
Già il 30 giugno la Commissione Agricoltura della Camera inizierà a lavorare al DDL 1552, che vuole ampliamento indiscriminato di luoghi, periodi, mezzi e specie da cacciare. Nessuno è più al sicuro.
Il 23 giugno scorso, il Senato ha approvato il disegno di legge 1552, il cosiddetto DDL caccia. Il provvedimento, a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan e sostenuto dal ministro Francesco Lollobrigida, passa ora alla Camera per l’approvazione definitiva.Scomoda questa parola, “definitiva”, perché questo significa la fine del diritto all’esistenza per molte specie. Criticità enormi dovrebbero spazzare via qualsiasi dubbio, ma purtroppo in questo momento storico, il diritto va difeso, come si difende un territorio in guerra. Questa velocità è raggelante. Perché tanta fretta?
Qui il testo di convocazione della Commissione
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DDL Caccia: cosa cambia, quali pericoli, perché dire no. La figura del cacciatore cambia, non è più lo “sportivo” che uccide per diletto, diventa il bioregolatore e la caccia a tutti gli effetti diventa attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità degli ecosistemi. Una narrativa che non poggia su nessun fondamento scientifico e propone come visione un paradosso inaccettabile.
La LEAL, Lega Antivivisezionista, è pronta a combattere questo sfacelo, una norma che renderebbe possibile lo sterminio di specie già a rischio. “Non è possibile che dopo tanti anni di battaglie contro la caccia, non si riesca ad arginare questo fenomeno – dichiara Gian Marco Prampolini, presidente LEAL (Lega Antivivisezionista) – un danno enorme alla biodiversità e alla conservazione naturale di molte specie, oltre che l’ennesimo abuso nei confronti degli animali”.
Più specie cacciabili, più spazi destinati alle attività venatorie, sempre meno casa per gli abitanti dei boschi, delle spiagge, dei luoghi che dovrebbero farli sentire al sicuro. Il cambio di paradigma è una manovra per agevolare lo sterminio programmato delle specie che, a detta dei sostenitori del disegno, sono dannose per l’agricoltura e l’allevamento, gli ungulati per esempio. L’Italia ha una triste storia di infrazioni legate alla caccia: nel 2009 la Corte di Giustizia UE l’ha condannata per deroghe illegittime sulla caccia ai piccoli uccelli e successivamente, nel 2010, ha subito un’ulteriore condanna perché le normative regionali avevano trasformato le deroghe (che dovrebbero essere misure fuori dalla norma, quindi eccezionali) in caccia abituale a specie protette; nel 2014 è stata avviata una procedura per l’illegale utilizzo di richiami vivi; altra procedura nel 2015, per caccia durante periodi vietati.

Negli ultimi vent’anni l’Italia ha ricevuto oltre venti lettere da Bruxelles, tutte legate a violazioni che il DDL 1552 vorrebbe riproporre e amplificare. LEAL, sempre dalla parte degli animali, continua la sua battaglia.
L’iter del Senato non è stato corretto: audizioni condotte in modo irregolare, problemi giuridici e scientifici, segnalati e sistematicamente ignorati. Un caso emblematico, che fa veramente dubitare di questo disegno, è quello della lettera di contestazione della Commissione europea, tenuta nascosta durante i lavori parlamentari. Sono azioni queste che sollevano un legittimo dubbio sulla trasparenza del processo di approvazione, accelerato, peraltro, con l’obiettivo, dichiarato, di portare il testo in aula entro l’estate, per la definitiva approvazione.
“Se questi sono i prodromi, è evidente che si sollevi un dubbio sulle motivazioni reali di questa manovra – continua Gian Marco Prampolini – il cui motore sono esclusivamente interessi economici e politici.”
L’approvazione di questo disegno, prospetta un pesante e pericoloso futuro per le specie, oltre ad autorizzare a tutti gli effetti, una caccia selvaggia e senza scrupoli.

“La nostra posizione, come sempre, è in difesa degli animali, abitanti di questo paese che non hanno nessun diritto – conclude Gian Marco Prampolini – il nostro obiettivo, di coscienza, è difenderli: se non lo facciamo noi, chi altri? Quindi non molliamo la presa e anche la speranza che, in un momento di resipiscenza empatica, qualche voto contrario in più alla Camera, finalmente faccia la differenza.”
crediti foto di copertina Fondazione Capellino





