PONGO, IL GATTO UCCISO A COLPI DI ARMA DA FUOCO. LEAL DENUNCIA

9 Lug, 2026

Ancora violenza: il gatto pongo ucciso barbaramente, era amato e accudito dal quartiere Trullo, a Roma

Gli animali vanno difesi e tutelati. Normalizzare questa deriva vuol dire uccidere lo stato di Diritto.
Ancora violenza. A Roma un gatto di nome Pongo è stato vilmente ucciso con un’arma a pallini. Pongo era un gatto di quartiere, il Trullo. Era accudito, amato, un animale inerme che ha subito, per l’ennesima volta, la violenza di un essere umano senza scrupoli, un vigliacco assassino. LEAL sempre dalla parte degli animali, sporge denuncia contro i responsabili.

Il gatto è stato trovato agonizzante in Via Cecina ed è stato subito portato in clinica, ma purtroppo le ferite erano troppo gravi, e il gatto non ce l’ha fatta, non è sopravvissuto.
Dal corpo sono stati estratti tre pallini, presumibilmente di un’arma ad aria compressa. Shock tra i residenti che non si spiegano un’azione tanto efferata. Sono azioni queste che lasciano un senso di impotenza e di rabbia, perché commesse nei confronti di esseri indifesi e, soprattutto, amati.
Ogni cittadino responsabile ha il dovere civico di difendere e proteggere i più deboli, in questo caso un amico del quartiere, quindi chi sa o ha visto qualcosa si faccia avanti.

Gli animali subiscono ogni giorno la violenza degli umani: torturati, maltrattati, sfruttati, uccisi, questo non è tollerabile.
Che società è una società dove gli animali non sono al sicuro? È una società dove il diritto all’esistenza è un miraggio e dove nessuno può sentirsi al sicuro. Una società di Diritto è un luogo dove ogni essere vivente ha il suo spazio, il luogo sacro dove non deve difendersi, ma può vivere in armonia con tutte le specie.
Violenza, soprusi, sfruttamento, bisogna combattere questo sistema di prevaricazione, è considerarlo per quello che è in realtà: una pericolosa devianza e un altrettanto pericoloso segnale predittivo.

Chi è capace di fare questo a un animale indifeso, è un essere senza scrupoli. “Siamo in una società dove il benessere animale è considerato qualcosa di residuale, dove il diritto all’esistenza è una eccezione e non la regola – dichiara Gian Marco Prampolini presidente della LEAL (Lega Antivivisezionista) – è ora che ogni individuo umano si prenda la responsabilità di difendere gli animali. Che la regola sia il benessere e non la violenza”.
Vivere in una società dove gli animali sono rispettati, amati e accuditi è necessario. Pongo è la vittima di una società sbagliata, dove gli animali, ancora, non sono considerati e dove è così facile maltrattarli e ucciderli. “Questo Sistema non è lo specchio di una società civile, dove sentirsi al sicuro – continua Gian Marco Prampolini – le norme per la tutela animale devono essere rispettate e soprattutto, i responsabili di tali nefandezze, devono essere puniti, com’è giusto che sia”.

Non è un caso isolato
La vicenda di Pongo non è purtroppo un episodio isolato. Pochi mesi fa, nell’ottobre 2025, un altro gatto, Zeus, era stato ucciso allo stesso identico modo, colpito da un fucile ad aria compressa, in un altro angolo della città. Due episodi che si assomigliano in modo inquietante e che raccontano di un fenomeno tutt’altro che marginale: quello della violenza gratuita contro gli animali di quartiere, spesso l’unica presenza affettuosa e costante nella vita di interi rioni.
In Italia si aprono in media oltre 21 procedimenti giudiziari al giorno per reati contro gli animali, con circa 15 persone indagate quotidianamente. Il reato più contestato resta il maltrattamento, che nel 2025 è cresciuto di quasi il 10% rispetto all’anno precedente. “Per Pongo ormai non si può fare più nulla – conclude Gian marco Prampolini – ma per ogni animale ucciso bisogna lottare, combattere, opporsi a questa deriva di violenza sino a quando, finalmente, i più fragili saranno al sicuro. Chiediamo giustizia per Pongo, senza sconti di pena. Per questo denunciamo alle autorità preposte questo delitto infame perché l’uccisione di un animale sia considerata un crimine da perseguire”. Il senso di comunità si esprime e manifesta anche in questo: nel non normalizzare la violenza e nel difendere i Diritti di ogni essere senziente

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