Crostacei senzienti, leggi cieche

Il paradosso di aragoste e granchi nel diritto italiano ed europeo

Miliardi d’individui ogni anno. Un mercato che secondo le stime varrà 25,3 miliardi di dollari entro il 2031 a fronte di una tutela giuridica che, nella maggior parte del mondo, resta pressoché inesistente. Questo è il paradosso dei crostacei decapodi – aragoste, astici, granchi, gamberi – fotografato da un nuovo studio comparativo pubblicato sulla rivista Animals (MDPI, luglio 2026) a firma di Lorenzo Fruscella, Diego Antonio Sicuso, Daria Vitale e Annamaria Passantino, dell’Università di Messina. (scaricabile integralmente su questa pagina, tradotto in italiano).

La scienza, ormai, non lascia spazio a dubbi. Il rapporto commissionato nel 2021 dal ministero britannico dell’Ambiente (DEFRA) alla London School of Economics, dopo aver esaminato oltre 300 studi, ha concluso che decapodi e cefalopodi sono esseri senzienti, capaci di provare dolore, paura, persino piacere. Già nel 2005 l’EFSA era arrivata a conclusioni analoghe, raccomandando per questi animali una protezione equiparabile a quella dei vertebrati. Eppure, denuncia lo studio, la legge fatica a prendere atto di questa evidenza: in gran parte dei sistemi giuridici i crostacei restano semplici “prodotti”, privi di ogni riconoscimento.

Animals (MDPI, luglio 2026)

L’Unione europea guarda altrove

 Il caso più clamoroso è quello dell’Unione europea. L’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’UE riconosce dal 2009 gli animali come esseri senzienti. Tuttavia, le norme applicative smentiscono il principio: la direttiva 98/58/CE sugli allevamenti esclude esplicitamente “qualsiasi invertebrato”; il regolamento sul trasporto (CE 1/2005) tutela solo i “vertebrati vivi”; quello sull’abbattimento (CE 1099/2009) ignora del tutto gli invertebrati, lasciando così legali pratiche come la bollitura di animali vivi o il congelamento senza previo stordimento. Una contraddizione che la revisione in corso della normativa UE sul benessere animale, nell’ambito della strategia Farm to Fork, potrebbe finalmente sanare se la politica troverà il coraggio di farlo.

L’Italia, un mosaico di regole comunali

In Italia manca del tutto una legge nazionale sulla protezione dei crostacei. Al suo posto, un “patchwork” di regolamenti comunali che cambia da un municipio all’altro: una ricerca del 2017 ha censito 46 regolamenti locali su 110 città esaminate, con criteri molto diversi tra loro. Nella sola Emilia-Romagna, comuni distanti pochi chilometri applicano regole opposte sul trasporto, la conservazione in vasca o il divieto di bollitura da vivi.
A colmare il vuoto legislativo ci ha pensato, più volte, la magistratura. La Cassazione, nel 2016, ha confermato la condanna di un ristoratore per aver tenuto aragoste vive sul ghiaccio, richiamando l’articolo 544-ter del Codice penale sul maltrattamento animale; un altro caso, nei pressi di Milano nel 2019, è terminato con una condanna a lavori socialmente utili. Sentenze importanti, ma – rileva lo studio – un supplente inefficiente rispetto a una legge organica. La riforma costituzionale del 2022, che ha inserito la tutela degli animali e dell’ambiente nell’articolo 9 della Costituzione, rafforza ora l’obbligo per lo Stato di intervenire con norme coerenti su tutto il territorio nazionale.

Chi fa meglio: Svizzera e Nuova Zelanda

Non tutti i Paesi restano fermi. Svizzera e Nuova Zelanda sono indicate dallo studio come modelli d’avanguardia. Dal 2018 la Svizzera vieta il trasporto dei decapodi sul ghiaccio e la loro immersione da vivi in acqua bollente, impone lo stordimento obbligatorio prima dell’uccisione – elettronarcosi o distruzione meccanica del sistema nervoso – e riserva l’abbattimento a personale specializzato: la vendita di crostacei vivi ai privati è ormai considerata inappropriata. La Nuova Zelanda ha eliminato nel 2021 il congelamento lento dai metodi di stordimento ammessi, dopo che le evidenze scientifiche ne avevano dimostrato la crudeltà, e applica il principio di precauzione: in caso di dubbio scientifico, la legge deve proteggere l’animale.
Anche nel Regno Unito, dal 2022, i decapodi sono legalmente riconosciuti come esseri senzienti; l’Australia, invece, resta divisa: alcuni Stati includono i crostacei tra gli animali protetti, altri – tra i quali il Queensland, cuore dell’acquacoltura di gamberi – li escludono del tutto, con un evidente paradosso tra le aree di maggiore sfruttamento industriale e quelle di maggiore tutela legale.

Una proposta per l'Europa

Gli autori dello studio propongono quattro pilastri per colmare il divario tra scienza e diritto: il riconoscimento esplicito della senzienza, cioè la capacità di un essere vivo di provare sensazioni, emozioni ed esperienze soggettive, come il dolore o il piacere, nella definizione di “animale”; il principio del valore intrinseco, che superi la logica della merce; standard tecnici misurabili su trasporto, ossigenazione, temperatura; e il divieto obbligatorio di pratiche come la bollitura da vivi e il congelamento lento, sostituite da metodi di stordimento verificati.

Per un’associazione come LEAL, che da anni chiede il superamento della logica che riduce gli animali a oggetti di consumo, questo studio offre una conferma scientifica netta: la sofferenza dei crostacei è un dato acquisito. Restano da colmare il divario, enorme, tra ciò che la scienza sa e ciò che la legge, in Italia come in Europa, è ancora disposta a riconoscere.

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