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Manuela Cassotta, Biotecnologa, medical writer.

Le fallacie sono errori nascosti nel ragionamento che comportano la violazione delle regole di un confronto argomentativo corretto.
Il termine fallacia deriva dal latino fallere che significa “ingannare”.
Il ragionamento fallace è l’opposto del pensiero critico, che richiede l’analisi di un soggetto da varie
angolazioni, utilizzando tutte le informazioni possibili. Il pensiero critico include la definizione
molto precisa dei termini, la valutazione dei dati, della discussione, delle conclusioni e della
coerenza tra tali elementi. Il pensiero critico permette anche di giudicare quando il ragionamento
fallace viene utilizzato per giustificare un’argomentazione.

Il pensiero critico, nella sua essenza, è un sistema che permette alle persone di ottenere la risposta
corretta e valutare le dichiarazioni e le opinioni di altre persone. Ciò include anche il saper accettare
rivelazioni sgradite sulle posizioni dell’interlocutore. Il ragionamento fallace viene invocato spesso
dai sostenitori della sperimentazione animale nella ricerca biomedica e tossicologica per giustificare, difendere e promuovere la pratica.

Ecco alcuni noti esempi:

1. La fallacia “ad misericordiam” o “pietosa”

Si tenta di ottenere la simpatia dell’interlocutore invece di affrontare l’argomento in questione e in questo modo si fuorvia il soggetto dagli aspetti rilevanti del discorso.
Appellandosi alla fallacia pietosa, ci si serve di descrizioni ad alto impatto emotivo per sostenere
l’assoluta necessità della sperimentazione animale per lo studio delle malattie che affliggono
l’umanità. Ad esempio vengono tirate in ballo le più terribili malattie che colpiscono i bambini e si
presenta la sperimentazione animale come l’unica e migliore via per fare ricerca ad alti livelli.

Non ci si chiede se gli esperimenti sugli animali siano o no efficaci in tale contesto, se i risultati ottenuti siano rilevanti per i pazienti, se poggino su solide basi scientifiche, e si omette totalmente il fatto che ad oggi tra l’85 ed il 99% degli interventi terapeutici che hanno funzionato nei modelli animali, falliscono sui pazienti, e che il problema potrebbe essere almeno in parte risolto dall’adozione e sviluppo di metodi alternativi pertinenti alla biologia umana.

2. Cherry picking
Portare una lista di risultati positivi. Il dato importante è il rapporto tra risultati positivi e negativi,
considerando il numero di esperimenti effettuati. È evidente che se si potesse dimostrare che una
percentuale significativa degli esperimenti avesse portato a conseguenze di rilevanza clinica
sull’uomo, potremmo inferire che la modellazione è efficace, sensibile e specifica, tre parametri
fondamentali per la scelta di un modello. Dire infatti che “di circa 30 agenti che sono causa
riconosciuta di cancro nell’uomo, tutti sono causa di cancro anche nei ratti da laboratorio a dosaggi
elevati” è fuorviante poiché suggerisce che la misura dell’utilità di un test sia data solo dallasensibilità dello stesso (proporzione di cancerogeni umani che sono cancerogeni anche nei ratti) e non anche dalla sua specificità (proporzione di non cancerogeni umani che sono non cancerogeni nei ratti).  Visto che si tende a pubblicare soltanto i risultati positivi e ad ignorare quelli negativi o neutri ne viene che la letteratura scientifica stessa potrebbe fornire una visione distorta della realtà sovrastimando i successi della sperimentazione animale.

3. Fallacia dell’uomo di paglia
La fallacia detta dell’ ”uomo di paglia” riguarda il caso in cui una persona riporta i fatti in modo
distorto, arbitrario, banalizza, esagera
o altrimenti distorce le argomentazioni della controparte in
modo da farla apparire ridicola o facilmente confutabile; è come mettere al tappeto uno
spaventapasseri.
Esempio: a sostegno della sperimentazione animale vengono utilizzate argomentazioni quali ad
esempio “delle cellule su una piastra di Petri non potranno mai sostituire la complessità di un
animale intero quindi i metodi alternativi non potranno mai essere sostitutivi ma solo
complementari”. Ovviamente chiunque abbia un po’ di cultura sui nuovi approcci metodologici
(NAM) human-based sa che i NAM sono ben più complessi di una semplice piastra di Petri (es.
sistemi multiorgano su chip, sistemi fluidici e colture 3D, ecc,) e che si dovrebbe lavorare sempre
con un approccio integrato che comprende i vari livelli di complessità da quello molecolare, a
quello cellulare, fino allo studio dei pazienti e di intere popolazioni.

4. Petitio principii
Questo tipo di fallacia si basa sull’assunzione  della verità di quanto si intende dimostrare.
L’argomentazione è detta “circolare”; poiché tra le premesse di un’argomentazione figura la tesi che
si vuole sostenere. Esempio: “il modello animale è valido poiché tutti i farmaci e cure di cui oggi
disponiamo li dobbiamo alla sperimentazione animale”. Non esiste però alcun fondamento scientifico che giustifichi simili affermazioni.

5. Fallacia Argumentum ad hominem
Si ha quando si fa riferimento non alle tesi ed ai loro contenuti, ma alle caratteristiche di chi le
sostiene. Le premesse dell’argomentazione attaccano la professione, la posizione ideologica, il credo politico o religioso, l’età, il gruppo di appartenenza di una persona, suggerendo in tal modo che non vi siano ragioni per prendere seriamente in considerazione il suo punto di vista.
Esempio: “Ciò che afferma X non è degno di nota poiché X è animalista,… non ha abbastanza
pubblicazioni, o ha un aspetto poco serio.”

6. Fallacia dell’autorità
Si verifica quando una data affermazione non viene valutata sulla base della validità delle
argomentazioni e dei dati/fonti
che la accompagnano ma soltanto in dipendenza al prestigio della
persona da cui proviene.

7. La fallacia della estremizzazione (o con me o contro la scienza e l’umanità intera)
Non ci possono essere posizioni differenti dalla propria o intermedie. Se non si è favorevoli alla
sperimentazione animale, allora si è sicuramente animalisti, ignoranti, privi di empatia per i malati
ed i bambini che soffrono, si preferisce salvare il topo e lasciar morire il bambino.

8. La fallacia della negazione della questione scientifica
Tra tutte le fallacie è forse quella più sconcertante. Chiunque metta in discussione lo status quo
secondo cui la sperimentazione animale sarebbe necessaria ed insostituibile, viene automaticamente etichettato come animalista, non importa quante lauree e dottorati in campo biomedico possieda, quale sia la sua esperienza scientifica, e quali dati riporti. Il fenomeno diventa particolarmente grave quando a livello mediatico si tende ad amplificare il fenomeno riducendo il dibattito sulla sperimentazione animale ad un duello tra scienziati pro sperimentazione animale (che si arrogano il diritto di farsi portavoce dell’intera comunità scientifica!) ed animalisti “nemici della scienza” dall’altra. Le voci scientifiche non allineate a tale copione, vengono totalmente ignorate, nonostante provengano da fonti affidabili e siano sempre di più gli esponenti della comunità scientifica che mettono in discussione la sperimentazione animale dal punto di vista scientifico, in particolare la rilevanza per i pazienti dei risultati ottenuti sugli animali.

Tratto da:
Greek, R and Shanks, N. “FAQs About the Use of Animals in Science. A handbook for the
scientifically perplexed.” University Press of America. 2009.

LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE

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