TRENTINO – razzia di piccoli uccelli selvatici usati come esce vive: un giro d’affari enorme per i bracconieri

8 Mag, 2026

A Lana (Alto Adige)  i bracconieri hanno rubando oltre 100 esemplari di pulcini di uccelli selvatici. Molti degli animali sono morti durante il trasporto, incapaci di sopravvivere lontano dal nido e senza cure adeguate. Una scena che evidenzia non solo la crudeltà di queste pratiche, ma anche la dimensione organizzata del fenomeno.

L’autorità forestale ha individuato i responsabili in collaborazione con la Polizia di Stato

In Trentino il fenomeno dei furti di nidi e della cattura illegale di piccoli uccelli selvatici continua a rappresentare una delle emergenze ambientali più difficili da arginare. Nonostante sequestri, denunce e controlli sempre più frequenti, il bracconaggio legato agli uccelli canori sopravvive e si alimenta grazie a un mercato nero che genera profitti elevati e che continua ad attrarre trafficanti e “uccellatori”. Negli ultimi anni associazioni ambientaliste, forze forestali e istituzioni hanno più volte denunciato una situazione definita ormai cronica: interi nidi saccheggiati, pulcini sottratti all’ambiente naturale e rivenduti illegalmente come richiami vivi o esche per l’attività venatoria clandestina.

Secondo ambientalisti e associazioni per la tutela della fauna, dietro questi furti esiste un vero e proprio giro economico sommerso. Alcune specie di piccoli uccelli selvatici possono infatti raggiungere prezzi molto elevati sul mercato illegale, soprattutto se destinati all’utilizzo come richiami vivi per la caccia. Un commercio clandestino che continua a prosperare nonostante i controlli e che, secondo le denunce delle associazioni, può generare “profitti da capogiro”.

Il problema non riguarda soltanto il benessere animale, ma coinvolge direttamente l’equilibrio ambientale del territorio alpino. La sottrazione sistematica di pulcini e uova compromette infatti la capacità riproduttiva delle specie colpite, con effetti potenzialmente devastanti sulla biodiversità locale. Alcuni piccoli passeriformi svolgono inoltre un ruolo fondamentale nell’ecosistema montano, contribuendo al controllo degli insetti e alla diffusione dei semi.

Le operazioni delle forze dell’ordine negli ultimi anni hanno portato a diverse denunce e sequestri. In alcuni casi sono state trovate anche armi modificate e strumenti utilizzati per il bracconaggio, segno di un’attività strutturata e radicata. Tuttavia, nonostante gli interventi repressivi, il fenomeno sembra difficile da sradicare completamente.

Le associazioni ambientaliste tutte chiedono da tempo un rafforzamento dei controlli nei periodi di nidificazione, pene più severe e una maggiore sensibilizzazione culturale. Il contrasto al fenomeno non può limitarsi alle sole operazioni di polizia: serve anche un cambiamento sociale capace di isolare definitivamente pratiche considerate anacronistiche e altamente dannose per il patrimonio naturale del Trentino.

Fonti:
Il Dolomiti – “Razzia di nidi, rubano oltre 100 pulcini”
Il Dolomiti – “Ambientalisti uniti contro i bracconieri: stop al saccheggio dei nidi”

Provincia autonoma di Trento – “Furti di nidi: denunciati due bracconieri”
La Voce del Trentino – “Val di Sole, furti di nidi: denunciati due bracconieri”


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