Quante volte una frase, un proverbio, un aforisma, ha utilizzato il “mito” del lupo cattivo, dell’animale famelico e infido che non aspetta altro che divorare la sua preda, umano compreso. Le leggende narrate sul lupo, hanno contribuito nel tempo a creare intorno a questo animale meraviglioso un terrorismo e una paura che non ha certo giovato alla salvaguardia della specie. Nelle favole il lupo è rappresentato come un abile bugiardo che tende solo a ingannare la sua preda, cappuccetto rosso, i tre porcellini, per esempio.E il mito del lupo cattivo sopravvive nei secoli e diventa un fenomeno culturale. Ai bambini si dice: “Attento che il lupo viene e ti mangia” oppure: “Non fare i capricci altrimenti chiamo il lupo e ti porta via” Il lupo è l’incarnazione, animale, dell’uomo nero, l’archetipo junghiano trasformato ad hoc.
Naturalmente l’esempio delle favole è solo una parte di tutto il terrorismo praticato nei confronti del lupo, il quale subisce questa demonizzazione da molti secoli.
Per i nativi americani il lupo era una guida, una sorta di Maestro spirituale, con poteri sacri, quali: l’agguato, l’invisibilità e la strategia. Il lupo come ogni animale selvatico, uccide per sopravvivenza, al contrario dell’essere umano. Per molte tribù di nativi il lupo rappresentava un essere con grandi poteri, simbolo di lealtà. Infatti per la tribù dei Pawnee uccidere un lupo infrangeva un equilibrio ed era visto come una grave sciagura.
Nella cultura Eurasiatica il lupo era visto, addirittura, come sciamano e mediatore dell’invisibile. Nelle culture siberiane il lupo attraversava i confini dei vari mondi e procurare del male a un lupo significava richiamare la collera degli spiriti dei boschi. Leggende, storie, tradizioni diverse, nelle quali il lupo assume forme diverse: demone, sciamano, pericolo. Una sola la forma che in questa terra merita, vivo e protetto, la sua natura profonda, in un ambiente che lo protegga e non lo stermini, dichiarandogli apertamente guerra. I media poi fanno bene il loro lavoro e allontanandosi dalle leggende, che comunque sono un’impronta profonda nella considerazione del lupo da parte degli umani, è importante analizzare gli ultimi eventi accaduti che vedono come protagonista l’animale e come la stampa sottolinei gli eventi in maniera sensazionalistica e con il preciso intento di allarmare e impaurire.
È di agosto scorso l’episodio noto della bambina aggredita a Noicattaro, in provincia di Bari, da un lupo. Le analisi del DNA hanno confermato la natura dell’aggressione, individuando un esemplare maschio. È stata, però resa nota, la cattura di un esemplare femmina, nelle campagne tra Noicattaro e Rutigliano. La cattura è stata effettuata con telenarcosi e l’esemplare sarà tenuto in osservazione nel centro faunistico di Bitetto. Le aggressioni agli umani, da parte del lupo, sono estremamente rare, quello che ci si deve chiedere è il perché di questa vicinanza ai centri urbani. Questo evento, ancora una volta, rischia di creare una pericolosa generalizzazione, e che trasformi la già difficile coabitazione con i lupi in una caccia alle streghe. Il fatto di cronaca che è arrivato in televisione ha avuto una risonanza mediatica notevole: il cagnolino Yoghy, sbranato nei pressi della sua abitazione, nella zona di Visome, nei pressi di Bellluno. I proprietari affermano che il cagnolino sia stato ucciso da un lupo, anche se per ora non ci sono conferme a riguardo. Il caso è stato trattato con una veemenza e una tale ingordigia di ascolti, che è evidente l’obiettivo, terrorizzare le persone, giustificare la caccia selettiva e sterminare il lupo cattivo. Senza nulla togliere alla tragedia di un’aggressione o di una morte di un animale indifeso, questo però pone un quesito importante che riguarda proprio la coabitazione con le specie selvatiche, quanto l’essere umano ha contribuito a questo squilibrio? Non è il cervo che attraversa la strada ma la strada che attraversa il bosco. Noi abbiamo invaso degli habitat, causando squilibrio, cacciando, deforestando, cementificando, ecco perché etologicamente, questi comportamenti, disastrosi e antropocentrici, hanno sicuramente radicato una progressiva instabilità.





