SOS volatili… consigli pratici per soccorrere un animale ferito o caduto dal nido. Seconda parte

SOS volatili… consigli pratici per soccorrere un animale ferito o caduto dal nido. Seconda parte

Maria Laura Gualerni, sostenitrice di LEAL, da più di 40 anni soccorre tutte le specie di volatili in difficoltà. Ha acquisito una vastissima esperienza sul campo al punto che collabora con associazioni di tutela animali e veterinari ornitologi che le affidano volatili in terapia, da svezzare o da recuperare alla libertà dopo il soccorso. Molti di noi si sono trovati con un piccione, un merlo ferito o caduto dal nido o con altre specie meno comuni. In questo caso non sappiamo come intervenire e soccorrere adeguatamente l’animale e si rischia di creare danni invece di aiutare. Invitiamo a leggere e conservare i preziosi consigli di Laura che nascono dall’esperienza e dall’amore per queste creature.

COSA FARE QUANDO SI TROVANO VOLATILI IN DIFFICOLTÀ
(→ Leggi la prima parte)
 
Piccioni, tortore, colombacci e colombe bianche: che cosa hanno in comune questi uccelli? Che sono tutti granivori. Si nutrono con semi vari, cereali, bacche, lenticchie, piselli, gemme di piante, insetti, larve, biscotti, mais ecc. E che i nidiacei di queste razze non si comportano come tutti i piccoli degli altri uccelli: non aprono il becco per essere imboccato dai genitori. Questi piccoli succhiano dal gozzo dei genitori una specie di latte che questi producono, usando il robusto becco come una cannuccia.
 
foto uccellini consigli 2Quindi non apriranno mai il becco per farsi nutrire. Non è nella loro natura! Cosa fare se vi capita di trovare dei piccoli di queste razze? Come nutrirli? Per prima cosa non dargli mai del cibo solido da mangiare, tipo chicchi di mais o pane. Sono nidiacei, succhiano liquidi, e il loro organismo non è ancora pronto a ricevere questi alimenti e si rischia di soffocarli! Quindi si dovrà preparargli una pappa piuttosto liquida con: biscotti all’uovo sbriciolati, farina di cereali solubile (tipo quella usata per i neonati che si trova in tutti i supermercati e farmacie), omogeneizzato esclusivamente di manzo; farina di semi tipo miglio, panico, avena (io uso macinare finemente i semi per canarini, cocorite, tortore), pastoncino all’uovo per nidiacei, che si trova nei negozi per animali. Mettere qualche cucchiaino di tutti questi ingredienti in una tazza aggiungendo acqua tiepida e mescolando bene. Il composto dovrà restare omogeneo e un poco liquido. Dovrà essere facilmente aspirato con una siringa da insulina senza ago.
 
Ricordate che il cibo con il caldo estivo facilmente si deteriora, quindi conservate mezza tazza di preparato in frigorifero da usare nel pomeriggio. Mai somministrarlo freddo al piccolo, sempre tiepido. Né guasto. I piccoli vanno nutriti sempre dalla mattina presto fino a sera. Se ancora implumi (cioè quasi privi di penne e piume) almeno ogni mezz’ora con poche gocce. Quando sono già piumati, ogni 2-3 ore, aumentando la dose a mezza siringa da insulina da ripetere più volte. Ciò è molto importante per la loro normale crescita e sviluppo, onde evitare gravi squilibri nell’organismo causati da un prolungato digiuno.
 
Per somministrargli il cibo, visto che in commercio non esistono dei “biberon” adatti a loro (io mi sono costruita dei biberon da cui i piccoli possono alimentarsi succhiando), si usa una siringa da insulina senza ago parzialmente riempita con la pappa preparata. Gli si tiene delicatamente la testolina con la mano sinistra e, usando un’unghia della mano destra, fare leva verso la punta del becco. Un poco lateralmente, dove si uniscono le due estremità. Tenerlo leggermente aperto con le dita della mano sinistra, tanto da potervi inserire la siringa fino un poco oltre la metà del becco.
 
foto uccellini consigli 1Ma non arrivare in fondo alla gola, dove potreste causare delle lesioni. E far scendere il cibo lentamente. Ripetere tutto ciò ad ogni pasto. Quando il piccolo sarà sazio smetterà di pigolare. Dovrete vedere e sentire un rigonfiamento sotto il collo (gozzo), ciò indica che il piccolo è sufficientemente nutrito. Questa operazione sarà più semplice se starete comodamente seduti su una sedia o poltrona, tenendo il piccolo in grembo, sulle vostre gambe, dove avrete messo della carta scottex per non farvi sporcare. Lo potrete, così, gestire meglio, facendo attenzione a non farlo cadere. Come mi ha sempre insegnato il mio veterinario ornitologo Giorgio Carubbi non usate sonde per nutrirlo: facendole scendere giù per la trachea possono causare lesioni interne anche gravi. Il sondino andrà usato solo in caso di effettiva necessità, cioè quando la creatura è troppo debilitata, ammalata e debole per nutrirsi da sola e la manovra va effettuata facendosi guidare o assistere da persone esperte.
 
I nidiacei vanno sempre tenuti al caldo dentro un nido fatto con qualcosa di lana, e mai esposti al sole. Gli escrementi dovranno essere compatti e contenuti dentro una membrana gelatinosa (sacca fecale) facilmente asportabile. Si presenteranno con una parte bianca (urina) e una scura (feci). Far sempre fare degli esami agli escrementi da un veterinario, per verificare l’eventuale presenza di parassiti interni e nel caso fare le cure necessarie per eliminarli perché parassiti portano alla morte queste creature! Crescendo i piccoli inizieranno a chiedere con meno frequenza il cibo (ogni 2-3 ore), e quando li vedrete becchettare a terra dategli qualche piccolo seme insieme alla solita pappa con siringa. Provate anche a mettergli qualche seme e biscotti sbriciolati a terra, per vedere se mangia da solo. Controllando sempre se il gozzo è rigonfio. Quando si nutrirà da solo con i semi potrete smettere alimentarlo voi dando anche dell’acqua da bere in un contenitore. Per abituarlo a bere, bagnate voi le dita nell’acqua, e toccando gli il becco fate scendere qualche goccia imparerà presto! Ricordate che i nidiacei l’acqua la devono assumere dal cibo.
 
Mai fargli il bagno, lo farà da solo istintivamente, quando sarà pronto. Ma tenetelo sempre pulito e asciutto. Lasciatelo anche libero di volare un poco in casa, con le finestre chiuse, ha bisogno di rafforzare muscoli e ali. E finché sarà piccolo, non gestitelo mai fuori all’aperto, potrebbe scappare e morire perché ancora incapace di alimentarsi da solo. Invece quando sarà indipendente, potrete lasciarlo fuori, in una gabbia, all’ombra, dove potrà imparare anche dagli altri uccelli liberi. Dopo circa 10-15 giorni potrete liberarlo. Evitate, però, di liberarlo nelle ore più calde d’estate, sempre al mattino presto; né quando sono in muta (cioè cambiano piume e penne), perché sono più delicati e deboli; oppure nei periodi di siccità estivi. L’acqua è vita e loro non hanno mai imparato, dai loro veri genitori, dove trovarla. L’istinto non sempre li aiuta e la vita da liberi è difficile se non sono ancora ben pronti ad affrontarla, possono morire.
 
Quindi non addomesticateli, non trattateli come giocattoli o bambini: sono uccelli! Essere troppo domestici o abituati agli umani, farà di loro creature incapaci di vivere libere, li porterà alla morte!
 
Non tenete i piccioni insieme alle tortore. I piccioni sono più grossi e voraci e impedirebbero alle tortore di nutrirsi adeguatamente, beccandole anche con conseguenze gravi. I colombacci sono uccelli selvatici e si devono portare nei centri di recupero. Comunque non liberare mai un giovane colombaccio se sul collo non sarà comparso il tipico collare bianco di questa razza. Fino ad allora non sarà pronto a trovarsi il cibo. Come riconoscere un piccione maschio da una femmina? Dal comportamento: i maschi sono più dominanti e corteggiano le femmine con tipiche danze e inchini. Gli occhi nei maschi sono posizionati più frontalmente e il loro sguardo è frontale, mentre nelle femmine gli sono più laterali. Ciò è dovuto dalla forma più stretta e appuntita della testa del maschio mentre nella femmina è più larga e arrotondata, così da spostare di più gli occhi sui lati.
 
Maria Laura Gualerni
 


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SOS volatili… consigli pratici per soccorrere un animale ferito o caduto dal nido

SOS volatili… consigli pratici per soccorrere un animale ferito o caduto dal nido

Maria Laura Gualerni, sostenitrice di LEAL, da più di 40 anni soccorre tutte le specie di volatili in difficoltà. Ha acquisito una vastissima esperienza sul campo al punto che collabora con associazioni di tutela animali e veterinari ornitologi che le affidano volatili in terapia, da svezzare o da recuperare alla libertà dopo il soccorso.
 
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Molti di noi si sono trovati con un piccione, un merlo ferito o caduto dal nido o con altre specie meno comuni. In questo caso non sappiamo come intervenire e soccorrere adeguatamente l’animale e si rischia di creare danni invece di aiutare. Invitiamo a leggere e conservare i preziosi consigli di Laura che nascono dall’esperienza e dall’amore per queste creature.

COSA FARE QUANDO SI TROVANO VOLATILI IN DIFFICOLTÀ
 
Spesso ricevo chiamate di persone che si rivolgono a me sapendo che curo e gestisco uccelli da 40 anni, collaborando con varie associazioni e con l’indispensabile aiuto di bravissimi veterinari specializzati ornitologi. Cosa fare quando si trovano uccelli che sono o sembrano in difficoltà? Principalmente bisogna assicurarsi che siano veramente in difficoltà, e non semplicemente dei giovani ancora inesperti seguiti e curati dai loro genitori. I giovani hanno ali poco sviluppate, penne corte o appena accennate che ne impediscono il volo. Anche la coda è poco sviluppata. Sul corpo possono presentare ancora del soffice piumino giallo mentre ai lati del becco si nota una evidente escrescenza giallo-bianca tipica nei piccoli. L’interno della bocca è di un bel rosso vivo. I giovani novelli non temono molto gli uomini e non potendo ancora volare si spostano saltellando qua e là. I piccoli di molte razze di uccelli lasciano presto il nido senza saper ancora volare.
 
Quando trovate un piccolo assicurativi soltanto che il posto non presenti dei pericoli per lui, senza predatori come cani e gatti, o su un marciapiede trafficato, o nel mezzo di una strada. In tutti questi casi basta spostare, o far spostare il piccolo in un posto lì vicino più sicuro. Come sopra una siepe alta o un ramo d’albero alto: i genitori lo troveranno.
 
foto uccellini consigli 3Non abbiate timore di toccarlo delicatamente con le mani, agli uccelli non interessa di sentire il vostro odore! Ma per essere proprio scrupolosi usate un fazzolettino di carta, o toccate della terra o erba prima di prenderlo. Non nutritelo né dategli acqua ci penseranno i genitori richiamati dalle sue grida. Se il piccolo è implume (cioè senza piume e penne) si tratta di un nidiaceo, che da pochi giorni o ore è uscito dall’uovo e caduto dal nido. Lasciarlo lì è rischioso perché anche se i genitori lo nutriranno non potranno tenerlo caldo né proteggerlo da predatori né da piogge e temporali, né dai raggi del sole.
 
Tutti i nidiacei vanno sempre tenuti al caldo e non esposti ai raggi del sole. Se non è possibile trovare il suo nido per rimetterlo insieme ai suoi fratelli, bisogna raccoglierlo, tenerlo caldo, e non nutrirlo, lo avranno già fatto i suoi genitori e contattate una associazione specializzata → Centro Recupero Selvatici: potranno aiutarvi e darvi dei consigli su come gestire il piccolo. Non alimentare i piccoli senza conoscere la razza e il tipo di alimentazione. Possono essere insettivori, granivori, carnivori o onnivori; volendo ci si può rivolgere ad un veterinario ornitologo che potrà visitarlo e darvi indicazioni per alimentarlo. Evitate di rivolgervi a persone “pseudo esperte” o da informazioni spesso errate e dannose che girano su Internet. Ricordate che i nidiacei non bevono acqua, ma assumono liquidi tramite il cibo fornito dai genitori. Eventualmente, e solo se non si ha nessun alimento specifico per il piccolo, si può somministrare qualche goccia di acqua zuccherata.
 
Una alimentazione corretta è importante per gli uccelli perché da questa traggono energia vitale necessaria per vivere. La malnutrizione crea gravi disturbi, come dissenteria, infezioni a diversi organi, grave dimagrimento, forti anemie, rachitismo, grave stanchezza con impossibilità di volo, facilità ad ammalarsi, poco sviluppo fisico, perdita di piume e penne, malformazione di organi interni, e molto altro ancora. Porta alla morte! Ecco perché è importante sapere, informarsi e rivolgersi a chi ha competenza ed esperienza se davvero vogliamo aiutarli.
 
Gli uccelli adulti che stanno fermi a terra e si lasciano prendere facilmente, hanno sempre problemi gravi (come anche i piccoli) e si presentano con ferite sanguinanti, sono deboli e barcollanti, con ali rotte o gambe spezzate che trascinano a terra. Vanno soccorsi! Per trasportarli servirsi di un trasportino per gatti o una scatola chiusa a cui avrete praticato dei fori per l’aria. Lasciateli tranquilli al caldo ma non esposti al sole. Per i nidiacei si può fare un nido con qualcosa di lana per tenerli caldi. Bisogna portarli da un veterinario ornitologo che provvederà a curarli e a fargli degli esami. Quindi chiamate le associazioni già citate che se ne prenderanno cura e vi indicheranno cosa fare nell’attesa del loro intervento. Tutti gli uccelli adulti hanno paura degli esseri umani, lasciateli tranquilli, mettete un contenitore per l’acqua a loro disposizione e del cibo adatto a terra. Non usate sonde (cioè dei tubicini sottili collegati a siringhe o pompette) piene di cibo giù nella trachea per alimentarli forzatamente. Può essere dannoso e creare lesioni interne che possono portare lentamente alla morte le povere creature. Una tortura inutile perché tutti gli uccelli adulti, quando hanno fame mangiano da soli e tutti i piccoli aprono il becco quando hanno fame.
 
La sonda è utilissima soltanto ed esclusivamente se l’uccello è fortemente debilitato e incapace di alimentarsi da solo: è una manovra che va praticata da veterinari specializzati e solo se è assolutamente necessario, come mi ha sempre detto il mio veterinario ornitologo di fiducia Giorgio Carubbi di Milano. Io non ho mai avuto necessità di usarle. Non tutti i piccoli però, aprono il becco per essere imboccati: colombi, tortore, piccioni, colombacci (tutti granivori) non hanno questa usanza.
 
I piccoli usano il lungo becco per succhiare dalla gola dei genitori una specie di latte che questi rigurgitano. Quindi non apriranno mai il becco per essere imboccati! Per queste razze “difficili” io mi sono creata un biberon da cui i piccoli possono nutrirsi succhiando come dal gozzo dei genitori. Tutti gli altri metodi per loro sono violenze. Ma se non si ha un biberon (non esistono in commercio) piuttosto che usare un sondino è meglio usare una siringa da insulina (senza ago!) riempirla di cibo adatto a loro, aprire delicatamente il becco e somministrare della pappa più volte al giorno. Ricordate che gli uccelli sono esseri viventi, non dei pupazzi con cui sperimentare, non sono bambolotti da trastullare senza rispettare la loro vera natura selvatica perché poi pagano i nostri errori! Una volta “salvati” non vanno imprigionati a vita. Non ci hanno chiesto nulla, non ci appartengono e non ci devono nulla. Non possiamo obbligare nessun essere vivente ad amarci! Sono creature intelligenti, coraggiose, astute, con grande dignità, che vanno rispettate perché è grande la loro utilità e bellezza. Vanno trattati con gentilezza perché tanto possono insegnarci e, chissà, forse un giorno anche perdonarci!
 
Maria Laura Gualerni
 


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