LA STORIA DI WANG WANG – LA CRUDELTA’ CHE ANNIENTA L’UMANITA’

26 Set, 2026

L’indicibile agonia, in anima e corpo, subita da una creatura inerme, prima di essere brutalmente uccisa, non può essere dimenticata, non deve essere accettata, perché urla a tutte le coscienze che l’inferno per gli animali è qui

Quanto dolore costa essere umani? Non umani nel senso di appartenere alla specie umana, la più crudele e pervasiva del pianeta, ma umani nella consapevolezza penosa che esseri senzienti, dotati di coscienza, possano compiere atti di violenza tanto estremi da annullare ogni parola, lasciando spazio solo alle lacrime e allo sdegno. La crudeltà nei confronti degli animali genera una sorta di spaventoso senso di impotenza, perché è la forma più vigliacca e aberrante che si possa immaginare. Quando a commetterla sono dei minori, ci si chiede, che adulti diventeranno? 
L’animale è la palestra preferita dagli psicopatici deviati. Che a commettere un fatto violento sia un minore, è la vera sconfitta di una società moderna che non ha insegnato l’empatia, il rispetto, la cura, la gentilezza, il senso di alterità.


È il 28 giugno 2026, siamo nel villaggio di Pingpu, città di Xinheng, distretto di Jedong, città di Jieyang, provincia del Guangdong, in Cina. 
Cinque ragazzi di un’età non ben definita ma sicuramente al di sotto dei quattordici anni, torturano e uccidono una giovane cagnolina e i suoi piccoli cuccioli di poco più di due settimane. 

Wang Wang era una piccola randagia che ha vissuto per strada, un essere indifeso che ha avuto la sfortuna di incontrare degli esseri immondi e spietati. Uno strazio dover raccontare questa storia, un incubo che non ha niente a che vedere con i peggiori film horror, non c’è stata finzione, né letteratura, ogni frammento di questa storia colpisce come lama affilata chiunque abbia un cuore.
Un raid ben studiato, arnesi di tortura, bastoni chiodati, metallo, benzina, filo e altri strumenti. I ragazzi hanno preso i cuccioli della cagnolina per attirarla nel luogo dove hanno premeditato l’atto osceno e crudele, e nel luogo isolato la tortura è iniziata: prima hanno ucciso i cuccioli uno ad uno davanti ai suoi occhi e proprio perché non ha voluto abbandonare i suoi piccoli, non ha sfruttato l’occasione di fuggire, ma è rimasta nel luogo che le avrebbe dato la morte.
I ragazzi hanno colpito ripetutamente Wang Wang con mazze di legno chiodate, senza risparmiare nessuna parte del suo corpo. Nel tentativo, inutile di nascondersi, cercando un riparo, è stata tirata via a forza da sotto un mobile, continuando a infierire sul suo corpo.
Mai il tentativo di mordere o attaccare. Le hanno cavato gli occhi e pugnalato l’addome. Infine, non contenti degli atti orrendi e vili, l’hanno cosparsa di benzina e le hanno dato fuoco.
L’ultimo atto d’amore verso uno dei suoi cuccioli senza vita è stato quello di strisciare verso di lui per leccarlo.
Anche dopo tutto questo scempio i ragazzi hanno continuato a colpirla senza pietà.
Era morta, ma la loro furia da esseri deviati non ha risparmiato neanche l’ultimo momento.
Questa tortura è durata più di un’ora un tempo infinito nel quale un essere innocente non ha potuto far altro che assistere alla morte dei suoi piccoli e subire delle torture indicibili.


E questo solo per divertimento.
Perché nell’epoca dei social, dei clickbait, dei like facili, in rete si trova di tutto. 

Questa storia è così dettagliata non perché sia stata raccontata, ma filmata interamente dai ragazzi, che si sono incitati a vicenda, per poi postarla in rete.
Questa è la parte sociologicamente amara, perché pensare che dei ragazzi, invece di andare a giocare a pallone, o sfidarsi ai videogiochi, o andare in bicicletta, come ragazzi di quell’età dovrebbero fare, organizzano un’azione tanto abietta e crudele, è una deformità, una stortura sociale, una sconfitta come specie e come civiltà, perché attuare azioni così orrende, inimmaginabili, che non possono essere spiegate o raccontate, ma soprattutto giustificate, rappresenta una parte oscura, una macchia che non si può cancellare. 

Non si può pensare che l’età sia un’attenuante perché azioni di questo tipo sono il segnale d’allarme per un futuro di sociopatia, non ci vuole uno psichiatra per affermarlo. 


Venerdì 25 settembre, il mondo intero ha chiesto giustizia per Wang Wang, perché i video con torture inflitte agli animali è una pericolosa deriva. Una società che non protegge i più deboli è una società sconfitta, finita, un vortice di violenza che non risparmia nessuno.
Per questo lo sdegno si è trasformato in urla. In tantissime città del mondo tanti esseri umani che hanno a cuore la vita e la convivenza con altri esseri viventi, ha marciato per dire No a quanto sia stato facile, torturare, uccidere, distruggere ogni atomo di bellezza, di fibra di vita che risiede in ogni essere su questo pianeta.
In Italia, a Roma e Milano, due grandi manifestazioni per urlare quanto questo sia inaccettabile, monetizzare la tortura, normalizzare la crudeltà, non può e non deve essere considerato parte di questo mondo. 
L’aria che respiriamo, il pianeta che abitiamo, è di tutti, ognuno ha il diritto di sentirsi al sicuro.
Questo è l’assunto che ogni essere umano deve portare avanti, basta con la violenza sugli animali.
Crescere in un mondo sano vuol dire combattere la brutalità con la quale ogni debole su questa terra deve fare i conti, ma questi conti li paghiamo tutti, in termini di civiltà e di convivenza.
Amare gli animali non è una scelta, difenderli e proteggerli è un dovere ed è questo che può riportare una scintilla di umanità nel nostro mondo.

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