
Torna la rabbia in Veneto, dopo più di 15 anni. Torna una malattia debellata dalla zona, una malattia mortale! Torna grazie alla stupidità di un individuo, senza cultura né intelligenza che ha introdotto in regione un cane proveniente dal Marocco.
Ma la colpa non è da imputarsi solamente al privato bensì anche ad ogni organo di controllo presente (sarebbe meglio dire assente) sul tragitto percorso dal Marocco, dove il cane è stato prelevato, sino a Vittorio Veneto, dove è arrivato.
Non di meno, una colpa va imputata agli organi amministrativi che, secondo quanto previsto dalla Legge regionale del Veneto n. 60/93 devono annualmente creare percorsi che educhino al corretto rapporto uomo/animale/ambiente (Art. 7 – Informazioni e aggiornamento), dovere che non hanno mai espletato e che avrebbe potuto contribuire ad evitare l’accaduto.
Il problema è sempre lo stesso: il benessere animale viene da sempre sottovalutato, la “questione animale” non riceve l’attenzione dovuta e questo porta ad una mancata conoscenza le conseguenze della quale sono spesso eventi spiacevoli, finanche drammatici come quello in oggetto, episodi di cattiva gestione e maltrattamento di animali dovuti all’ignoranza del cittadino.
Eventi di aggressione reindirizzata da parte di cani padronali, cani vaganti, colonie feline non gestite, abbandono di cucciolate di cani e gatti, controlli a seguito di denunce eseguiti con leggerezza e spesso senza seguire le correte procedure, sono il risultato delle mancanze degli enti preposti che si parli delle amministrazioni comunali, dei servizi veterinari pubblici o degli organi di polizia giudiziaria.
Quanto accaduto a Vittorio Veneto è gravissimo e nutro la speranza che la persona che ha introdotto illegalmente il cane malato di rabbia, subisca la giusta punizione per le morti causate, anche se la mia fiducia nella giustizia in tema di benessere animale, è ai minimi termini da tempo grazie ad una magistratura decisamente poco interessata al tema, nonostante vi siano leggi chiare e precise in merito.
31 persone identificate e sottoposte a iter vaccinale e controlli, circa 4.400 cani e mille gatti randagi da vaccinare a cura della ULSS 2 di Vittorio Veneto. E speriamo la malattia possa esser contenuta, speriamo non si stia diffondendo tra i selvatici perché la certezza assoluta che il cane in questione (o altri potenzialmente contagiati) non sia entrato in contatto con qualche animale che vive in natura.
La gestione degli animali domestici ma in generale il corretto rapporto con ogni animali è un tema che andrebbe gestito con molta attenzione e cautela ma l’interesse è decisamente poco, sia da parte degli enti preposti che da parte delle organizzazioni protezionistiche. Un esempio? Alcune malattie tipiche dei cani che vivono nel sud Italia stanno diventando endemiche al nord grazie alla tratta di cani e gatti che fanno lunghi viaggi per essere adottati, spesso senza esser in regola dal punto di vista sanitario.
Le norme presenti sul territorio italiano sono ben note e secondo me, ottimali ma la loro applicazione latita sotto ogni profilo.
Cristiano fant
Operatore esperto in Etologia Relazionale
Responsabile LEAL fauna selvatica






