6 Ago, 2026

Dalla rigorosa applicazione della Legge 353/2000 alla mobilitazione delle comunità locali: perché la custodia della biodiversità richiede l’impegno vigile di tutti i cittadini
Ogni estate e durante le stagioni più siccitose, il patrimonio boschivo e naturale italiano viene gravemente ferito da incendi devastanti. I recenti ed ennesimi episodi di roghi che hanno colpito vaste aree del nostro Paese, come le centinaia di ettari andate a fuoco recentemente in Piemonte, distruggendo centinaia di migliaia di alberi, rappresentano una ferita profonda per la biodiversità, l’equilibrio idrogeologico e la sicurezza della collettività.
Per evitare speculazioni e tutelare la biodiversità la legge 353/2000 vieta la caccia e il pascolo “per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco”. Questa norma è di importanza capitale per tutelare la fauna che sopravvive alla devastazione del suo habitat a causa del fuoco. Per questo è particolarmente importante che tutti tengano gli occhi aperti e segnalino tempestivamente qualsiasi forma di caccia che vedano nei boschi colpiti dagli incendi. Tutti insieme abbiamo il dovere di proteggere i sopravvissuti già martoriati, tutti insieme possiamo essere gli occhi e i custodi di una legge che non può coprire il controllo di aree così vaste.
Anche il 2026 conferma una tendenza preoccupante per gli incendi boschivi in Italia. In tutte queste aree la caccia è vietata per 10 anni dall’ultimo incendio propagato.
Ecco le regioni e le province più note , dove prestare attenzione alla presenza di cacciatori in azione e fare immediata segnalazione alle forze dell’ordine.
Le 11 regioni più colpite da incendi incendi boschivi nel 2026 (dati parziali):
Sicilia – la più colpita (≈510 km² bruciati)
Calabria – ≈78 km² bruciati; oltre 160 incendi in un solo giorno
Puglia – ≈48 km² bruciati
Campania – tra le regioni più colpite
Sardegna – incendi significativi (Gallura, Monti Russu)
Basilicata – tra le regioni più colpite
Piemonte – 355 ettari bruciati; incendi anche in aree alpine
Liguria – 386 ettari bruciati
Toscana – 623 ettari bruciati solo a maggio (Lucca); incendi diffusi
Lazio – tra le regioni più colpite
Parco Nazionale del Gran Paradiso (Piemonte/Valle d’Aosta) – incendi documentati (Alta Valle Soana)
(Valle d’Aosta non è citata come regione autonoma nei report generali, ma compare indirettamente tramite gli incendi nel parco.) A queste occorre aggiungere le regioni interessate nel 2025 da grandi incendi boschivi, che sono presenti in 17 regioni su 20. Le uniche regioni che non registrano grandi incendi boschivi risultano essere il Friuli-Venezia Giulia, le Marche e il Veneto.
Queste sono invece le province colpite da incendi boschivi, tra il 2024 e il 2025, dove la legge vieta la caccia per 10 anni dall’incendio:
Cosenza, Enna, Caltanissetta
Salerno, Reggio di Calabria
Foggia, ,Agrigento, Catania
Napoli, Caserta
Sud Sardegna, Vibo Valentia
Latina, Nuoro, Potenza
Palermo, Sassari, Taranto
Frosinone, Catanzaro, Benevento
Matera, Cuneo, Bolzano
Ragusa, Trapani, Crotone
Avellino, Messina, Oristano
L’Aquila
Barletta‑Andria‑Trani
Lecce, Udine
Roma, Siracusa
Viterbo, Perugia
Mappa fonte ISPRA
I dati di un disastro che si ripete ogni anno
Secondo i dati del Burnt Areas database di EFFIS, il sistema europeo di monitoraggio satellitare, tra il 1° gennaio e l’8 luglio 2026 sono già bruciati 12.590 ettari di superficie, il 26% in più della media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025, con 112 incendi boschivi rilevati contro una media storica di 65. Il segnale più netto è arrivato dalla settimana del 6 maggio 2026, quando sono bruciati in un solo giorno 820 ettari in Italia: il valore più alto mai registrato per quella settimana dal 2006 a oggi, contro un massimo storico di 321 ettari. Cosenza ed Enna sono le provincie che hanno le zone più vaste interessate da incendi, pochi gli incendi ma nella media molto più distruttivi. Un incremento significativo anche nelle regioni della Basilicata, Calabria e Puglia.
In particolare Leal ha sporto denuncia contro ignoti in seguito ai gravissimi incendi che hanno interessato, in Calabria, vaste zone del Parco nazionale del Pollino, Squillace Lido, Acri, Cassano allo Ionio e Sant’Eufemia di Lamezia terme e nei quali sono stati utilizzate esche vive, gatti in particolare, per propagare le fiamme. Una pratica evidentemente dolosa e che aggrava di tanto il fenomeno: crudeltà verso gli animali e verso l’ambiente.
Il punto di riferimento, per capire l’entità e la gravità del fenomeno di quest’anno, resta il rapporto ISPRA sugli incendi boschivi 2025, l’ultimo anno censito integralmente: nel 2025 sono stati percorsi da incendio 965 km² di superficie in Italia, quasi il doppio rispetto al 2024, il quinto valore più alto dal 2006, superato solo dal 2007, dal 2017, dal 2021 e dal 2023. Sicilia, Calabria e Campania insieme rappresentano il 71% di tutta la superficie forestale bruciata in Italia nel 2025, con la Sicilia che guida la classifica per il quarto anno consecutivo, con oltre 500 km² di superficie complessiva percorsa dal fuoco; oltre il 30% della superficie totale bruciata, e il 38% di quella forestale, ricade dentro parchi e riserve naturali. Si conferma comunque il Mezzogiorno e le isole maggiori come le aree più colpite dagli incendi. Anche se vediamo regioni come Lazio e Abruzzo e il nord, colpiti dalla furia del fuoco, il fenomeno è contenuto, considerando l’entità degli incendi nelle regioni del sud e delle isole. Ma dietro l’anticipo climatico della stagione, c’è un fattore che il satellite non vede: le cause principali sono antropiche, e il clima agevola solamente la propagazione dell’incendio. Il report ISPRA stima che in Italia le cause naturali, fulmini, autocombustione, valgano circa l’1% degli incendi, contro il 4% della media europea; tutto il resto ha origine antropica, tra comportamenti colposi e roghi dolosi.
Il quadro normativo: la Legge 353/2000
Oltre all’emergenza immediata dello spegnimento, si apre tuttavia una fase decisiva e spesso trascurata: la protezione del territorio ferito nei tempi successivi al disastro.
Per evitare che gli incendi possano diventare strumento di speculazione o di alterazione dell’uso del suolo, il legislatore italiano ha introdotto uno strumento fondamentale: la Legge 21 novembre 2000, n. 353 (“Legge-quadro in materia di incendi boschivi”), dove si specifica un perimetro ad ampio spettro per la definizione di incendio boschivo, intendendo con esso qualsiasi “fuoco con suscettività a espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree”.
L’obiettivo di tale norma è duplice: da un lato, rimuovere qualsiasi potenziale incentivo di natura venatoria o agro-pastorale al verificarsi dell’incendio; dall’altro garantire un decennio di assoluta tranquillità ed eremitaggio ecologico ai terreni colpiti. Un bosco bruciato ha bisogno di tempo per rigenerarsi e la fauna selvatica superstite, già̀ molto stressata e privata del proprio habitat, non può subire l’ulteriore pressione dell’attività venatoria.
“Sono altresì vietati per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia.”
Quanto sia importante tutelare la biodiversità con questo arco di tempo è ovvio: un incendio provoca una frattura importante e lunga da recuperare non solo nella vegetazione, ma anche nella fauna selvatica che del bosco ha fatto la sua casa, una casa che non è più lì a proteggere, è un deserto arido e insidioso, dove cacciare diventa persino più facile. È fondamentale quindi capire il tempo fisiologico, per poter ristabilire un eco sistema che possa restituire alle specie minacciate da questo evento traumatico, un luogo e un periodo di cura e attenzione.
Il ruolo delle istituzioni
È indispensabile che le Amministrazioni regionali, i Comuni e gli Enti parco di tutta la Penisola provvedano tempestivamente ad aggiornare il Catasto degli Incendi, perimetrando con precisione satellitare e catastale le aree percorse dal fuoco. Inoltre è necessario apporre un’adeguata ed esplicita tabellazione sul campo: segnalare, cioè, sul perimetro dei terreni bruciati il divieto assoluto di caccia e pascolo ai sensi della L. 353/2000, azzerando ogni possibile equivoco o scusa legata alla presunta non conoscenza dello stato dei luoghi.
Infine è tassativo garantire controlli sistematici: coordinare i Corpi Forestali regionali, i Carabinieri Forestali e le Polizie Locali per monitorare costantemente le zone interdette.
Il ruolo dei cittadini
I controlli istituzionali, per quanto rigorosi, incontrano inevitabilmente limiti di organico e di estensione territoriale rispetto all’immensità del patrimonio forestale italiano. È qui che s’inserisce l’elemento cruciale per la reale tutela dell’ambiente: il coinvolgimento diretto e la vigilanza di tutta la cittadinanza. Gli incendi non si fermano con le sole autobotti, né i divieti si rispettano con la sola presenza delle forze dell’ordine. La difesa del territorio richiede una comunità educata, attenta e reattiva. Ogni cittadino, escursionista, residente o frequentatore della natura deve sentirsi parte integrante del sistema di custodia del bene comune.
La vigilanza cittadina sul territorio si esercita segnalando i roghi e i fumi componendo immediatamente il numero unico di emergenza (112) o il 1515 in presenza di qualsiasi colonna di fumo.
Occorre inoltre monitorare qualsiasi violazione della legge dopo l’incendio e dunque segnalare alle autorità competenti eventuali presenze di cacciatori o mandrie al pascolo all’interno di aree percorse dal fuoco nei dieci anni precedenti.
I cittadini possono richiedere trasparenza ai Comuni: sollecitandoli affinché pubblichino e aggiornino regolarmente i Catasti degli Incendi Boschivi, rendendoli consultabili a tutti.
Infine, è necessario diffondere la cultura della legalità ambientale, scoraggiando comportamenti a rischio (come l’uso di fuochi o l’abbandono di rifiuti) e denunciando qualsiasi attività sospetta.
La rinascita di un bosco bruciato è un processo lento che dura decenni. Proteggere queste aree dall’intrusione umana scorretta e dall’attività venatoria significa difendere il futuro ecologico di tutti noi. Transitare da un ruolo di spettatori passivi ad attori vigili e consapevoli è l’unico vero antidoto alla distruzione del nostro patrimonio naturale. Solo affiancando alla forza della legge la forza della vigilanza popolare potrà garantire che dal nero della cenere torni davvero a germogliare la vita.
4 Ago, 2026

Adesso è necessario proteggere lei e i suoi cuccioli dalla curiosità scellerata e garantirle silenzio e tranquillità
Gabbietta è mamma: l’unica figlia femmina di Amarena ha messo al mondo due cuccioli nel Parco Sirente Velino Gabbietta è diventata mamma. La figlia femmina di Amarena, l’orso bruno marsicano simbolo di bellezza di una specie unica al mondo e tristemente nota per essere stata uccisa tre anni fa, ha avuto due cuccioli ed è notizia recente averla avvistata in salute. Gabbietta ha una storia importante all’interno del parco, essendo l’unica figlia femmina di Amarena e facendo parte di un esiguo gruppo di femmine di una specie unica al mondo, che hanno un compito arduo: garantire la prosecuzione della specie. Questo compito è stato negato alla madre, uccisa nella notte del 31 agosto 2023, colpita vigliaccamente alle spalle da un colpo di arma da fuoco. Amarena è morta con sofferenza, dissanguata, con i polmoni perforati. LEAL, Lega Antivivisezionista, ha subito sporto denuncia e iniziato la battaglia in tribunale perché il responsabile di una tale atrocità, perpetrata contro un’animale che non aveva mai recato alcun fastidio, venga punito in modo esemplare. La sua storia ha fatto il giro del mondo, insieme alla sua bellezza, al suo carattere socievole. Tutti ricordano gli avvistamenti nei piccoli paesi del Parco Nazionale.Quella notte due cuccioli sono rimasti orfani, scappati, e in seguito monitorati per essere certi che riuscissero a sopravvivere. Tuttavia Amarena era anche mamma di altri 4 cuccioli: tre maschi e una femmina, Gabbietta, appunto, meglio identificata dal parco come F25. L’evento straordinario porta un po’ di luce in questa storia buia e dolorosa, nella quale la mamma più prolifica del parco ha perso la vita. E Gabbietta, la figlia schiva nata nel 2020, ora è a sua volta mamma.
“La notizia ci riempie di gioia – afferma Gian Marco Prampolini, presidente Leal – ma ora è necessario che la curiosità di tutti i non addetti alla tutela della specie lasci il posto al rispetto, al silenzio. Gabbietta si tiene lontano dall’uomo e fa bene a farlo. Ora l’uomo non si avvicini a questa creatura e ai suoi cuccioli per inseguire la scelleratezza di selfie e foto. L’essere umano ha già causato troppi danni e a rimetterci la vita sono sempre gli animali. Basti pensare a Juan Carrito, altro figlio di Amarena, morto investito il 23 gennaio 2023. Lasciamo a Gabbietta e ai suoi cuccioli la possibilità di vivere senza interferenze la loro vita. E che sia lunga e felice”.
Le analisi genetiche effettuate sul gruppo familiare di F17, non lasciano dubbi: Gabbietta è proprio la figlia femmina della famosa mamma orsa ghiotta di ciliegie. Il suo nome è ispirato dal ritrovamento all’interno di una gabbia artigianale che si trovava vicino a una stalla per ovini, nel comune di Pescina, nel 2021. Il monitoraggio dell’orsa è molto interessante perché oltre a essere un esemplare poco confidente utilizza vaste porzioni di territorio per muoversi, circa 366 chilometri quadrati: una frazione consistente all’interno del Parco Regionale Sirente Velino, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e che copre anche aree contigue tra le quali un 26% circa di zone non protette. La vastità delle zone vissute da Gabbietta è un comportamento atipico, perché sono i maschi che solitamente si allontanano ed esplorano aree più ampie. Gabbietta in questo senso, è una pioniera. “È una notizia che ci emoziona profondamente – dichiara il presidente del Parco Sirente Velino, Francesco D’Amore – perché rappresenta la prima riproduzione documentata di un’orsa all’interno del nostro Parco. È il segno che il lavoro quotidiano di tutela degli habitat, di monitoraggio e di collaborazione con tutti gli enti coinvolti, in particolare con il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, da sempre in prima linea nel monitoraggio e nella gestione dell’orso marsicano, sta contribuendo a creare le condizioni favorevoli affinché questa specie – conclude – possa continuare a vivere e riprodursi anche nel Sirente Velino”.Gabbietta ha un grande valore simbolico perché è figlia di un’orsa uccisa da un essere umano. Inoltre è una femmina che ha dato alla luce due cuccioli, appartenenti a una popolazione di esemplari a rischio: ogni cucciolata allontana dal pericolo di estinzione. Una popolazione che conta solo circa 80 esemplari. Il messaggio importante e fondamentale di questo evento è che alla violenza dei comportamenti umani si contrappone la forza di una specie che, se rispettata e lasciata vivere nei suoi spazi, sa rispondere con la vita. Il 5 giugno scorso ad Avezzano si è tenuta l’udienza per la tragica uccisione di Amarena, su un totale di 47 associazioni, circa la metà sono state ammesse ufficialmente al processo come parte civile, e LEAL è tra queste, rappresentata dall’Avvocato Aurora Rosaria Loprete. Il Giudice ha disposto il rinvio del processo al 25 settembre 2026. L’ingiustizia di questa morte è un dolore profondo che chiede giustizia che non riporterà in vita Amarena ma darà comunque un messaggio di quanto importante sia una convivenza pacifica e rispettosa con ogni essere vivente su questo pianeta. Amarena è diventata il simbolo di una specie in pericolo, non solo per le sue caratteristiche etologiche, ma soprattutto per la presenza di umani che non hanno nessuno scrupolo o senso di sacralità della vita. Uccidere un animale deve essere considerato un reato grave e l’udienza del 25 settembre prossimo è un passo verso un mondo di convivenza tra le specie, in equilibrio col diritto all’esistenza di ogni essere senziente. Gabbietta e i suoi cuccioli sono il futuro di un mondo dove ogni specie può vivere il suo spazio senza la paura di essere sopraffatta.
Foto di Giacomo Salomone
29 Lug, 2026

A Palermo le carrozze trainate da cavalli lasceranno il posto a vetture elettriche. Il consiglio comunale ha approvato un emendamento che avvia la transizione, progressiva ma finalmente reale, dalle classiche carrozze a quelle elettriche.
Palermo finalmente compie questo importante passo per il benessere animale e LEAL, la lega antivivisezionista, si congratula con l’amministrazione per una decisione tanto attesa in molte città. Affinché sia garantito il benessere dei cavalli, Leal è pronta a vigilare sul futuro degli animali, che a loro sia garantita una pensione adeguata, un santuario, un rifugio, un luogo ideale alle loro caratteristiche etologiche e che, soprattutto, permetta loro di proseguire una vita priva di sfruttamento e sofferenza.
Da anni, LEAL porta avanti questa lotta. Nel 2023, insieme ad altre associazioni, ha denunciato l’abuso che i cavalli subiscono, soprattutto nei mesi estivi, chiedendo alle amministrazioni comunali di intervenire per la salute degli animali. A spingere l’appello fu l’ennesimo cavallo crollato a terra per il caldo, proprio a Palermo. Da quel momento, è diventata urgente la richiesta di una transizione civile, che rispetti gli animali, costretti, in ogni stagione e con ogni temperatura, a trascinare turisti spesso ignari della crudeltà che infliggono.
La bellezza di città come Roma, Napoli, Pisa, Firenze e Messina è offuscata da questa pratica che non ha più senso e che è dannosa per i cavalli. In merito a questa decisione l’assessore al benessere animale del comune di Palermo, Fabrizio Ferrandelli, dichiara:
“Altrettanto storica è l’approvazione del nuovo Regolamento comunale per il benessere animale della città di Palermo, un testo organico e innovativo che raccoglie norme e strumenti finalizzati alla tutela di tutte le specie animali, al riconoscimento dei loro diritti e alla prevenzione di ogni forma di maltrattamento, abuso o sfruttamento. Il regolamento mette inoltre a disposizione dei cittadini strumenti concreti per segnalare situazioni di violazione e fornisce alle forze dell’ordine un quadro operativo e sanzionatorio chiaro ed efficace per intervenire”.
Palermo ha stabilito un piano di riconversione di 180 giorni, seguito da un ulteriore anno di transizione per permettere ai vetturini di adattarsi. Allo stesso tempo, s’impegnerà a garantire agli animali coinvolti un ambiente adeguato, rispettando le loro esigenze. Comprendere la natura del cavallo è il primo passo per capire perché questa svolta sia necessaria in tutte le città.
A sottolinearlo è Gian Marco Prampolini, presidente di LEAL: “È un passo importante e un segnale per le altre città, quello che è accaduto a Palermo. Le carrozze sono una pratica intollerabile, inutile e da abolire. Ci auguriamo che questo faccia da apripista a un cambiamento vero, sempre nell’interesse del benessere degli animali, in questo caso il cavallo, animale meraviglioso”.
Non solo Palermo: gli altri passi avanti per gli equidi in Italia
Il percorso intrapreso a Palermo è parte di una consapevolezza lenta ma fondamentale, che sta portando la tutela dei cavalli al centro del dibattito comunale e regionale in tutta Italia. Anche se la strada è lunga e le resistenze continuano inspiegabilmente ad essere tante, ci sono già dei passi avanti. Diverse delibere comunali hanno iniziato a trasformare le licenze delle ippocarrozze in licenze per veicoli elettrici o ecologici, allontanando così la sofferenza animale dai centri storici. Il commercio e l’utilizzo degli animali per ogni utilità prettamente umana, ci si augura sia sempre meno frequente, in una società dove i diritti non sono soltanto di alcuni, ma di qualsiasi essere senziente. In attesa di abolire completamente le botticelle, alcune amministrazioni hanno già introdotto ordinanze estive che limitano la circolazione dei cavalli oltre una certa temperatura o durante le ore più calde: a Firenze il limite è 35 gradi, a Napoli 30 e a Messina 33. Verona ha fatto un passo deciso: le carrozze a cavallo sono totalmente vietate dal 2020. “Il provvedimento di Palermo – continua Gian Marco Prampolini – stabilisce un principio che dovrebbe essere applicato ovunque: i cavalli dismessi hanno diritto a una sistemazione adeguata per il resto della loro vita, senza finire al macello”.
Cosa dice la legge sulla tutela del cavallo
La protezione dei cavalli da lavoro, da trasporto e da diletto si fonda in Italia su una normativa precisa, anche se restano urgenti riforme più radicali. Il cavallo è un animale magnifico e fiero e Leal è già da tempo che sostiene l’importanza di una normativa che ne vieti la macellazione: “Nessun cavallo dovrebbe essere destinato alla macellazione – sostiene Gian Marco Prampolini – una vita di fatica che termina nel peggiore dei modi: cibo per umani. Da sempre sosteniamo, noi di Leal, un’alimentazione senza sofferenza animale. Nessun essere senziente deve essere destinato a questo.” La Leal di recente ha inviato, alla Commissione europea e ai ministeri interessati, una richiesta di revisione riguardante la deroga allo stordimento degli animali nella macellazione rituale. Un passo importante, una goccia in un oceano di sofferenza, un inizio che possa garantire e affermare, gradualmente, in un futuro di diritto, finalmente la dignità della vita di ogni essere senziente.
Codice penale, art. 544-ter (maltrattamento di animali).
Quest’articolo punisce chi sottopone un animale a usi o comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche. È la norma che ora tutela, almeno sulla carta, i cavalli costretti a trainare carrozze su strade calde e in condizioni di grande stress.
Codice della strada, D.Lgs. 285/1992, artt. 67 e 70.
Questi articoli regolano le targhe dei veicoli a trazione animale e i permessi comunali per il servizio di piazza. È l’art. 70 che consente ai Comuni di convertire le licenze di trazione animale in autorizzazioni per veicoli elettrici: quindi esiste già la base normativa per superare la trazione animale nei servizi turistici.
Anagrafe degli equidi, D.Lgs. 134/2022.
La normativa sull’identificazione e registrazione degli equidi impone la microchippatura e distingue tra cavalli DPA, destinati, cioè, alla produzione alimentare, e cavalli non DPA. Una distinzione che conta: i cavalli impiegati nel trasporto turistico, una volta dismessi, devono restare non DPA, per garantire loro una pensione dignitosa e non finire nella filiera della macellazione.
Articolo 9 della Costituzione.
Dal 2022 la Costituzione affida alla legge dello Stato il compito di disciplinare i modi e le forme di tutela degli animali. Gian Marco Prampolini è convinto che: “È una base che dovrebbe spingere Comuni e Stato a considerare l’uso del cavallo per lo svago umano non più una tradizione intoccabile, ma un anacronismo in contrasto con i principi, non solo, dell’ordinamento, ma con un’etica di convivenza civile e di rispetto.”
28 Lug, 2026
REGIONI E PROVINCE AUTONOME MUOVONO PESANTI CRITICHE ALLA PROPOSTA DI LEGGE 2984: NO ALLA CATTURA DEI RICHIAMI VIVI E ALLA CACCIA OLTRE IL 10 FEBBRAIO. LE ASSOCIAZIONI:
“È TEMPO DI ABBANDONARE LA RIFORMA”
Dopo la bocciatura di Ispra e Commissione europea, arriva anche quella della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ed è roboante, considerata la sua tradizionale vicinanza a molte posizioni venatorie. Nel documento, pubblicato sul sito delle Regioni ( https://www.regioni.it/download/news/664502/ ), emergono varie critiche alla proposta di modifica della legge 157, di natura gestionale e amministrativa ma anche conservazionistica e di contrasto con il diritto UE. Ad essere clamorosamente bocciate sono le due previsioni più importanti della riforma, ovvero la possibilità di riapertura degli impianti di cattura degli uccelli da usare come richiami vivi e l’estensione della caccia oltre il 10 febbraio, in piena migrazione pre-riproduttiva.
La Conferenza delle Regioni evidenzia che le due previsioni costituiscono una violazione della Direttiva Uccelli ed espongono lo Stato italiano a nuove procedure di infrazione.
“L’abolizione del limite della prima decade di febbraio per la chiusura della caccia – scrive la Conferenza – potrebbe comportare la violazione diretta dell’articolo 7 della Direttiva Uccelli, poiché eliminare il limite del 10 febbraio significa colpire gli uccelli in migrazione pre-riproduttiva, minando la conservazione delle specie”.
Ma sono molti altri gli aspetti della proposta sui quali il documento delle Regioni è fortemente critico. Tra questi, l’apertura generalizzata della caccia nel demanio forestale, l’esclusione delle province dal processo pianificatorio, l’eliminazione della forma esclusiva di caccia che porterebbe ad un aumento della pressione venatoria rendendo più complessa l’attività di vigilanza, la caccia sui terreni innevati in braccata che si tradurrebbe in abbattimenti indiscriminati e non selettivi, contrari ai principi di gestione faunistica.
“Quella della Conferenza delle Regioni – commentano le associazioni – dopo Commissione europea e Ispra, è una nuova e clamorosa conferma della gravità di questo testo, che arriva stavolta direttamente dai soggetti attuatori della legge, e tocca i punti cruciali del testo. Il tentativo di riforma è tecnicamente fallito. È ora che la proposta sia definitivamente abbandonata”.
Leal, insieme a Afni – Alleanza Antispecista – Altura – Amici Della Terra – Animal Aid Italia – Animalisti Italiani – Animal Law Italia – Animal Voices United – Asoim – Associazione Caretta Caretta – Associazione Guardiaparco Italiani – Associazione Io Non Ho Paura Del Lupo – Associazione Nazionale Guardiaparco – Cai – Cerm – Cirf – Ciso – Earth – Ebn – Enpa – Essere Animali – Eticoscienza – Feder Trek – Federazione Ecologisti europei – Federazione Pro Natura – Fondazione Capellino – Fondazione Cave Canem – Fondazione Marevivo – Forum Ambientalista – Gaia Animali&Ambiente – Garol – Green Impact – Greenpeace – Grig – Gruppo Insubrico Di Ornitologia – Gybn Italy – Humane World For Animals – Isde – Lac – L’Altritalia Ambiente – Lav – Leal – Legambiente – Leidaa – Limav – Lipu-BirdLife Italia – Lndc – Man – Mountain Wilderness – Nahr – Oipa – Rete Dei Santuari – Rewilding Appenines – Salviamo L’orso – Società Ornitologica Italiana – Sos Gaia – Sropu – Srsn – Vas – Waldrappteam – WWF Italia
23 Lug, 2026

Leal, Lega Antivivisezionista, sporge denuncia contro ignoti per i gravissimi fatti accaduti nei giorni scorsi in Calabria. In tre giorni più di 200 interventi dei Vigili del fuoco, a causa di incendi della vegetazione. Tra le zone maggiormente colpite troviamo il Parco nazionale del Pollino, Squillace Lido, Acri, Cassano allo Ionio e Sant’Eufemia di Lamezia Terme. Si tratta di Incendi che hanno minacciato abitazioni, vaste aree boschive, strutture ricettive. Questo immane disastro ambientale, ha svelato una pratica già nota: quella di utilizzare animali come inneschi. Quindi si profila non solo il dolo gravissimo di distruggere zone di vegetazione, creando un pericolo difficile da mitigare, date le alte temperature, ma anche l’orrore di utilizzare animali per propagare gli incendi. Questa tecnica è nota: per esempio nel 2012, nell’incendio che interessò la provincia dell’Aquila, nella pineta di Roio, vennero utilizzati piccoli animali, conigli o gatti, cosparsi di benzina e lasciati correre nei boschi. Questo non può essere considerato solo un gesto criminale, sicuramente dettato da interessi prettamente economici, ma è il gesto di menti malate e pericolose. Uno stragismo omicida. In un video diffuso sui social dal presidente della regione Calabria Roberto Occhiuto, Domenico Costarella, dirigente del dipartimento della Protezione Civile regionale della Calabria, con lucidità descrive cosa è successo e la gravità di queste azioni:
“Un minuto per raccontarvi quello che abbiamo anche trovato in queste ore, nei vari scenari di incendio che abbiamo avuto. Abbiamo trovato degli inneschi, inneschi ritardati che sono proprio frutto, di una mente, non solo dolosa, ma direi criminale.” Ma la cosa raccapricciante è il ritrovamento di gatti, cui era stato legato uno straccio alla coda e lanciati nei boschi affinché, terrorizzati, propagassero l’incendio scappando. “Sono cose disumane – continua Costarella – purtroppo il peggior nemico dell’uomo è l’uomo”.
Questo è un assunto che deve necessariamente far riflettere, su quanto sia importante e urgente un cambiamento di mentalità, quanto il denaro non possa essere il motore di ogni efferata azione. Le azioni sconsiderate e criminali di umani senza scrupoli ricadono sempre sui deboli. Siamo di fronte a fatti che evidenziano la follia di menti distorte, che non hanno nessun problema a dare fuoco a un animale per poi lanciarlo nella vegetazione.
“Quanto sta accadendo in Calabria in questi giorni – afferma l’avvocato di Leal Aurora Rosaria Loprete – non è solo una tragedia ambientale di vaste proporzioni, ma un vero e proprio dramma silenzioso che sta divorando le vite di centinaia di animali incolpevoli, in particolare i gatti delle colonie feline e i randagi che popolano i nostri territori. I roghi che devastano la nostra regione distruggono rifugi e habitat, lasciando gli animali senza via di fuga: molti rimangono intrappolati tra le fiamme o muoiono tra immani sofferenze per ustioni ed esalazioni. La protezione degli animali e della biodiversità non è un’opzione né un atto di mera carità, ma un preciso dovere sancito dalla nostra Costituzione e dalle leggi dello Stato.
Chi appicca il fuoco si rende responsabile di condotte criminali gravissime, che integrano i reati di uccisione e maltrattamento di animali di cui agli articoli 544-bis e 544-ter del Codice Penale. Per questi atti di vera e propria barbarie chiederemo la massima severità punitiva nelle sedi preposte.
Non possiamo più accettare che l’emergenza incendi travolga gli ultimi senza che vi sia un piano di soccorso strutturato: servono interventi coordinati immediati per il recupero degli animali feriti, massimo sostegno ai volontari che stanno rischiando la propria incolumità sul campo e indagini capillari per individuare i responsabili. Saremo vigili su ogni singola situazione e pronti ad agire giudizialmente affinché queste vittime invisibili abbiano giustizia”.
La morte che questi animali incontrano è una morte atroce, tra le fiamme e spesso senza via di scampo. Animali in fuga, che spesso, per difendere i cuccioli, si fanno scudo loro stessi, morendo nella vana speranza di salvezza. Una combinazione di eventi distruttivi, che annienta completamente, in poco tempo, qualsiasi possibilità di riparo. Centinaia di migliaia di animali innocenti, vittime della follia umana, perdono la vita ogni anno in questi roghi.
Un incendio è un evento estremamente traumatico, non solo per l’ambiente stesso, ma per le specie che in esso trovano rifugio e sostentamento. Gli animali selvatici sono sottoposti a un tragico e repentino cambiamento: oltre al danno fisiologico, quindi il fuoco causa stress emotivo, paura, angoscia, disorientamento. Questo può comportare anche variazioni sostanziali nei loro comportamenti, oltre al danno irreparabile della distruzione di un sistema di mutuo aiuto, nel quale scompaiono le risorse alimentari e i rifugi. Inoltre non tutte le specie riescono a mettersi in salvo o ad adattarsi al nuovo sistema. Un danno difficilmente misurabile. Molte specie si allontanano cercando un ambiente idoneo ad accoglierli, ma questo dipende anche dal periodo in cui l’incendio si sviluppa. Insomma, gli eventi catastrofici che sono concatenati, sono la conseguenza meno controllabile di questo disastro ambientale.
È importante che ci sia un piano serio e di controllo. Gli animali, in questo frangente, sono le vittime sacrificate, come spesso accade, per un interesse economico. I soldi spazzano via qualsiasi residuo di umanità.
La Leal, da sempre per una giustizia che difenda i diritti di ogni essere vivente, sporge denuncia contro ignoti e chiede il massimo della pena per i responsabili, appena saranno assicurati alla giustizia. Chi sa o ha info anche anonime scriva a segreteria@leal.it. Nessuno sconto di pena deve essere concesso ai criminali che hanno compiuto un gesto tanto crudele.
“Siamo sconvolti e preoccupati – sostiene Gian Marco Prampolini presidente Leal – gesti così crudeli e criminali devono avere una risposta ferma e immediata, dal punto di vista della giustizia. Come si fa a difendersi da questi delinquenti che non hanno né scrupoli né paura? Per questo confidiamo in un’azione più che severa da parte degli organi competenti. Non possiamo e non dobbiamo smettere di avere fiducia. Che la giustizia faccia il suo corso, le leggi esistono e si devono applicare”.