NUTRIE: “LE AMO E LE METTO IN PERICOLO”. MA LA TUTELA PASSA PER IL RISPETTO

NUTRIE: “LE AMO E LE METTO IN PERICOLO”. MA LA TUTELA PASSA PER IL RISPETTO

LEAL sente l’urgenza di affrontare il tema delle nutrie perché si è trovata più volte, insieme ad altre associazioni e volontari, a dover intervenire per salvare questi animali. Sono nutrie abituate a essere alimentate da persone benintenzionate, ma a volte poco consapevoli, avvolte da un amore che finisce per metterle in pericolo. In poche parole, quel “ti amo e ti do da mangiare” è una formula inefficace; anzi, è come una dichiarazione d’amore che rischia di trasformarsi in un vero guaio per le nutrie.
La disponibilità e somministrazione di cibo facile in un punto specifico causa un innaturale aumento della densità di popolazione in quell’area, incrementando anche i presunti “danni” o “fastidi” percepiti dall’uomo. Questo innesca richieste di controllo o abbattimento. In questo modo, l’essere umano rinforza l’associazione uomo-cibo, rendendo le nutrie più vulnerabili a predatori (anche domestici) o incidenti stradali, spingendole ad avvicinarsi sempre di più ai centri abitati e alle strade.
Le nutrie, come tutti gli altri animali selvatici, devono trovare il loro cibo nel loro ambiente naturale. Se smettono di ricercarlo in un ampio territorio, riducono l’importante ruolo ecologico che esse svolgono nella vegetazione ripariale.
La nutria è stata esclusa dalla fauna selvatica protetta dalla legge italiana n. 157/1992 e successive modifiche, diventando una specie classificata come “nociva” ai fini del controllo. Nonostante ciò, resta fondamentale la convivenza e l’uso di metodi di dissuasione non cruenti, come recinzioni o protezione degli habitat.
LEAL, da sempre in prima linea per la tutela della fauna selvatica, rimarca l’importanza di un approccio basato sul rispetto dell’etologia.


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ANIMALI DOMESTICI IN PASTO AI CARNIVORI. LEAL CONTRO LO ZOO DANESE: “UNA LOGICA ABERRANTE E DISEDUCATIVA”

ANIMALI DOMESTICI IN PASTO AI CARNIVORI. LEAL CONTRO LO ZOO DANESE: “UNA LOGICA ABERRANTE E DISEDUCATIVA”

Lo zoo danese di Aalborg, ha lanciato un appello ai cittadini affinché donino animali domestici sani ma indesiderati, conigli, porcellini d’India, polli e persino cavalli, che saranno poi sottoposti a eutanasia “delicata” e usati come cibo per i predatori carnivori ospitati dallo zoo, come leoni, tigri e linci eurasiatiche. La motivazione ufficiale è: “imitare la catena alimentare naturale” per garantire ai carnivori una “dieta più completa e naturale”.
LEAL condanna questa logica che appare profondamente aberrante e non scientifica. Il primo, gravissimo errore nasce proprio dal concetto stesso di zoo: uno spazio dove animali nati o tenuti in cattività sono privati della loro libertà, rinchiusi e costretti a vivere in ambienti lontani dalle complesse dinamiche naturali in cui opererebbero. Pretendere che possano avere una “vita etologicamente corretta” – come afferma la direzione dello zoo – è una palese contraddizione. La libertà di un animale carnivoro si concretizza nella pratica della caccia, con la complessità psicofisica che essa comporta, dalla ricerca della preda alla lotta per la sopravvivenza. Detenuti in uno zoo, questi animali sono solo caricature di sé stessi. L’uccisione di animali vivi in cattività per nutrirli non solo sottrae dignità agli animali “donati”, ma rappresenta un atto di violenza inaccettabile e irrimediabile da parte dell’uomo.
Inoltre, questa iniziativa è eticamente ed educativamente pericolosa per la società. Invia un messaggio diseducativo alla cittadinanza, che potrebbe sentirsi autorizzata a “smaltire” i propri animali domestici, i compagni di vita di tante famiglie, offrendo così un orribile “sacrificio” in cambio di benefici fiscali. Si incentiva indirettamente la cessione degli animali, in un sistema che banalizza la vita e la morte con la falsa scusa della “naturalità”. La realtà è ben diversa: non è la natura selvaggia a imporre un tale trattamento agli animali, ma una scelta culturale e gestionale umana che deve essere rifiutata. I veri principi scientifici e di tutela dovrebbero invece promuovere il rispetto, la libertà e la salvaguardia di ogni essere vivente, non la riproduzione artificiale di una catena alimentare in condizioni di privazione e sofferenza.
LEAL sottolinea che il concetto di “imitare la natura” a qualunque costo è spesso un alibi usato per giustificare crudeltà e soprusi, senza una reale riflessione etica o scientifica profonda. L’etologia e la conservazione devono necessariamente considerare il benessere degli animali in termini di libertà e qualità della vita, non semplicemente replicare meccanicamente processi naturali in ambienti artificiali. Questo caso danese richiama dunque una riflessione urgente sul ruolo degli zoo e sulla coerenza delle loro pratiche: un conservatorismo culturale da superare a favore di un rispetto autentico e di una coesistenza etica con gli animali.



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IL LUPO È UNA SPECIE PROTETTA: UN PREDATORE INDISPENSABILE AL DELICATO EQUILIBRIO DEL PIANETA E NON VANNO ABBATTUTI

IL LUPO È UNA SPECIE PROTETTA: UN PREDATORE INDISPENSABILE AL DELICATO EQUILIBRIO DEL PIANETA E NON VANNO ABBATTUTI

Anche la provincia autonoma di Bolzano ha tentato la strada del prelievo di lupi; due in questo caso. Ma anche la provincia di Bolzano è stata per ora bloccata dall’istanza cautelare ante causam a di LEAL e delle associazioni di tutela animale in quella che è diventata una corsa contro il tempo. Istanza che è stata accolta dal Tar di competenza oggi 14 agosto.

Per chi non lo sapesse prelievo significa abbattimento, uccisione. L’autorizzazione era arrivata dal presidente della provincia Kompatscher che aveva optato per l’abbattimento di due soggetti senza averli identificati. Un abbattimento quindi casuale, senza criterio scientifico. Secondo la provincia nove attacchi in tre diversi alpeggi e 30 capi di bestiame predati erano sufficienti per ammazzare due individui. A quanto riportano i media, gli allevatori del posto avevano messo in atto i sistemi di tutela previsti (pastori, cani da guardiania, reti elettrificate). Detto che tutto andrebbe verificato da fonti esterne (con il clima che si è creato nei confronti del lupo in Trentino Alto Adige non ci si può fidare della parola degli enti del posto) quello che va sottolineato è che nel frattempo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha dichiarato l’abbattimento conforme alla legge provinciale.
Ma cosa significa abbattere uno o più lupi?
Dal punto di vista ecologico, quello che dovrebbe interessare tutti visto il pessimo stato di salute del nostro pianeta grazie alle attività antropiche, si tratta di una tragedia perché la specie è tra le poche al mondo a saper gestire correttamente gli equilibri presenti nell’ambiente. Mi rendo conto che pochi riescono a capirlo perché si tratta di un processo, quello di rigenerazione del pianeta che non è comprensibile ai più per i tempi lunghi che pretende e per una pessima cultura ambientale che l’uomo possiede. Come già ampiamente dimostrato in moltissimi casi che vanno dalla cascata trofica del Parco di Yellowstone al processo di dispersione dei cervi nella Foresta del Cansiglio (provincia di Belluno), il lupo riesce a ricreare ambienti danneggiati dalla pressione che la fauna crea all’ambiente quando non è presente un predatore. L’uomo al contrario, genera spesso le condizioni affinché questi squilibri possano generarsi. Lo stermino del lupo di inizio 900 ne è un esempio concreto. Ma il punto di vista ecologico, quello davvero importante, magari non per noi ma per le generazioni future, poco importa. Quello che conta davvero è trarre il maggiore profitto possibile, facendo pochissima fatica. È a questo che ambiscono tantissimi allevatori che da tempo se la prendono con il lupo per le predazioni, la maggior parte delle quali avvengono per mancanza di sistemi di protezione di greggi e mandrie, in barba a quanto previsto da una norma vecchia oramai di 23 anni e per lo più vergognosamente sconosciuta agli addetti al settore. Eppure grossi problemi gli allevatori li hanno da ben prima che il lupo ritornasse sul territorio, problemi che riguardano meramente l’uomo e la sua malagestione economica e sociale. Nonostante questa ignoranza in materia normativa gli allevatori inadempienti vengono tutelati da politici arrivisti che vedono nella rabbia di queste persone un bacino di voti per le prossime elezioni.


Abbattere dei lupi può portare gravi conseguenze e possono, come già accaduto in Francia e in Svizzera ad aggravare la situazione degli allevatori. Ma anche questo conta poco perché la politica non è guardare all’oggi pensando al futuro ma guardare all’oggi per guadagnare subito. E quando aumenteranno le predazioni a danno degli animali da reddito a causa di qualche abbattimento (perché i lupi dopo gli abbattimenti aumenteranno, come accade sempre) cosa faremo? Continueremo ad abbattere perché è l’unica cosa che l’uomo fa da sempre. E non serve nemmeno ricordare che tantissimi allevatori convivono col predatore da tempo o hanno imparato in fretta a farlo, come peraltro si fa in ogni attività imprenditoriale seria e concreta, rimboccandosi le maniche anziché piangersi addosso.

La macchina dello sterminio si muove in fretta ogni qualvolta conviene, che si tratti di distruggere un popolo, un Paese o una specie diversa dalla propria. In barba alle leggi, al buon senso, all’etica, alla capacità di guardare al domani, all’intelligenza. Tutte doti che non servono quando si lasciano parlare le armi. Tutte doti che non servono quando la violenza rappresenta l’unica strada che si intende percorrere. E dire che ci crediamo la specie più evoluta del pianeta!

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Buona lettura #04

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Le nostre segnalazioni da non perdere!


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Roberto Marchesini
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Addio a Danilo Mainardi l'amico di tutti gli animali

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Danilo Mainardi, Presidente Onorario di Lipu, è mancato stamane a Venezia all’età di 83 anni. Era l’etologo, naturalista e divulgatore che entrava nelle case di tutti gli italiani con le sue numerose e coinvolgenti partecipazioni televisive.
DANILO_MAINARDICon la sua approfondita preparazione in biologia e zoologia ha saputo sensibilizzare una intera generazione, interessando sempre più persone alle meraviglie del mondo animale che tanto bene sapeva raccontare. Era docente emerito all’Università veneziana Ca’ Foscari, e in molti ricordano la sua collaborazione con il Corriere della Sera come una lettura coinvolgente e un appuntamento da non perdere. A noi rimango i suoi scritti e i suoi video che dimostrano come tutte le specie animali meritano attenzione e rispetto.


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