
La battaglia passa ora alla camera, faremo di tutto contro una legge che rappresenta un grave e costante pericolo per tutti
Una sconfitta per il diritto, per l’etica, per l’umanità. Oggi il Senato della Repubblica ha approvato, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni, il cosiddetto DDL Caccia.
Un voto che pesa come una ferita.
Una scelta che arretra la civiltà giuridica, tradisce l’etica e calpesta i valori fondamentali dell’umanità. Il Parlamento ha deciso di sostenere una pratica che avrebbe dovuto essere già consegnata alla storia delle barbarie: la caccia.
Un’attività che produce morte, sofferenza, pericolo.
Un’attività che ogni anno lascia dietro di sé animali uccisi, famiglie distrutte, incidenti, feriti, lutti.
Un’attività che l’85% degli italiani non vuole più, come attestano tutti i sondaggi indipendenti. Eppure oggi, proprio chi dovrebbe rappresentare la volontà popolare, ha scelto di ignorarla.

Il Governo e la sua maggioranza hanno votato un provvedimento che amplia le aree in cui si potrà sparare, indebolisce i pareri scientifici, mette a rischio specie già vulnerabili e trasforma territori pubblici in zone di pericolo permanente.
Hanno scelto di ascoltare una minoranza organizzata, non il Paese reale. Con questo voto, boschi, foreste demaniali, valichi di montagna, perfino tratti di demanio marittimo, potranno diventare luoghi insicuri per ogni essere vivente.
Aumenteranno gli incidenti, aumenteranno i colpi esplosi vicino a case, sentieri, aree protette.
Aumenterà la pressione su ecosistemi già fragili, già provati da crisi climatica, siccità, perdita di biodiversità.
Il DDL apre la strada alla caccia anche su specie a rischio estinzione, come l’oca selvatica e lo stambecco, ignorando completamente dati scientifici, studi ISPRA, raccomandazioni europee.

È un attacco diretto alla fauna selvatica, un bene comune, non una risorsa da sfruttare. Questa non è una riforma: è una resa.
Una resa alla logica della forza, dell’arma, del dominio.
Una resa che tradisce la responsabilità istituzionale di proteggere la vita, la sicurezza, l’equilibrio degli ecosistemi. Per LEAL, questa giornata rappresenta una sconfitta del diritto e della ragione, ma non un punto di arrivo.
Continueremo a opporci in ogni sede – giuridica, politica, europea – perché la tutela degli animali non è un’opinione: è un dovere morale.
Continueremo perché la vita non è un bersaglio.
Continueremo perché un Paese che permette di sparare ovunque non è un Paese più libero: è un Paese più fragile, più ingiusto, più solo. La battaglia ora passa alla Camera.
Ma passa anche nelle mani del popolo, che non accetta che la barbarie venga normalizzata.
LEAL non arretrerà di un millimetro.





