FAUNA SELVATICA BENE PUBBLICO DA TUTELARE, NON DA DEPREDARE
Leal insieme ad altre associazioni contro i provvedimenti 958 e 959.
Le associazioni: Federazione Nazionale Pro Natura, LEAL (Lega Antivivisezionista) e OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), con il sostegno di Green Impact, CABS (Committee Against Bird Slaughter) e AGR (Attivisti Gruppo Randagio), hanno depositato un ricorso al TAR Toscana contro due delibere della Giunta regionale.
Si tratta dei provvedimenti n. 958 e n. 959, entrambi del 3 agosto 2026: il primo conferma i piani di prelievo del cervo nei comprensori A.C.A.T.E.R., il secondo autorizza la pre-apertura della caccia in deroga a storno, piccione e tortora dal collare, fissata per il 2 e il 6 settembre 2026.
Le due delibere presentano, chiaramente, diversi profili di illegittimità.
Il primo riguarda il mancato recepimento del parere dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. L’ISPRA si è sì espressa favorevolmente sui quantitativi e sulla struttura dei piani, ponendo però una condizione: l’estensione dei tempi di prelievo va limitata alle sole aree “a gestione non conservativa” dove c’è un rischio concreto di incidenti stradali o danni gravi alle colture, non anche a quelle “parzialmente conservative”.
La Regione Toscana, invece, nelle motivazioni della delibera, sostiene che le aree “non conservative” e “parzialmente conservative” costituiscono di fatto un’unica categoria omogenea, e su questa base mantiene i tempi di prelievo estesi come inizialmente proposti, non recependo, quindi, in modo pieno la restrizione indicata da ISPRA.
Il secondo attiene a un presunto contrasto con la Direttiva Uccelli dell’Unione Europea (2009/147/CE) nella parte in cui la Regione ha autorizzato la caccia in deroga per storno, piccione e tortora dal collare. Il terzo punto contestato è l’estensione del prelievo del cervo, nell’ambito del piano ACATER, a tutte le classi di sesso ed età degli animali, comprese femmine e cuccioli.
Quello che le associazioni ricorrenti mettono in discussione è anche la gravità dei danni agricoli invocata dalla Regione a giustificazione dei prelievi. Stando ai dati citati nel ricorso, il danno complessivo si aggirerebbe intorno ai 70.000 euro, una cifra da suddividere tra oltre 50.000 aziende agricole toscane. Un importo modesto e comunque compensabile attraverso i sussidi già previsti per il settore agricolo.
Un altro elemento sollevato nel ricorso riguarda la possibile confusione, durante le battute di caccia, tra la tortora dal collare e la tortora selvatica, quest’ultima specie protetta a livello internazionale e considerata a rischio di estinzione.
Queste delibere non solo quindi minano gravemente l’equilibrio di un sistema natura già compromesso dalla caccia in sé, ma l’autorizzazione all’uccisione delle femmine di Daino condannerebbe, di fatto, anche i cuccioli a morire, in un periodo in cui loro dipendono in tutto e per tutto, ancora, dalla madre, una violenza che si aggiunge ad altra violenza.
La normativa vigente richiederebbe di privilegiare, in via prioritaria, l’uso di strumenti non letali, come i dissuasori acustici o le protezioni per le colture riservando l’abbattimento degli animali solo come misura residuale. In realtà quello che appare con queste delibere, non è un piano B, bensì un abbattimento programmato e strategico, non opzionale di sicuro.
Il ricorso si inquadra in una critica più ampia rivolta alla gestione della fauna selvatica da parte della Giunta regionale toscana, accusata di procedere senza una visione strategica di lungo periodo e senza un solido fondamento scientifico, adottando decisioni che non coinvolgerebbero adeguatamente gli enti tecnici competenti né il mondo accademico.
La responsabilità giuridica, in tutto questo, non può essere considerata da meno, la regione Toscana non considera la fauna selvatica come bene collettivo, gli abbattimenti si ripetono ormai da anni, e gli obiettivi dichiarati non sembra abbiano raggiunto le previsioni, tanto che si genera un ciclo continuo di abbattimenti. Questo metodo si basa non su evidenze scientifiche ma su una rimozione letale degli animali.
Il ricorso presentato al TAR Toscana non è un caso isolato: fa parte di una strategia di contrasto legale che le stesse associazioni portano avanti anche in altre regioni italiane, impugnando calendari venatori e piani di prelievo ritenuti privi di adeguato fondamento scientifico. Le organizzazioni sono inoltre impegnate nell’opposizione al disegno di legge nazionale che punta a modificare la normativa sulla caccia, noto informalmente come “DDL Caccia Sparatutto”. Alla base di questa linea d’azione vi è il principio, rivendicato dalle associazioni, secondo cui la gestione della fauna selvatica, in quanto bene comune, non può prescindere dal rigore scientifico e dal rispetto della normativa europea.
Il ricorso al TAR Toscana è stato curato dagli avvocati Aurora Rosaria Loprete, Luca d’Agostino e Mariachiara Giovinazzo.














