PASQUA SENZA UCCIDERE: UNA SCELTA ETICA POSSIBILE

20 Mar, 2026

La Pasqua, nel suo racconto più antico, è una promessa che coincide con la primavera: la vita che ritorna e la natura che si ravviva dopo il silenzio dell’inverno. La realtà è meno rassicurante, perché nasconde una storia diversa, molto meno raccontata.

Per milioni di animali, infatti, la Pasqua non coincide con una rinascita, ma con una fine. Non è un simbolo: è un passaggio reale, concreto, irreversibile.

Secondo i dati ISTAT e le rilevazioni di settore aggiornate al 2024, in Italia vengono macellati ogni anno circa 2 milioni di agnelli e capretti. Oltre 375.000 solo nelle settimane pasquali. Le analisi Coldiretti (2023-2024) confermano che, nonostante un lento calo dei consumi, in questo periodo la domanda è in fase di crescita.

Spesso ci si giustifica appellandosi a una presunta “tradizione cristiana”, ma è un argomento che non regge più.

La parola “tradizione”, in questo senso, agisce spesso come una semplificazione che rassicura e legittima. Eppure, come sottolineato da diverse voci, il nesso tra fede e macellazione è ormai un falso storico.

A confermare questa distanza tra fede e pratica è anche una voce riconosciuta del mondo cattolico Famiglia Cristiana. Già nel 2017 Angelo Rizzolo, in un suo editoriale, scriveva: “L’attuale strage di agnellini per la Pasqua è ormai lontana da ogni tradizione religiosa. Né ha alcuna giustificazione teologica, in quanto il vero agnello pasquale è Cristo stesso. Si tratta di abitudini alimentari che si possono superare e sarebbe meglio evitare inutili stragi e maltrattamenti, suggerendo che diminuire il consumo di carne può fare solo bene, così come mangiare a Pasqua un agnello… sotto forma di dolce.”

Queste parole chiariscono che il “sacrificio” nel piatto non ha nulla di sacro. E, più in profondità, ricordano che il rispetto per la vita non può essere selettivo: salvare un agnello per sostituirlo con un pollo, un maiale o un vitello significa cambiare forma al problema senza affrontarlo davvero. Se il principio è evitare la sofferenza, non può valere solo per alcune specie e non per altre.

Per questo, limitarsi a evitare l’agnello, sostituendolo con un altro animale, rischia di non mettere davvero in discussione il meccanismo. Cambia l’oggetto, non la logica.

La vera alternativa, oggi, esiste ed è concreta: scegliere un menù che non implichi sofferenza. Non come rinuncia, ma come evoluzione. La cucina vegetale contemporanea ha ormai superato la dimensione “sostitutiva” ed è diventata un linguaggio autonomo, capace di reinterpretare la festa senza replicarne le contraddizioni.

Perché una festa che parla di vita dovrebbe finalmente smettere di passare attraverso la morte.

PASQUA NEI CAMION: IL VIAGGIO CHE NESSUNO VEDE
di Ugo Bettio responsabile area vegan LEAL

Durante il periodo pasquale, la richiesta di carne di ovicaprini aumenta in modo esponenziale. Nonostante il calo che da decenni vede una sensibilità maggiore da parte delle persone, gli agnelli e capretti sacrificati restano un numero cospicuo, considerando il breve periodo. Per far fronte a questa domanda, alcune aziende si forniscono di ovicaprini dall’Est Europa, quali Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Sono TIR stracolmi di anime che viaggiano anche per 72 ore in condizioni di sporcizia, spesso senza acqua, cibo ed un posto dove sedersi. Investigazioni di associazioni hanno documentato anche 1000 animali in un unico TIR, con soggetti incastrati tra le grate oppure pecore gravide che partoriscono dentro il TIR. Anche i beverini risultano inutili, documentando spesso il mal funzionamento o l’assenza di acqua; in ogni caso inadeguati, in quanto gli animali non conoscono quel modo di dissetarsi. Ogni anno fioccano sanzioni ai trasportatori, ma evidentemente il guadagno supera una possibile contravvenzione, forse già messa in conto. Vedere gli animali stipati in quel modo è uno strazio: le urla ed i pianti dovrebbero toccare il cuore di coloro che ancora credono, erroneamente, in una tradizione senza fondamenta.


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