MARTIN, CAGNOLINA UCCISA IN SPIAGGIA, LEAL SPORGE DENUNCIA

14 Ago, 2026


LEAL, Lega Antivivisezionista, sporge denuncia e chiede chiarezza sulla morte di Martin, una cagnolina Schnauzer nano, avvenuta il 7 agosto sulla spiaggia di un complesso condominiale a Pizzo, in provincia di Vibo Valentia. E’ necessario che gli inquirenti ricostruiscano con rigore una dinamica su cui, al momento, esistono due versioni opposte.
Martin, una cagnolina di circa otto chili, si trovava in spiaggia con la famiglia di turisti tedeschi cui apparteneva.

Secondo la ricostruzione del proprietario, affidata a una denuncia-esposto alle autorità e al proprio Consolato, un bambino stava correndo inseguito da un altro cane di piccola taglia quando Martin si è avvicinata alla scena. A quel punto un uomo avrebbe impugnato l’asta metallica di un ombrellone e colpito l’animale alla testa. Il proprietario riferisce inoltre di essere stato lui stesso aggredito e fatto cadere, e di aver avuto come esito un trauma cranico non commotivo accertato al pronto soccorso di Lamezia Terme.

L’uomo indicato come autore del gesto offre, tramite l’avvocato Elisabetta Solano, una ricostruzione diversa: sostiene che due cani senza guinzaglio inseguissero suo figlio di sei anni, che sarebbe stato morso, e di aver afferrato l’asta “per istinto”, con l’unico scopo di allontanare gli animali. Nega di aver aggredito il proprietario e afferma di aver chiamato lui stesso le forze dell’ordine, oltre ad aver accompagnato il bambino al pronto soccorso. Sulla morte dell’animale dice di averne saputo solo in un secondo momento e di essersi dispiaciuto.
Quale che sia la ricostruzione che reggerà alla verifica degli inquirenti, restano alcuni punti fermi. Un animale è morto per le lesioni riportate alla testa, dopo un tentativo di cura rivelatosi inutile e la conseguente eutanasia.

Il codice penale qualifica l’uccisione di un animale, quando non ricorra un’effettiva situazione di necessità, come reato ai sensi dell’articolo 544-bis: la pena, dopo la riforma del 2025, va da sei mesi a tre anni di reclusione più una multa da 5.000 a 30.000 euro, elevata da uno a quattro anni se il fatto è commesso con sevizie o prolungando volutamente le sofferenze dell’animale. Inoltre, qualora il maltrattamento e l’uccisione di animali avvenga alla presenza di minori, la pena è aumentata fino a un terzo. La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere che la nozione di “necessità” richiamata dalla norma coincida con quella dello stato di necessità previsto dall’articolo 54 del codice penale, cioè un pericolo attuale e non altrimenti evitabile. la sussistenza o meno di questo presupposto, nel caso di Pizzo, sarà proprio il nodo che gli inquirenti dovranno sciogliere, valutando se vi fosse un pericolo reale per il bambino e se la reazione sia stata proporzionata.

Leal sta seguendo la vicenda attraverso il proprio ufficio legale e lancia  un appello a chiunque si trovasse sulla spiaggia quella mattina: testimonianze, fotografie o video possono essere messi a disposizione delle autorità anche in forma anonima.

“Chiediamo il sostegno di tutti i presenti  – dichiara Gian Marco Prampolini presidente Leal –   che siamo pronti ad accogliere anche in forma anonima, per raccogliere prove e testimonianze atte a stabilire l’esatta dinamica dei fatti.  La morte di un animale, comunque sia avvenuta, non può restare un fatto senza conseguenze. In tutto ciò i cittadini possono essere parte attiva nell’ottenere giustizia per Martin e per la sua famiglia”. Chiunque abbia informazioni può telefonare al numero o 02/29401323 o scrivere a  segreteria@leal.it

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