28 Feb, 2026
Il 19 luglio 2025 si è aperto un capitolo doloroso per chi ha a cuore la libertà del selvatico. L’orsa JJ4, che tutto il mondo ha imparato a conoscere dopo essere stata accusata dell’uccisione del runner Andrea Papi nel 2023 e madre di tre cuccioli, ha lasciato le mura del Casteller per approdare all’Alternative Wolf and Bear Park nella Foresta Nera, in Germania.
Oggi l’hanno ribattezzata Luna e, come riportato lo scorso 25 febbraio da una toccante inchiesta de Il Dolomiti, cambiare nome non cancella il trauma. Per un animale nato libero, la cattività non è una salvezza: è un calvario lento e silenzioso.
JJ4 è vittima dell’uomo e di una gestione del territorio che ha fallito nel creare una coesistenza sicura. È vittima di chi l’ha rinchiusa per due anni in uno spazio angusto e di chi, oggi, la costringe a un adattamento difficilissimo. Gli esperti del parco tedesco sono stati categorici nelle loro dichiarazioni a Il Dolomiti:
“La cattività è peggio della morte per un animale selvatico. Ci auguriamo che il triste destino di Luna possa contribuire a risparmiare tali sofferenze ai futuri orsi.”
Queste parole non arrivano da attivisti “emotivi”, ma da chi da anni gestisce il recupero di animali traumatizzati. La sofferenza di Luna si manifesta in comportamenti che in natura non le apparterrebbero e in una fuga costante dal contatto umano.
C’è un dettaglio che commuove profondamente nel racconto della sua nuova vita in Germania: Luna ha trovato un’alleata in una ghiandaia. L’uccello emette segnali d’allarme quando si avvicinano gli esseri umani, permettendo all’orsa di nascondersi nel folto del bosco. Questo comportamento “elusivo” è la prova schiacciante della sua natura: JJ4 non è il mostro sanguinario descritto da qualcuno, ma un animale che teme l’uomo e cerca solo di essere lasciato in pace. Se oggi Luna è attiva quasi solo di notte e vive nel terrore di un avvistamento, è perché l’uomo ha distrutto il suo equilibrio naturale.
Come LEAL, ribadiamo che la reclusione, seppur in un’area più ampia rispetto al bunker del Casteller, rimane una sconfitta etica. La detenzione di Luna è il simbolo di una politica che preferisce “punire” l’animale piuttosto che educare i cittadini e mettere in sicurezza il territorio.
Mantenere un orso in cattività costa milioni di euro (solo l’area tedesca ha richiesto investimenti per circa 1 milione di euro, interamente a carico della fondazione tedesca) e una dose incalcolabile di sofferenza animale. La triste storia di Luna JJ4 deve essere l’ultima di questo genere. Mai più prigioni per chi è nato per correre tra le montagne.

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9 Feb, 2026
Si è tenuta oggi, presso il Tribunale di Trento, l’udienza predibattimentale per l’uccisione dell’orsa F36. Nel corso della seduta, i due cacciatori imputati hanno formalizzato la richiesta di accesso al giudizio abbreviato condizionato.
Contestualmente, sono state depositate le costituzioni delle parti civili. Tra queste, LEAL che ribadisce il proprio ruolo determinante: l’imputazione dei due soggetti per concorso in uccisione di animale (artt. 110 e 544-bis c.p.) scaturita proprio dall’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dai legali dell’associazione.
L’orsa F36 era stata rinvenuta senza vita il 27 settembre 2023 in Val di Bondone. Le indagini, supportate da rilievi balistici e dati telefonici, hanno accertato che l’animale fu ucciso il 24 settembre da un colpo di fucile sparato da un appostamento di caccia a 600 metri di distanza, mentre si trovava in stato di totale inoffensività.
A riguardo, l’Avvocato Aurora Rosaria Loprete ha dichiarato:
“L’odierna richiesta di rito abbreviato conferma la solidità del quadro accusatorio che abbiamo contribuito a delineare. La nostra opposizione all’archiviazione ha impedito che questo atto di bracconaggio rimanesse impunito. La vigilanza resterà massima in vista dell’udienza di aprile, affinché la scelta di un rito speciale non pregiudichi il pieno accertamento della verità e il giusto riconoscimento delle parti civili danneggiate da questo efferato crimine”.
Il Giudice, preso atto delle istanze e dei depositi, ha disposto il rinvio al prossimo 20 aprile.

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8 Feb, 2026
Lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 9, presso il Tribunale di Trento, si terrà l’udienza predibattimentale relativa all’uccisione dell’orsa F36. LEAL, che ha già depositato l’atto di costituzione di parte civile, sarà presente in aula e sottolinea il proprio ruolo decisivo: è stata l’opposizione alla richiesta di archiviazione, presentata dal legale dell’associazione Avvocato Aurora Loprete, a determinare l’imputazione dei due cacciatori. I due soggetti dovranno rispondere di concorso in uccisione di animale per crudeltà o senza necessità (artt. 110 e 544-bis c.p.).
F36 fu trovata morta il 27 settembre 2023 in Val di Bondone, uccisa da un colpo di fucile sparato da un appostamento di caccia a circa 600 metri di distanza. Le indagini dei Forestali trentini, supportate dalle analisi dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (che hanno rinvenuto tracce di piombo sul corpo), hanno confermato l’uccisione dell’animale per mano umana. I dati dei cellulari e le denunce di uscita venatoria degli indagati li collocavano nell’area proprio il 24 settembre, data presunta della morte. L’uccisione è avvenuta senza alcuno stato di necessità: l’orsa non si trovava in posizione di attacco e non era abbattibile legalmente.
F36 era stata condannata a morte dal Presidente Fugatti per aver seguito due escursionisti senza alcun contatto fisico. Grazie all’intervento di LEAL, il TAR di Trento aveva sospeso l’ordinanza di abbattimento emessa dalla Provincia. Nonostante ciò, l’amministrazione aveva risposto con un nuovo provvedimento per la cattura e la detenzione a vita. Senza la nostra opposizione alla richiesta di archiviazione, pronta e circostanziata, il GIP non avrebbe ordinato al PM di procedere con l’imputazione coatta.
Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL commenta: “Accogliamo con soddisfazione questo passo avanti giudiziario nei confronti di chi uccide animali selvatici. L’udienza di lunedì segnerà l’inizio di un processo che vedrà l’associazione in prima linea per la giustizia, il rispetto della vita animale e la tutela della biodiversità.”.

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21 Nov, 2025
In una nota stampa del 20 novembre, la Provincia autonoma di Trento esprime soddisfazione dopo che la Commissione Europea, a seguito di una petizione presentata da un’associazione animalista, ha comunicato ai membri del Comitato per le petizioni del Parlamento Europeo di non riscontrare alcuna violazione della normativa ambientale dell’UE da parte della Provincia stessa in merito alla tutela dell’orso bruno.
Fonte: Comunicato stampa della Provincia autonoma di Trento: https://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/Comunicati/Orso-la-Commissione-europea-conferma-la-validita-della-legge-trentina
Sicurezza e tutela possono coesistere – commenta Gian Marco Prampolini, presidente LEAL – comprendiamo la necessità di garantire la sicurezza delle comunità, ma riteniamo scorretto presentare gli abbattimenti come unica o principale soluzione. La convivenza con i grandi carnivori richiede investimenti in prevenzione, educazione e gestione non letale, non un ricorso sistematico alle uccisioni”.
Ad un’affermazione del Presidente Fugatti e dell’assessore provinciale Roberto Failoni, che hanno accostato l’attuale assenza di orsi problematici agli abbattimenti passati, LEAL ribatte che un’assenza di emergenze non giustifica gli abbattimenti passati. Il fatto che oggi non si registrino “orsi problematici” non può essere interpretato come un successo degli abbattimenti, bensì come un probabile segnale che la popolazione ursina è stata ridotta artificialmente.
La possibilità di rimuovere fino a 8 esemplari all’anno è un numero significativo. Ogni abbattimento rischia di compromettere la stabilità genetica e la conservazione a lungo termine della specie.
“La Commissione europea – prosegue Gian Marco Prampolini – ha valutato la conformità formale, non l’opportunità etica: la validità della legge trentina sul piano normativo non significa che essa rappresenti la migliore pratica di gestione della fauna. La Commissione ha verificato la compatibilità con le norme UE, ma la responsabilità politica e morale resta nelle mani delle istituzioni locali”.
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4 Nov, 2025
LEAL apprende da fonti stampa gli sviluppi emersi nell’inchiesta condotta dalla Procura di Trento sulla morte dell’orso MJ5, avvenuta nell’ottobre 2023 in Val di Non.
L’indagine, che vede un cacciatore locale iscritto nel registro degli indagati per l’uccisione del plantigrado, conferma i timori di un atto illegale e violento che colpisce la fauna selvatica protetta.
LEAL ha seguito con estrema attenzione la vicenda di MJ5 fin dall’aggressione all’escursionista nel marzo 2023 e il successivo, e per fortuna sospeso, ordine di abbattimento emesso dalla Provincia Autonoma di Trento.
LEAL ritiene che l’uccisione dell’orso, risultata da accertamenti balistici un colpo di fucile e collegata a evidenze di localizzazione del cellulare di un cacciatore nella zona del decesso, rappresenti un fatto di gravità inaudita che non può e non deve rimanere impunito.
“La tragica fine dell’orso MJ5 non è solo la perdita di un esemplare, ma l’ennesima ferita inferta all’equilibrio ambientale e al principio di tutela della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato.” Dichiara Gian Marco Prampolini, Presidente di LEAL. “Abbiamo seguito sin dall’inizio l’intera vicenda di questo orso, manifestando la nostra opposizione a qualsiasi ipotesi di abbattimento. Di fronte a un’indagine che ipotizza l’uccisione illecita è importante che la magistratura mandi segnali chiari contro la criminalità venatoria e a favore del pieno rispetto delle leggi nazionali ed europee che proteggono le specie selvatiche.

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