatico specifico causato da farmaci continua a essere un problema a lungo termine per la sicurezza del paziente. I sintomi del danno epatico indotto da farmaci, o DEIF, possono variare da lievi a gravi, ma nei casi peggiori il DEIF può portare a insufficienza epatica permanente e/o alla morte. Il DEIF è associato a molti farmaci attualmente sul mercato, rappresentando circa 14 casi ogni 100.000 pazienti ed è una delle principali cause di fallimento del processo di sviluppo di nuovi farmaci, sia durante gli studi clinici che dopo la commercializzazione.

I modelli “in vivo” (animali) vengono utilizzati di routine per cercare di replicare le caratteristiche del danno epatico, ad esempio l’uso del tetracloruro di carbonio è una procedura comune per indurre danni al fegato nei roditori. Si cerca anche di ricreare artificialmente i fattori dello stile di vita umano che possono provocare malattie del fegato come il consumo cronico di alcol o una dieta ricca di zuccheri/grassi negli animali, spesso in animali geneticamente modificati. Tuttavia, vi è una diffusa preoccupazione per quanto riguarda i limiti degli animali nel modellare la complessità delle condizioni umane, in particolare della fisiopatologia del fegato. Nonostante tale preoccupazione, gli studi sugli animali continuano ad essere citati (principalmente da coloro che li utilizzano) come “essenziali” per ottenere una migliore comprensione delle malattie del fegato, mentre allo stesso tempo gli scienziati riconoscono quanto poco si sappia nonostante decenni di utilizzo degli animali. Anche le revisioni sistematiche di modelli animali di malattie del fegato hanno sollevato interrogativi sulla capacità dei modelli animali di replicare la risposta umana.

Inoltre, poiché molti effetti avversi sul fegato sono idiosincrasici negli esseri umani, essi non sono adeguatamente previsti dagli studi sugli animali, con differenze di specie descritte come “drastiche”, ad esempio quando si confrontano le risposte epatiche dei cani rispetto agli esseri umani. Anche in questo caso, nonostante questo problema sia ampiamente riconosciuto, gli studi sugli animali sono ancora l’approccio convenzionale per testare il potenziale DEIF.

Tra gennaio e giugno 2020 sono stati approvati progetti di ricerca nel Regno Unito relativi alle malattie del fegato. Questi progetti utilizzeranno 279.325 animali nei cinque anni successivi, solo nel Regno Unito. La maggior parte dei progetti coinvolge topi e ratti, nonché molte altre specie, inclusi cani beagle, conigli e porcellini d’India. I progetti spaziano da ricerca su malattie epatiche dirette, a DEIF, ad altri programmi che prevedono induzione di danni al fegato o test di tossicità di nuovi farmaci. Solo uno studio, ad esempio, per indagare sul DEIF utilizzerà oltre 40.000 topi. Fonte di ulteriore grave preoccupazione è che solo il 25% di questi progetti sarà in seguito valutato in modo indipendente per verificare se gli obiettivi scientifici sono stati raggiunti. Nei riassunti che descrivono questi progetti si afferma spesso che c’è una “crisi per quanto riguarda le malattie del fegato, che aumentano vertiginosamente” e che ci sono “bisogni clinici urgenti insoddisfatti”, ma questi si affiancano ad affermazioni come “questi modelli animali sono stati utilizzati per anni”.

Non possiamo permetterci di continuare a testare dosi sperimentali irrealisticamente elevate di farmaci o di creare malattie artificiali negli animali geneticamente modificati. Sono invece disponibili nuovi metodi rilevanti per l’uomo, inclusi approcci in vitro che utilizzano cellule e tessuti umani, ad es. cellule epatiche umane primarie, o epatociti; Sferoidi 3D (che si comportano come “mini-organi” per prevedere le risposte umane), fegato su chip e sistemi “microfisiologici”. Si tratta di dispositivi piccoli ma sofisticati contenenti canali di dimensioni microscopiche e che ospitano cellule o tessuti epatici umani, a cui possono essere “somministrati” potenziali nuovi farmaci per testarne la sicurezza in un’ottica rilevante per l’uomo. Questi sistemi possono essere utilizzati anche come modelli di malattie del fegato umano. Recenti revisioni sistematiche di saggi meccanicistici in vitro hanno dimostrato che questi ultimi sono in grado di predire efficacemente il DEIF per diversi farmaci in cui gli studi preclinici (su animali) e di altro tipo in precedenza avevano fallito. Altri metodi includono metodi in-silico (o computazionali) e modelli avanzati di intelligenza artificiale (“deep learning”) per prevedere la tossicità epatica, nonché molte altre fonti di dati derivanti ​​dall’uomo. Nessun singolo metodo può essere utilizzato da solo, invece diversi tipi di metodi possono essere combinati, quali nuovi approcci metodologici personalizzati per rivelare i percorsi degli eventi avversi dal livello molecolare agli effetti fisici mentre si manifestano nei pazienti.

A causa degli elevati costi dei modelli animali in termini di tempo, il numero di sostanze che possono essere testate efficacemente utilizzando saggi di tossicità epatica in vivo è limitato. Lo sviluppo di approcci basati sull’uomo (ad es. metodi in vitro per testare il danno epatico o l’epatotossicità, consentono di testare molte sostanze in modo più economico e rapido. In effetti, sono state stimate riduzioni dei costi di oltre il 90% rispetto a molti tipici test su animali.

Tratto da:

LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: