
C’è un respiro antico che attraversa le montagne, un’ombra silenziosa che tiene in equilibrio ciò che noi, anche senza accorgercene, spezziamo. Il lupo è un abitante essenziale della terra: è la trama viva dei boschi, il ritmo segreto degli ecosistemi, la presenza che rende la natura intera più forte. È una specie ombrello, che protegge tutto ciò che vive sotto la sua influenza. È un bioregolatore, che mantiene in equilibrio cervi, cinghiali, caprioli, impedendo che la foresta venga divorata. È un alleato dell’uomo, perché dove il lupo vive, il territorio è più sano, più resiliente, più ricco di biodiversità. Il lupo è il custode silenzioso della natura.
E nella Giornata Mondiale del Lupo dovremmo ricordarlo insieme: difendere lui significa difendere noi.
Ma mentre celebriamo il suo valore, l’Italia lo espone a un pericolo senza precedenti. Proprio ora, mentre il mondo riconosce il ruolo ecologico del lupo, il nostro Paese ne indebolisce la protezione. Con l’approvazione al Senato della Legge di Delegazione Europea, il lupo perde lo status di specie rigorosamente protetta e diventa semplicemente protetta, in attuazione della Direttiva (UE) 2025/1237. Una scelta che smantella decenni di tutele garantite dalla Legge 157/92, la norma che ha salvato il lupo italiano dall’estinzione e che oggi rappresenta l’ultimo argine contro la caccia di selezione. Fino a ieri, abbattere un lupo richiedeva circostanze eccezionali, verifiche scientifiche e controlli rigorosi. Da oggi il Ministero dell’Ambiente non potrà più bloccare gli abbattimenti, le Regioni avranno autonomia decisionale e il parere dell’Ispra, pur obbligatorio, non sarà vincolante. Gli scienziati potranno dire no, ma chi decide potrà ignorarli. La gestione faunistica viene sottratta alla scienza e consegnata alla politica. I decreti collegati alla “Legge per la Montagna” fissano per il 2026 un tetto di 160 lupi abbattibili, pari al 5% della popolazione nazionale. Una popolazione già fragile: il bracconaggio uccide ogni anno circa il 10% degli esemplari, quasi la metà dei branchi è indebolita dall’ibridazione con cani vaganti e molte aree mostrano segnali di declino genetico. In questo contesto, autorizzare abbattimenti sistematici non è gestione: è uno sterminio programmato.

La scienza è unanime: uccidere i lupi aumenta i danni agli allevamenti. Eliminare individui da un branco non riduce gli attacchi al bestiame, li aumenta. Un branco destabilizzato produce giovani inesperti e individui isolati, più inclini ad avvicinarsi alle greggi. Un branco stabile, invece, preferisce prede selvatiche e mantiene l’equilibrio ecologico.
La proposta di riforma della normativa sulla caccia punta a sostituire la Legge 157/92, l’unica barriera che oggi impedisce la caccia di selezione al lupo. Senza quella tutela, una specie già devastata dal bracconaggio scivolerebbe verso l’estinzione. Il più colpito sarà il lupo appenninico (Canis lupus italicus), una sottospecie unica al mondo, frutto di un’evoluzione millenaria. Un tesoro genetico irripetibile. Perderlo significherebbe perdere un pezzo della nostra identità naturale. In questa Giornata Mondiale del Lupo dobbiamo difenderlo insieme. La Leal lotta in tutte le sedi nazionali e internazionali contro questo scempio, perché la tutela del lupo non è una battaglia ideologica: è una battaglia per la scienza, per la natura, per il futuro. Il lupo è il custode della natura. Difenderlo significa difendere noi stessi. E oggi, più che mai, dobbiamo farlo insieme.
Foto Antonio Iannibelli






