
Non sei una goccia nell’oceano. Sei l’intero oceano in una goccia.
(Rumi)
Sentire l’Oceano, la vastità di un universo parallelo, dove la terra si incontra con l’acqua, dove il vivere, il sentire, fluttua nella percezione dell’infinito. Da sempre la Leal si impegna nella tutela, la salvaguardia e la difesa di ogni essere senziente e del suo ambiente.
Scogli, rive, confini che si delineano e poi si infrangono, si fondono nell’assoluto. Altri mondi da noi, altre “Nazioni”, come recita il bellissimo film Earthlings.
Nell’universo d’acqua, la popolazione, spesso sottovalutata, dell’ambiente marino si confonde. Sono terrestri ma dimenticati, muti nella loro assenza di gravità.
Oceano dal greco Ωκεανός, la mitologia ci viene in soccorso, nome del dio, figlio di Urano e di Gea, cielo e terra uniti nel mondo meraviglioso del mare sconfinato, che occupa oltre il 70% della superficie terrestre.
Un continente liquido che ospita circa 250.000 specie marine. Si stima che soltanto il 10% sia ad oggi noto. Tuttavia, nella vastità degli oceani, si calcola, secondo il WoRMS, (World Register of Marine Species) che possano vivere tra uno e due milioni di specie ancora sconosciute!

L’impronta antropica è talmente devastante che si può considerare l’universo-oceano gravemente in pericolo. Gli sversamenti, gli sfruttamenti minerari (il Deep Sea Mining, l’estrazione mineraria in acque profonde che sta eliminando gran parte gli ecosistemi marini), la pesca intensiva, i rifiuti plastici: sono gli elementi che rappresentano la mano nera su questo mondo sfruttato e violato.
L’8 giugno è la giornata mondiale degli oceani, istituita nel 1992 durante la Conferenza mondiale per l’Ambiente e Sviluppo a Rio de Janeiro.
Non solo terra, non solo cielo, ma oceano. Un mondo prezioso quanto lo sono le foreste, da tempo anch’esse violate.
La riflessione importante resta proprio su quanto l’essere umano possa incidere sulla salute del mondo marino.
Minacciato da sempre, sfruttato, avvelenato.
Animali marini che ingoiano plastica, tartarughe intrappolate da esche o da reti, specie a rischio estinzione, animali considerati esclusivamente cibo o merce ad uso e consumo umano.
Di certo, una giornata dedicata agli oceani non può risolvere l’urgenza, ma è una goccia. E in questa goccia c’è l’oceano.
L’apparente silenzio del mare si traduce in dolore e grida di aiuto. Perché è innegabile che, tra tutti gli abitanti del globo, quelli marini siano tra i meno considerati.
Il loro dolore non è dolore, non parlano, non urlano, non soffrono. Eppure respirano, provano dolore, vivono.

“Dalla Parte Dei Crostacei”, la prima coalizione nazionale per la tutela dei crostacei che riunisce 9 organizzazioni, vede la Leal, dal 2025, in prima fila nella protezione di questi meravigliosi animali.
Astici, granchi e aragoste, fieri abitanti degli oceani, sono esseri senzienti, intrappolati nella gabbia della tradizione culinaria, quella che considera i crostacei cibo, che li cucina vivi, che li strappa al loro habitat per il gusto, sempre umano, di cibarsi di sofferenza.
Leal con la campagna “Anche i duri soffrono”, è dalla parte dei crostacei decapodi. Esseri che hanno un guscio duro, che possono sopravvivere fuori dall’acqua a lungo. Le ricerche scientifiche hanno confermato la loro sensibilità al dolore, all’agonia prolungata della cottura.
I terrestri sono tanti in questo globo eterogeneo, senzienti che respirano, che in varie forme abitano, che sentono, provano sofferenza, dolore, paura. Difendere questo diritto non è una scelta ma un dovere.
Per questo Leal si schiera dalla parte dell’ambiente, dalla parte degli animali, dalla parte di chi non è ascoltato. Perché non è vero che gli animali non hanno voce, sono gli umani che non vogliono ascoltare, tronfi e certi della loro supremazia.





