L’IMPORTANZA DI UNA FIRMA PER GLI ANIMALI

L’IMPORTANZA DI UNA FIRMA PER GLI ANIMALI

Giovanna Tarquinio

Cos’è una Petizione? È un documento per presentare una richiesta ad una autorità governativa o ad un ente pubblico, strumento tipico della democrazia. Questa forma di richiesta è nata tantissimo tempo fa, bisogna risalire ai tempi dell’Antico Egitto e della Cina Imperiale, per arrivare poi in Europa durante il Regno di Edoardo I in Inghilterra, nel 1200.

La Petizione quindi in sostanza è un diritto riconosciuto ai cittadini dall’ordinamento giuridico, per richiedere provvedimenti legislativi o per una comune necessità, per cui esistono due forme di tipologie: la Petizione su carta per raccogliere le firme e la Petizione online che è equiparata alla firma chirografica cartacea per certificare l’identità del firmatario. Firmare una Petizione non comporta nulla in termini pratici, ma ha un valore a livello di documento che attesta la volontà del singolo cittadino di esprimere il proprio dissenso, relativo ad una precisa richiesta, supportata da una serie di motivazioni a carattere legislativo pratico, etico, popolare, referendario e di sensibilizzazione. Ormai è uno strumento molto diffuso utilizzato da varie organizzazioni in tutto il mondo.

A noi interessa particolarmente soffermarci sulle Petizioni lanciate dalle Associazioni protezioniste animaliste e per la difesa dell’Ambiente. Le autorità e l’organo a cui è rivolta una Petizione, che può raccogliere una differente quantità di firme necessarie, che vanno da 500 a 1 milione, non le dà un valore giuridico in sé, per cui le autorità a cui sono indirizzate non sono obbligate a rispondere, anche se poi nella norma trattano e rispondono. Molte persone sono intimorite o restie nel firmare una Petizione per ragioni in realtà subdole, come il timore che i loro dati personali vengano poi utilizzati per altri scopi, quando ciò non è possibile o perché non credono nell’efficacia di tale strumento, avendone magari già firmate tante altre senza aver appreso dei risultati. Le organizzazioni informano sempre l’esito se positivo. Il fatto di non ricevere a livello personale l’esito di una o più Petizioni, di norma avviene se la persona firmataria non ha continui rapporti con le varie organizzazioni che le lanciano, ad esempio non è associata ad alcuna di esse.

Ciò non deve però giustificare chi arriva a dichiarare che è stanco di firmare, perché l’ha già fatto altre volte, magari anche per la stessa richiesta. Purtroppo le Petizioni animaliste incontrano non poche difficoltà nell’ottenere le richieste avanzate, perché si sa che gli animali non sollevano gli interessi rispetto alle problematiche legate all’uomo ed inoltre c’è da considerare che certe Petizioni animaliste vanno a toccare grandi interessi economici, vedi il bandire la caccia, le pellicce, chiudere gli allevamenti, vietare feste folkloristiche o manifestazioni pseudo storiche che impiegano gli animali causandone la sofferenza e la morte, come il Palio di Siena e le botticelle, per non parlare di argomenti forti come la Ricerca fatta sugli animali e le crudeltà delle macellazioni. Sostenere invece le iniziative lanciate da Associazioni che si battono per il riconoscimento dei diritti degli animali, per sottrarli alla crudeltà e sfruttamento, alle torture e morti nelle arene e nei laboratori, dagli spari dei cacciatori, agli animali negli zoo e circhi, salvare le specie minacciate dall’estinzione e i cani e gatti venduti nei mercati asiatici come cibo, tanto per citare altri esempi fra i temi caldi e tutelare la Natura e l’Ambiente, è un atto doveroso che dovrebbe essere inteso da ogni singola persona civile, per la sua importanza.

LEAL è da sempre promotrice e sostenitrice nel considerare la Petizione come uno strumento insostituibile e irrinunciabile per ottenere dei risultati che spesso arrivano, anche se ciò comporta pazienza e determinazione nel non rinunciare davanti ad una eventuale sconfitta. LEAL crede con forza nell’importanza di dare voce ed espressione ai cittadini ed è stata referente e promotrice per l’Italia, di importanti Iniziative dei Cittadini Europei (ICE) per la Campagna internazionale StopVivisection, ed ha fatto parte del Comitato Sì Aboliamo la Caccia, la raccolta firme per il Referendum contro la caccia considerato inammissibile dalla Cassazione che ha invalidato oltre 177 mila firme. LEAL è stata supporter ufficiale anche per l’Italia delle ICE Stop Finning, per chiedere di fermare il commercio di pinne di squalo in Europa, e Save Cruelty Free Cosmetics, contro i test sugli animali per i cosmetici e sostanze chimiche, conclusasi a fine agosto, entrambe le Iniziative hanno ampiamente superato la soglia minima.

Come LEAL abbiamo supportato anche la raccolta firme per la proposta di legge contro la caccia e le botticelle, lanciata da CADAPA che si è conclusa lo scorso 30 settembre. Per Save Cruelty Free, ad esempio, grazie anche ad una campagna social molto incisiva siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo e abbiamo raccolto in 365 giorni 1.413.383 firme coinvolgendo 27 Paesi. I cittadini europei hanno dichiarato in modo forte e chiaro che i test sugli animali, attraverso la proposta legislativa vengano aboliti e quindi di abbandonare l’attuale ricerca, che si avvale di metodi crudeli a favore di metodi più validi ed efficaci senza animali. Quando le firme raccolte verranno validate la Commissione Europea sarà costretta ad agire in merito. Attualmente LEAL è supporter per la nuova Campagna internazionale End Slaughter Age: spostare i finanziamenti pubblici europei che attualmente vengono devoluti agli allevatori di animali destinati al mercato della carne all’agricoltura, alla carne vegetale e alle alternative etiche, per porre fine all’era dei macelli. Se gli Animali e la Natura non hanno voce per difendersi Noi Siamo la Loro Voce, anche con una firma.

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LEAL INCONDIZIONATAMENTE DALLA PARTE DEGLI ANIMALI

Per una Europa senza Vivisezione (video)

Per una Europa senza Vivisezione (video)

Il divieto di prodotti cosmetici testati sugli animali era la promessa di un’Europa in cui gli animali non avrebbero più sofferto. Una promessa infranta. Firma la Petizione:
https://eci.ec.europa.eu/019/public/#/screen/home

Obiettivi

Il divieto di prodotti cosmetici testati sugli animali era la promessa di un’Europa in cui gli animali non avrebbero più sofferto né sarebbero morti per produrre cosmetici; una promessa infranta. Le autorità infatti continuano a richiedere che gli ingredienti utilizzati nei prodotti cosmetici vengano sperimentati sugli animali, in contrapposizione con le aspettative e i desideri dei cittadini e le intenzioni dei legislatori.

Eppure mai prima d’ora abbiamo avuto strumenti tanto potenti da garantire la sicurezza senza l’impiego di animali, né l’occasione d’oro di rivoluzionare la protezione umana e ambientale. La Commissione europea deve sostenere e consolidare tale divieto e la transizione verso metodi di valutazione della sicurezza senza l’impiego di animali.

Esortiamo la Commissione ad adottare i seguenti provvedimenti:

1. proteggere e rafforzare il divieto di sperimentazione sugli animali per i prodotti cosmetici.
Modificare la legislazione per proteggere i consumatori, i lavoratori e l’ambiente affinché in nessun caso e per nessun motivo gli ingredienti cosmetici siano sperimentati su animali;

2. trasformare il regolamento UE sulle sostanze chimiche.
Garantire la protezione della salute umana e dell’ambiente senza aggiungere nuovi requisiti che implichino la sperimentazione animale per le sostanze chimiche;

3. ammodernare la scienza nell’UE.
Impegnarsi per una proposta legislativa che metta a punto una tabella di marcia per la progressiva eliminazione della sperimentazione animale nell’UE prima della conclusione dell’attuale legislatura.

RICHIESTA PROVA SUGLI ANIMALI: LA POLITICA EDITORIALE DELLE RIVISTE SCIENTIFICHE E’ RIMASTA INDIETRO RISPETTO AI PROGRESSI NEGLI APPROCCI BASATI SULL’UOMO?

RICHIESTA PROVA SUGLI ANIMALI: LA POLITICA EDITORIALE DELLE RIVISTE SCIENTIFICHE E’ RIMASTA INDIETRO RISPETTO AI PROGRESSI NEGLI APPROCCI BASATI SULL’UOMO?

Il 31 agosto 2021, un gruppo di cinque relatori all’undicesima edizione del Congresso mondiale sulle alternative e l’uso degli animali nelle scienze della vita ha risposto alla domanda: “Prova negli animali: la politica editoriale della rivista è rimasta indietro rispetto ai progressi negli approcci basati sull’uomo?”

Uno dei relatori, Pep Pàmies, caporedattore della rivista scientifica Nature Biomedical Engineering, ha ricordato la legge dei titoli di Betteridge, “a qualsiasi titolo che termina con un punto interrogativo si può rispondere con la parola no”. Ma a quanto pare, la domanda sollevata qui non ha una risposta chiara e semplice, anche se le recenti prove di 90 scienziati che hanno risposto al sondaggio di Biomed 21, una super-organizzazione che unisce diverse realtà che promuovono la ricerca incentrata sull’uomo a livello internazionale, indicano un “bias di pubblicazione” in cui le riviste specializzate richiedono che vengano forniti dati sugli animali per convalidare gli studi prodotti utilizzando approcci basati sulla biologia umana, come organoidi e organi umani su chip.

Secondo molti scienziati, tali richieste non possono essere giustificate e illustrano una diffusa resistenza alla piena accettazione di metodi all’avanguardia, che non fanno uso di animali. Il fatto che alcuni editori e/o revisori continuino a considerare i dati sui modelli animali come il gold standard e in molti casi subordinino l’accettazione della pubblicazione alla fornitura di “prove negli animali” (che possono comportare l’esecuzione di nuovi esperimenti sugli animali!), può diventare un ostacolo al progresso scientifico.

Nelle sue osservazioni, Pàmies ha condiviso il suo punto di vista sull’argomento, quale editore responsabile di una importante rivista scientifica di grande impatto. Di seguito sono riportate le risposte che ha fornito.

Quale consiglio darebbe agli autori che hanno ricevuto una richiesta di aggiunta di dati sugli animali, quando non sono d’accordo con tale richiesta e non trovano alcuna giustificazione scientifica che la supporti?

Probabilmente è meglio scrivere di nuovo al richiedente, affermando chiaramente gli argomenti scientifici, fornendo prove esistenti dell’idoneità del sistema micro fisiologico utilizzato e facendo riferimento ai principi delle 3R. Ritengo sia anche importante essere esplicitamente aperti ad ascoltare di più sugli argomenti a sostegno della richiesta. Questo tipo di discussioni spesso non è chiaro e tutti possiamo imparare da una discussione costruttiva.

Ritiene che sarebbe utile rivalutare le attuali politiche scientifiche delle riviste, in termini di richieste di buoni principi e pratiche nella ricerca sugli animali, nel reporting, nel trattamento etico degli animali, ecc.?

Sarebbe certamente utile fare prima un’indagine sulle politiche rilevanti per l’editoria delle riviste in questo settore; poi, sulla base dei risultati, possono essere sollecitate azioni specifiche.

Se le riviste non rivelassero che i dati sugli animali sono stati richiesti dai revisori, suggeriresti agli autori di divulgare in modo proattivo i manoscritti? Interferirebbe con qualcosa? Ci sono pro e contro?

C’è una crescente tendenza alla trasparenza nella revisione tra pari e più riviste pubblicheranno i rapporti dei revisori quando gli autori saranno d’accordo (i revisori hanno dovuto accettare tale possibilità prima di accettare la revisione). Inoltre, alcuni autori scrivono in modo informale sul loro lavoro (spesso come un post sul blog), e questo potrebbe essere usato come un’opportunità per discutere dei pro e dei contro di aver fatto, o non fatto, gli studi su animali. È importante tenere presente che gli autori sono responsabili del loro lavoro; una richiesta del revisore non deve essere interpretata come un mandato. E se un autore scopre che gli editori di una rivista o i loro revisori sono intransigenti riguardo al manoscritto degli autori, l’autore può sempre ritirare il manoscritto e tentare di pubblicarlo in una rivista forse più appropriata o disponibile.

Come redattore, pensi che sia possibile identificare quando un revisore ha dei pregiudizi che lo portano a sopravvalutare gli studi sugli animali e ha difficoltà ad accettare alternative a causa della mancanza di conoscenza di tali alternative e del loro specifico funzionamento?

Credo che professionisti ed editori con sufficiente esperienza e contesto in quest’area sarebbero in grado di identificare la maggior parte di tali carenze o pregiudizi.

Pàmies ritiene che stiamo ancora attraversando una fase nel processo di adozione dei metodi e delle nuove tecnologie non animali, dove il clamore e l’entusiasmo iniziali lasciano il posto a riflessioni, discussioni e adozioni mature. Gli scienziati di Biomed 21 ritengono di essere appena arrivati a questo punto. Per alcuni redattori, revisori e altre parti interessate, l’utilità, l’efficienza e il valore delle nuove tecnologie che non si basano sugli animali non sono ancora chiari. Per altri, poiché siamo ancora nelle prime fasi della comprensione ed apprezzamento dei sistemi human-based avanzati, c’è una sorta di tempo di latenza. Né possiamo per ora ignorare il fatto che alcuni difendono la dipendenza dal modello animale come una questione di tradizione.

In ogni caso, affermano gli scienziati di Biomed 21, dobbiamo accelerare il ritmo. È importante ricordare che i pazienti, le loro famiglie e la società in generale sono in attesa di nuovi ed efficaci trattamenti per malattie come il morbo di Alzheimer, i molti tipi di cancro e molte altre malattie che uccidono milioni di persone ogni anno in tutto il mondo. Abbiamo l’obbligo nei confronti di queste persone di identificare, sviluppare e implementare i metodi e le tecnologie più efficaci disponibili. È tempo di impostare nuove strategie per educare la parte della comunità scientifica che è inconsapevole o resistente ai benefici delle tecnologie emergenti e dei progressi nella ricerca biomedica che non si basano sugli animali, che si ritiene offriranno presto la migliore opzione per fornire i trattamenti che cerchiamo.

Tratto da:

https://biomed21.org/2021/11/proof-in-animals-has-journal-editorial-policy-fallen-behind- advances-in-human-based-approaches/

Manuela Cassotta

Biologa, medical writer
LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE

LEAL VIVISEZIONE – MORS TUA VITA MEA? SULLA PELLE DEGLI ANIMALI

LEAL VIVISEZIONE – MORS TUA VITA MEA? SULLA PELLE DEGLI ANIMALI

La ricerca consiste nel prendere dei topi sani e causare loro paralisi attraverso lesioni gravi al midollo spinale. Dopo aver reso  invalidi gli animali i ricercatori hanno fatto diversi tentativi di terapia fino a mettere a punto un gel iniettabile che secondo quanto pubblicato dalla rivista… Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno somministrato il trattamento (o un placebo a base di soluzione salina) a 76 topi paraplegici, un giorno dopo la lesione iniziale… come riportato dalla rivista Science.

LEAL sostiene la buona scienza, finanzia e diffonde la ricerca senza animali guardando oltre i presupposti encomiabili di trovare cure per umani LEAL inoltre sottolinea come  lo step animale non sia predittivo per il successo sugli umani e rimarca l’assenza di interesse di gran parte dei ricercatori verso una ricerca medica human based.
https://scienze.fanpage.it/topi-paralizzati-tornano-a-camminare-dopo-una-sola-iniezione-di-un-gel-sperimentale/
https://scienze.fanpage.it/

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LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE

VIVISEZIONE – LEAL ONORA LA MEMORIA DI BARRY HORNE 17 marzo 1952 – 5 novembre 2001

VIVISEZIONE – LEAL ONORA LA MEMORIA DI BARRY HORNE 17 marzo 1952 – 5 novembre 2001

BARRY HORNE L’ATTIVISTA INGLESE CHE DIEDE LA VITA PER LA LIBERAZIONE ANIMALE E SI BATTE’ FINO ALLA MORTE CONTRO LA VIVISEZIONE.

Barry Horne (Northampton, 17 marzo 1952 – Worcester, 5 novembre 2001) è stato un attivista inglese.

Fu un attivista vegano dei diritti degli animali, morto nell’ospedale di Ronkswood Hospital per complicazioni al fegato in seguito all’ennesimo sciopero della fame. Horne disse di voler arrivare a morire di fame per persuadere il governo britannico a fare un’indagine pubblica sulla sperimentazione animale, questo era stato promesso e non mantenuto dal Partito Laburista quando andò al potere nel 1997.

Al momento della sua morte all’età di 49 anni, non aveva mangiato per 15 giorni, ma era rimasto indebolito dai precedenti scioperi della fame. Il più lungo dei quali, nel 1998, è durato 68 giorni e gli aveva provocato danni a vista e reni.

Il movimento per i diritti degli animali lo considera un eroe per avere liberato animali, per avere mostrato al mondo la crudeltà di allevamenti e dei laboratori di vivisezione, per avere creato consapevolezza e moti di ribellione ad ingiustizie ed abusi fino a sacrificare la sua stessa vita per la causa.
LEAL INCONDIZIONATAMENTE DALLA PARTE DEGLI ANIMALI