RAGUSA – Si chiude con una condanna a un anno e sei mesi di reclusione uno dei capitoli più bui e dolorosi sul fronte dei crimini contro gli animali in Sicilia. Il Tribunale di Ragusa ha espresso la sua sentenza nei confronti dell’uomo accusato dell’orribile uccisione di un piccolo pony, trascinato vivo sull’asfalto per chilometri ad Acate nell’aprile del 2022.
La decisione del giudice mette un punto fermo a una vicenda che aveva sollevato una fortissima ondata di indignazione popolare e mobilitato i difensori dei diritti degli animali, costituitisi parti civili nel processo. Fin dalle prime ore successive al ritrovamento dell’animale, LEAL aveva sporto denuncia e si era attivata in ogni sede — investigativa, giudiziaria e mediatica — per garantire che la vittima ottenesse giustizia e che la brutalità subita non venisse minimizzata.
La ricostruzione della barbarieI fatti risalgono al 3 aprile 2022. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai Carabinieri – supportate dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona – il pony era stato rubato, legato a un’automobile e trascinato lungo la strada asfaltata per quasi cinque chilometri.
Una scia di sangue e una sofferenza inenarrabile che si sono concluse solo quando l’animale, ormai stremato e con il corpo completamente martoriato dalle ferite, è stato abbandonato agonizzante sul ciglio della strada.
Nonostante il tempestivo intervento dei volontari e del personale veterinario dell’ASP di Ragusa, le lesioni riportate dal pony erano troppo gravi. Per porre fine a un’agonia atroce, i medici non hanno potuto fare altro che sottoporre l’animale all’eutanasia.
Il processo e la sentenza
Le indagini lampo avevano permesso di individuare l’autore materiale del gesto (un uomo di 32 anni all’epoca dei fatti) e un complice accusato di favoreggiamento.
Il percorso giudiziario è stato lungo e contrassegnato da una forte mobilitazione dell’opinione pubblica e dei legali di parte civile, fino ad arrivare alla svolta odierna. Nel procedimento, Leal è stata ammessa come parte civile, rappresentando la vittima: un animale innocente, inerme, completamente alla mercé della violenza umana. L’associazione si è battuta in aula affinché la sofferenza del pony fosse riconosciuta e la gravità del reato emergesse con chiarezza.
La condanna a un anno e sei mesi di reclusione rappresenta il riconoscimento della crudeltà e della totale assenza di necessità di un gesto definito di puro sadismo.
La nostra reazione
LEAL, da sempre impegnata nella tutela degli animali accoglie la sentenza come un passo avanti necessario. Essendo l’illecito avvenuto nel 2022, l’imputato è stato giudicato secondo il codice allora vigente. Pur ritenendo che l’autore del fatto meritasse pene ben più severe, LEAL sottolinea che il Tribunale ha applicato la pena massima prevista dalla normativa in vigore al momento del reato. L’inasprimento delle pene per i delitti contro gli animali, introdotto a luglio 2025, non può infatti avere effetto retroattivo, in conformità al principio costituzionale di legalità.
Se il fatto fosse accaduto oggi, alla luce delle recenti riforme e della sempre maggiore tutela costituzionale degli animali come esseri senzienti, le conseguenze penali avrebbero potuto essere ben più severe.
Resta il ricordo di una violenza inspiegabile, ma da oggi c’è anche la certezza che per la legge italiana quel piccolo pony non era un semplice oggetto, ma un essere senziente portatore di diritti e chi lo ha ucciso ha dovuto risponderne davanti a un tribunale.






