Le Associazioni auspicano la sostituzione della caccia con il birdwatching e il turismo ecologico – fonte di reddito, progresso civile e bellezza – si metta fine alla produzione di morte e sofferenza per favorire un gruppo di singoli individui a discapito del bene collettivo.
Con ordinanza del 27/7/26 emessa a seguito del Ricorso delle Associazioni Federazione Nazionale Pro Natura e LEAL – con il supporto di CABS e Green Impact – il TAR Sicilia sospende il calendario venatorio deciso dalla Regione Sicilia, riconoscendo tutti i rilievi menzionati dalle Associazioni ambientaliste, rappresentate in giudizio dagli avvocati D’Agostino, Giovinazzo e Loprete.
“Per effetto di questa ordinanza – dichiarano le Associazioni – la caccia in preapertura è soppressa e ne trarranno vantaggio le Tortore selvatiche tra le specie che in Europa hanno sofferto un calo drammatico a causa della caccia, nonostante questo la Regione Sicilia ha voluto per anni insistere a cacciare, su pressione delle associazioni venatorie, inserendola a tutti i costi – contro la scienza – fra le specie cacciabili” . Fra i punti sollevati dalle Associazioni ambientaliste non vi è soltanto la constatazione di come la Sicilia abbia aperto nuovamente la caccia a specie in via d’estinzione e la cui protezione rigorosa andava introdotta già 20 anni fa, quando queste specie hanno iniziato a dare chiari segni di sofferenza (come l’allodola, in declino in Italia del 50% in 20 anni), ma anche l’ assenza da 8 anni di un piano faunistico venatorio, strumento imprescindibile per poter autorizzare dei prelievi e richiesto dalla legge italiane ed europea, tuttora assente in Sicilia.
È evidente che alla Regione Sicilia interessa aprire la caccia a più specie possibile e favorire le associazioni venatorie – che forniscono la morte per hobby – mentre gli investimenti sulla tutela della fauna (bene collettivo)- sono a zero – denuncia il CABS, – Associazione Europea che ha sostenuto il ricorso al TAR. Inoltre, risultano assenti i necessari controlli, la Regione non ha mai creato nuclei di vigilanza dedicati e competenti – tema già fatto notare a più riprese da ISPRA, l’organismo tecnico scientifico dello Stato – che ha sottolineato per anni l’importanza della Sicilia come territorio di passaggio di specie fondamentali per tutta Europa e Africa, la gravità del bracconaggio e l’attenzione nulla della Regione per una efficace vigilanza e prevenzione.
Per le Associazioni ricorrenti lo stesso documento impugnato era viziato da motivazioni pretestuose, difetti di istruttoria mancanza di dati scientifici solidi così come di fonti autorevoli. La trattazione nel merito del ricorso avrà luogo il 20 di ottobre.
Nel frattempo, fino al 20 settembre gli uccelli potranno migrare in pace – senza rischio di uccisioni- almeno quelle autorizzate, attraverso la Sicilia.
APPROFONDIMENTO.
La Sicilia è uno dei principali corridoi migratori del Mediterraneo e ospita popolazioni nidificanti di rilievo europeo. Ogni anno decine di migliaia di rapaci e centinaia di migliaia di altri uccelli attraversano lo Stretto di Messina e le zone umide costiere dell’Isola. Molte di queste specie sono già in via di estinzione o in stato di conservazione sfavorevole. La posizione geografica della Sicilia, al centro del Mediterraneo e a ponte tra Africa ed Europa, ne fa uno dei punti di osservazione ornitologica più rilevanti del continente. Il territorio regionale combina tre funzioni ecologiche distinte: corridoio di migrazione, area di sosta e svernamento, sito di nidificazione. Il birdwatching è oggi identificato come uno dei segmenti più sottovalutati del turismo sostenibile: il settore cresce in Europa a un tasso annuo superiore al 5,8%, e l’Italia si colloca tra i Paesi a maggiore biodiversità ornitologica del continente. La Sicilia, con lo Stretto di Messina come meta più ambita d’Italia per i birdwatcher internazionali e con vari siti di rilievo dispone di un patrimonio naturalistico capace di generare flussi turistici specializzati, a bassa stagionalità e distribuiti anche in territori marginali dove il turismo balneare non arriva. A differenza della caccia – attività in progressivo calo demografico strutturale (cacciatori meno 1% degli aventi diritto al voto in Italia -proiezione a 0.4% nel 2030- e tra i 60 e gli 80 anni) – l’ecoturismo genera reddito attraverso turismo internazionale, guide naturalistiche, ricettività locale, ristorazione e servizi – tutto questo senza consumare la risorsa naturale che lo genera (gli uccelli) ma solo osservandone la straordinaria bellezza.






