Primavera: attenzione a pulci e zecche

Primavera: attenzione a pulci e zecche

La bella stagione porta con sé una ventata di freschezza, di rinnovamento e di tiepida euforia: la natura si risveglia, le piante rinverdiscono, sbocciano le gemme, i fiori ci rallegrano con i loro colori, per molti animali inizia la stagione riproduttiva e anche i piccoli invertebrati riprendono, dopo la pausa invernale, le loro consuete attività. L'aumento della temperatura ambientale e delle ore di luce invogliano tutti noi a uscire dalle nostre abitazioni e a trascorrere più tempo all'aria aperta e anche i nostri amici a quattro zampe, obbedendo a quanto detta loro l'istinto, tendono a soddisfare il desiderio ancestrale di perlustrare gli spazi esterni, dedicandosi chi alle lunghe passeggiate nel verde, chi alla caccia, chi alle ricerca di tracce odorose sempre nuove e interessanti. Anche per questi motivi l'arrivo della primavera ci impone qualche doverosa riflessione sull'annoso tema delle pulci e delle zecche, due dei più comuni parassiti che possono minacciare la salute dei nostri amici cani e gatti. Troppo spesso, infatti, non si attribuisce la giusta importanza a questi ospiti indesiderati che, invece, costituiscono un problema sempre attuale e come tale da non sottovalutare.
cane che si gratta
Le specie di pulci esistenti al mondo sono poco meno di duemila, ma nei Paesi a clima temperato, quale appunto è l'Italia, la più diffusa in cani e gatti è la Ctenocephalides felis, un minuscolo essere vivente appartenente al gruppo zoologico degli Insetti, di colore scuro, che misura un paio di millimetri di lunghezza e si nutre del sangue degli animali che parassita. Il suo organismo è infatti munito di uno speciale apparato capace di perforare la pelle e di succhiare il sangue direttamente dai vasi, iniettando contestualmente una sostanza che impedisce la coagulazione. Il corpo delle pulci, tozzo e piatto, è rivestito da una pellicola dura (chiamata esoscheletro) e provvisto di tre paia di robuste zampe (di cui quello posteriore è particolarmente sviluppato), grazie alle quali sono in grado di muoversi velocemente e di compiere i loro proverbiali salti.
Le zecche appartengono al phylum degli Artropodi, alla classe degli Aracnidi e all'ordine degli Acarini: sono quindi strettamente imparentate con i ragni. In natura ne esistono più di ottocento specie documentate e la loro classificazione scientifica comprende due diverse famiglie, Argasidae e Ixodidae: le prime sono comunemente definite zecche molli e parassitano uccelli e rettili, mentre le seconde – chiamate zecche dure (il loro corpo è infatti parzialmente rivestito da una sorta di scudo rigido esterno, formato da placche chitinose) – sono responsabili delle infestazioni ai danni dei mammiferi e nello specifico di cani e gatti. Le più comuni specie che interessano i nostri amici a quattro zampe sono Ixodes ricinus, Rhipicephalus sanguineus e Dermacentor reticulatus. Si tratta di animaletti di piccole dimensioni, ma facilmente visibili a occhio nudo: misurano, infatti, da pochi millimetri fino a un centimetro, hanno forma ovale/tondeggiante e ricordano grosso modo i semi di mela o le lenticchie. I maschi sono più piccoli e di colore scuro (dal rossiccio al bruno), mentre le femmine sono più chiare (la tonalità cromatica che le contraddistingue va dal biancastro al grigio) e di dimensioni maggiori; il corpo di queste ultime, a differenza di quello dei maschi, ha una copertura chitinosa che interessa solo la porzione anteriore, permettendo di aumentare il volume corporeo dopo il pasto di sangue, necessario per il processo di maturazione delle uova, che vengono deposte nell'ambiente esterno.
Pulci e zecche sono responsabili di numerosi problemi, diretti e indiretti. Entrambi sono parassiti ematofagi: sottraggono cioè il sangue a cani e gatti, potendo in certi casi causare forme di anemia, di particolare rilievo nei soggetti giovani o già malati. Le loro punture determinano prurito e lesioni cutanee di diverso genere, ingenerando di conseguenza forme di auto-traumatismo, che possono auto-amplificarsi dando luogo a fenomeni a cascata che rappresentano un vero e proprio circolo vizioso e conducono al peggioramento della condizione dermatologica. Senza contare che le sostanze contenute nella loro saliva possono scatenare reazioni allergiche particolarmente imponenti. Ma non è finita, perché nell'organismo dei parassiti possono venire ospitati microrganismi che, una volta inoculati nel corpo di cani e gatti, provocano a loro volta malattie di non trascurabile importanza.
I mutamenti climatici che stanno interessando il nostro pianeta in questi ultimi anni (e che a loro volta hanno ingenerato i cambiamenti stagionali caratteristici di quest'alba del terzo millennio) e l'uniformità delle temperature degli appartamenti in cui viviamo (favorite dall'impiego continuativo degli impianti di climatizzazione e di riscaldamento lungo tutto il corso dell'anno) rendono pulci e zecche meglio attrezzate a sopravvivere in contesti che fino a qualche anno fa sarebbero stati per esse proibitivi. Tale condizione può facilmente portare alla diffusione domestica dei parassiti, in quanto ormai cani e gatti, considerati oggigiorno animali familiari in tutto e per tutto, sono avvezzi a fare uso di poltrone, divani, letti, tappeti ecc. in una sorta di convivenza che è anche una condivisione di spazi ed elementi di arredo. Pulci e zecche non chiedono nulla di meglio di un luogo caldo e riparato nel quale riprodursi e prosperare in santa pace. E siccome si tratta di animaletti dotati di scarsa specie/specificità (ciò significa che non sono parassiti obbligati di un'unica specie, ma si nutrono tranquillamente del sangue di cani, gatti e altri animali indifferentemente), possono approfittare anche della nostra presenza per attaccarci e trasmetterci delle malattie.
La lotta a pulci e zecche passa necessariamente attraverso un'informazione consapevole e responsabile, basata su una serie di conoscenze che non sono proprie di tutti. Molti antiparassitari sono invece oggigiorno a disposizione di chiunque nei supermercati, nei grandi magazzini, nelle catene di petshop, nelle parafarmacie e possono venire pertanto acquistati da ognuno di noi sulla base del “fai da te”, del consiglio dell'amico o del conoscente, dell'indicazione del negoziante o del toelettatore. In realtà, però, l'unico referente circa la salute dei nostri amici a quattro zampe è il medico veterinario. Solo questa figura, sulla base delle competenze maturate, dell'aggiornamento professionale, della conoscenza del contesto epidemiologico e della comprensione delle abitudini di vita degli animali è in grado di tastare davvero il polso della situazione e raccomandare il farmaco più adatto per ogni singola situazione.
La ricerca scientifica e quella farmacologica, in costante progresso ed evoluzione alla ricerca delle molecole anti-pulci e anti-zecche più innovative, più efficaci, più durature nel tempo, più sicure (per gli animali cui sono destinati e per coloro che a essi le somministrano) e all'atto pratico dotate della migliore compliance per i proprietari di cani e gatti, è recentemente approdata alla sintesi di una famiglia di antiparassitari di nuova generazione. Si tratta delle isossazoline, che comprendono principi attivi per uso orale (destinati al cane) come fluralaner, afoxolaner, sarolaner e lotilaner, tutti recentemente disponibili sul mercato italiano. Il vantaggio di fluralaner, rispetto agli altri tre, è la durata d'azione: dodici settimane contro quattro/cinque. Disponibile sotto forma di tavolette da somministrare per bocca nel cane e sotto forma di spot-on nel gatto e nel cane, offre, con quattro somministrazioni all'anno, una protezione duratura ed efficace contro le pulci e le zecche, al fine di difendere da questi fastidiosi ospiti indesiderati non solo i nostri amici a quattro zampe, ma anche noi stessi e le case in cui viviamo.
Piero M. Bianchi
medico veterinario
Clinica Sempione Milano 02 33605150


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Problemi natalizi nel cane e nel gatto

Problemi natalizi nel cane e nel gatto

Ancora una volta si avvicina la fine dell’anno e tutti noi ci prepariamo ad attendere, insieme a parenti e amici, l’arrivo di quelle feste che, per motivi religiosi e tradizionali, sono da sempre in grado di scaldare i nostri cuori e di renderci, perché no?, meglio disposti verso il nostro prossimo, umano o animale che sia. Cani e gatti, lo sappiamo bene, fanno oggigiorno ormai parte delle nostre famiglie e sono considerati in tutto e per tutto membri dei nostri nuclei, all’interno dei quali si trovano a vivere. È inevitabile, quindi, rendere anche loro partecipi del clima di gioia che pervade i nostri animi e le nostre case e coinvolgerli nella celebrazione delle festività. Attenzione, però, perché questo periodo dell’anno nasconde per i nostri beniamini con la coda qualche rischio, del quale è bene essere informati, al fine di tutelare la loro buona salute.
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Il cenone di Natale, il veglione di S. Silvestro, il pranzo dell’Epifania sono indubbiamente occasioni di incontro e di aggregazione, che ci consentono, oltre che di divertirci e di festeggiare in compagnia, di interrompere temporaneamente le diete, per lasciarci tentare dai sapori della buona tavola. In cucina c’è un insolito andirivieni: gli occhi di cani e gatti assistono attenti ai preparativi e i loro nasi hanno già percepito quei deliziosi profumi che ci sono nell’aria. Viene naturale fare assaggiare loro qualcosa di diverso dando loro l’opportunità, una volta ogni tanto, di gustare qualche leccornia che non sia la solita pappa. La più comune conseguenza di tipo alimentare cui possono andare incontro cani e gatti dopo un’abbuffata è quella di una vera e propria indigestione. A volte, però, basta davvero poco: i loro stomaci e intestini, abituati a tutt’altro genere di dieta, possono risentire anche solo di piccoli assaggi, in grado di alterarne, se non addirittura scombussolarne, la funzionalità digestiva. Il primo sintomo a comparire, di solito, è il vomito, che può essere episodico oppure risultare più insistente. Quasi sempre, subito dopo avere vomitato, i nostri amici vanno in cerca dell’acqua, stimolando lo stomaco, già provato, a contrarsi nuovamente per espellere il suo contenuto. Si stabilisce così un circolo vizioso che non avrebbe mai fine e che conduce a consistenti perdite di liquidi e sali minerali, causa di disidratazione. Gli animali si deprimono, molti avvertono mal di pancia e non di rado subentra anche la diarrea, inizialmente sotto forma di feci molli di colore chiaro, per assumere poi una consistenza acquosa. Tutti questi segni clinici portano nella maggior parte dei casi a disidratazione, inappetenza e scarsa vivacità.
Il clima di festa e di gioia che contraddistingue le ultime settimane dell’anno spinge molti di noi ad abbellire la propria casa con piante ornamentali tipiche della stagione, che hanno lo scopo di creare un’atmosfera allegra e ben augurante. Chi possiede un cane o un gatto, però, deve sapere che tali piante possono rappresentare un potenziale pericolo per loro che, curiosi come sono, non esitano ad assaggiare parti vegetali, con il rischio di rimanere intossicati. La Poinsettia, meglio nota come “Stella di Natale”, contiene, come tutte le Euphorbiacee, un lattice velenoso che, se ingerito dai nostri amici di casa, può causare vomito, diarrea, riduzione delle capacità sensoriali, perdita di saliva, difficoltà respiratorie, dilatazione pupillare, incapacità a rimanere in equilibrio, fino ad arrivare, in casi estremi, al coma e alla morte. Sebbene le spine di cui l’agrifoglio è dotato rappresentino un discreto deterrente per impedire a cani e gatti incontri ravvicinati, in realtà gli animali più caparbi e curiosi, riescono a mangiare bacche e foglie, per scoprire il loro sapore. Simili episodi, però, possono comportare qualche guaio, come nausea, vomito, mal di pancia ed emissione di feci molli. Anche il vischio, che tradizionalmente viene appeso sopra le porte, fuori della portata di cani e gatti, può comportare dei problemi ai nostri beniamini con la coda. Se ingerita in piccole quantità, questa specie vegetale provoca vomito e dissenteria, mentre a dosaggi più elevati può determinare alterazioni cardiologiche, difficoltà di respirazione e turbe neurologiche. Non va poi dimenticato che anche il classico abete addobbato può essere fonte di guai. L’attrazione quasi magnetica che cani e gatti provano verso l’albero di Natale può indurli ad assaggiare aghi e rametti, a leccare il terriccio umido del vaso, a lappare le gocce d’acqua che si raccolgono nel portavaso, a ingerire le decorazioni, a dare la caccia a luci e palline. Nel primo e nel secondo caso, la resina può essere responsabile di disturbi gastrointestinali, con vomito e diarrea. L’ingestione dei festoni e delle palline, tutt’altro che rara, può causare gravi occlusioni intestinali, che richiedono un intervento chirurgico d’urgenza. Rincorrere le palline è pericoloso, in quanto può determinare ferimenti accidentali. Masticare le luminarie cela il pericolo di prendersi una bella scossa elettrica. Senza contare che i tentativi di scalare l’abete possono concludersi con drammatiche cadute.
Le festività che caratterizzano la fine dell’anno, e in particolare l’attesa per la mezzanotte la sera di San Silvestro e il festeggiamento del primo giorno di gennaio, sono per molti cani un vero e proprio supplizio. Capita infatti con una certa frequenza che si spaventino moltissimo al momento dello scoppio di petardi e fuochi d’artificio. La paura per i botti, e in genere per i rumori violenti e inaspettati, rappresenta un disturbo di comportamento piuttosto frequente negli animali. Vi sono cani che temono i tuoni dei temporali, altri che nutrono un sacro terrore nei riguardi dell’aspirapolvere, altri ancora (quanti potenziali cani da caccia vengono scartati e abbandonati per questo motivo!) che non tollerano gli spari delle armi da fuoco. Molti cani, poi, si fanno letteralmente prendere dal panico quando odono il botto di bombette, castagnole e mortaretti: per questo motivo l’avvicinarsi dell’arrivo dell’anno nuovo (ormai salutato un po’ dappertutto con razzi e fuochi d’artificio) costituisce per questi animali e per i loro padroni un grave problema, che spesso si trasforma in un vero e proprio incubo. Il cane che teme i botti di fine anno comincia a esibire, non appena avverte lo scoppio di un petardo o il rumore di un razzo, una serie di comportamenti inequivocabili. Innanzitutto, cerca di farsi più piccolo possibile, quasi volesse scomparire dalla faccia della terra: rannicchia il proprio corpo, incassa la testa tra le spalle, abbassa le orecchie, si accuccia e tiene la coda tra le zampe posteriori. Dopo questa fase, significativa dell’aver captato qualcosa di minaccioso che lo sta incalzando, l’animale accelera il ritmo cardiaco, assumendo non di rado l’atteggiamento con la lingua penzoloni e il respiro affannoso e superficiale. Anche i tremori, più o meno intensi, sono una caratteristica costante nel corso di un’esperienza terrorizzante: il nostro amico può addirittura essere pervaso da un tremito continuo, che riguarda praticamente tutto il corpo. Alcuni cani, poi, hanno un aumento della salivazione, che si manifesta con un aumento della bava alla bocca. L’animale spaventato cerca il proprietario, in quanto in simili momenti ha bisogno del contatto sia psichico che fisico con i familiari, per ottenere conforto e rassicurazione. Più raramente, infine, il cane emette guaiti sommessi e intermittenti, fa i suoi bisogni in casa, fugge senza una meta ben precisa, alla ricerca di un posto sicuro dove nascondersi o ripararsi. Quando il cane si spaventa per i botti, è istintivo cercare di tranquillizzarlo parlandogli con voce rassicurante e/o di accarezzandolo per dargli conforto. Purtroppo, però, questo nostro atteggiamento, peraltro assolutamente naturale, non aiuta l’animale a risolvere il suo problema, anzi. Dedicandogli attenzione e aderendo alla sua richiesta di contatto psico-fisico, infatti, non facciamo altro che gratificarlo per il suo comportamento ansioso, mentre in realtà il nostro scopo dovrebbe essere l’opposto. In questi casi, premiare l’animale con una parola dolce o coccolarlo non fanno altro che rinforzare positivamente il suo atteggiamento di paura, incoraggiandolo a continuare sulla medesima linea di comportamento. Bisognerebbe, invece, ignorarlo, prestandogli attenzione solo nel momento in cui è tranquillo, in modo da fargli comprendere che è proprio quello che desideriamo da lui.
Piero M. Bianchi
medico veterinario
Clinica Sempione Milano 02 33605150


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In viaggio con cani e gatti

In viaggio con cani e gatti

Nel momento in cui si avvicinano le vacanze estive è normale preoccuparsi anche di cani e gatti e di come organizzarci per viaggiare in loro compagnia per raggiungere i luoghi di villeggiatura, al fine di condividere con essi momenti di riposo, di relax, di svago e di serenità.
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Che si tratti di mare, di montagna, di campagna o di un viaggio all’estero, poco cambia: i nostri amici a quattro zampe saranno sempre al nostro fianco e ciò aiuta indubbiamente a cementare il rapporto, a incrementare l’affiatamento e la complicità, a rendere il legame sempre più forte e duraturo. Questa condizione, è vero, ci impone a volte qualche rinuncia e per certi versi una sorta di adattamento alle loro esigenze, ma lo facciamo comunque volentieri perché mai rinunceremmo alla loro compagnia, come del resto ci comporteremmo con il partner, con i figli o con gli amici.
La sezione del Codice della Strada dedicata al trasporto in automobile degli animali domestici dice che i nostri amici a quattro zampe non devono, durante il viaggio, recare intralcio o fastidio a chi guida. Se di taglia piccola, vanno fatti viaggiare in un idoneo trasportino, mentre se di corporatura media o grande devono accomodarsi nel vano posteriore dell’autovettura, separati da un idoneo mezzo di contenimento. Qualunque infrazione in tal senso risulta passibile di essere sanzionata.
La cinetosi, meglio nota come mal d’auto o mal di trasporto, è un’affezione che può riguardare anche i membri della specie canina. Tipica dei cuccioli e dei cuccioloni, tende di norma (ma non sempre) a risolversi per conto proprio con il raggiungimento dell’età adulta. Provocato dalla stimolazione dell’organo dell’equilibrio (una struttura anatomica localizzata nell’orecchio interno), questo disturbo comporta per lo più agitazione intensa, nausea ed episodi di vomito, anche a digiuno. La somministrazione di sedativi, così come la dispensazione di anti-cinetosici per uso umano, non è sempre consigliabile, mentre i lunghi digiuni e l’impiego dei feromoni appaganti canini forniscono risultati contrastanti. Il ricorso a tali soluzioni, dunque, è stata da qualche tempo abbandonata, anche perché è per fortuna oggi disponibile anche in Italia un medicinale per uso canino, specificatamente indicata per la cura del mal d’auto.
La maggior parte dei gatti non ama viaggiare in automobile: la costrizione nel trasportino, il rumore ronzante e continuo del motore, i movimenti oscillanti del veicolo e l’essere condotti al di fuori del proprio territorio sono tutti fattori in grado di causare ai piccoli felini sensazioni di stress e disagio psico-fisico. Alcuni animali si tranquillizzano nel momento in cui il porta-gatto viene ricoperto con un panno scuro (probabilmente perché l’animale ha l’impressione di essere all’interno di una tana riparata), altri se ci si rivolge loro coccolandoli con voce suadente, mentre altri ancora necessitano invece della somministrazione di prodotti (in commercio ce ne sono di ottimi di tipo omeopatico o naturale) ad azione ansiolitica. Una valida alternativa può essere rappresentata dai feromoni sintetici felini, da nebulizzare qualche minuto prima della partenza all’interno del trasportino e dell’autovettura in generale. In caso di risposta positiva, tuttavia, tale procedura deve essere ripetuta ogni quarto d’ora circa, a causa della volatilità del prodotto.
Prima di affrontare una tratta in aereo, occorre prenotare il biglietto per l’animale con adeguato anticipo e informarsi presso la compagnia di volo circa le modalità di viaggio per il nostro amico a quattro zampe. Di norma, se il soggetto pesa entro i dieci chili può affrontare il tragitto insieme al proprietario in cabina, alloggiato in un idoneo trasportino: attenzione, però, perché spesso è consentita la presenza massima di due esemplari per velivolo. Nel caso in cui, invece, il limite ponderale venga superato, cani e gatti debbono accomodarsi in un apposito kennel (reperibile nei negozi specializzati) da sistemare all’interno della stiva (pressurizzata) insieme ai bagagli: ciò può ovviamente comportare per alcuni un certo disagio.
I nostri beniamini con la coda, purché in possesso di regolare biglietto, possono salire con noi sui treni, a patto di essere muniti di guinzaglio e museruola oppure di essere sistemati in un idoneo trasportino. Se nello scompartimento viaggiano altri passeggeri, tuttavia, potrebbe essere richiesto il loro benestare, pena l’acquisto del tagliando per tutti i posti circostanti piuttosto che la sistemazione nel vagone merci. Sui traghetti e sulle navi l’accesso a cani e gatti è di solito consentito, in ottemperanza al regolamento imposto dalla compagnia di navigazione. Se il capitano concede la sua autorizzazione, l’animale può viaggiare in cabina insieme ai familiari, altrimenti deve essere alloggiato nell’area adibita a canile di bordo.
I viaggi all’estero prevedono per cani, gatti e furetti (per le altre specie è raccomandabile ascoltare gli organi competenti) l’acquisizione del passaporto internazionale, un documento che può essere richiesto senza problemi presso gli uffici del Servizio di Medicina Veterinaria dell’Asl di residenza. Per ottenerlo occorre preventivamente registrare il quattro zampe all’anagrafe regionale (ciò implica necessariamente l’inoculazione del microchip) e sottoporlo a vaccinazione contro la rabbia. L’espletamento di queste due procedure può essere messo in atto presso l’ambulatorio di qualunque medico veterinario autorizzato in tal senso. Fortunatamente non esistono tempi di attesa per l’ottenimento del passaporto, ma perché quest’ultimo risulti valido a tutti gli effetti per l’espatrio è indispensabile che il vaccino anti-rabbico sia stato eseguito (ciò vale sia per la prima somministrazione che per i successivi richiami) almeno un mese prima della partenza. Queste regole sono in vigore per gli spostamenti all’interno degli Stati membri dell’Unione Europea e valgono altresì per molti altri Paesi extra-europei.
Per raggiungere alcuni Paesi esteri il passaporto internazionale per cani, gatti e furetti potrebbe non essere sufficiente. In alcuni luoghi, infatti, vengono richieste procedure specifiche come l’esecuzione del titolo anticorpale anti-rabbico piuttosto che il trattamento profilattico contro determinate malattie parassitarie o più semplicemente la redazione di un certificato di buona salute. Per questo motivo, se si desidera portare con sé i propri amici a quattro zampe, è sempre e comunque buona norma informarsi preventivamente (preferibilmente diversi mesi prima del viaggio) presso le Ambasciate, i Consolati e gli uffici del Servizio di Medicina Veterinaria dell’Asl di residenza circa i regolamenti in vigore, che peraltro possono subire variazioni di anno in anno. Allo stesso modo, al di là degli obblighi di legge, è bene conoscere se possono essere utili accorgimenti particolari in funzione di eventuali rischi epidemiologici correlati alla frequentazione di determinate regioni geografiche.
testo Piero M. Bianchi
medico veterinario
Clinica Sempione Milano 02 33605150
Estratto dall’ultimo numero della nostra rivista, da leggere e sfogliare online
→ “La Voce dei Senza Voce” n. 110
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La filariosi cardiopolmonare canina

La filariosi cardiopolmonare canina

Il ritorno della primavera impone necessariamente una doverosa riflessione sulla filariosi cardiopolmonare, una grave malattia parassitaria che può colpire i nostri beniamini con la coda e che deve pertanto essere opportunamente prevenuta con interventi mirati. L’innalzamento della temperatura ambientale, tipico della bella stagione, favorisce il risveglio delle zanzare, che tornano dunque a essere attive con le loro fastidiose punture. Questi piccoli insetti non molestano solo noi, ma anche i nostri amici cani: il pericolo principale per loro, però, non è rappresentato dal prurito generato dai morsi dei parassiti o dalla sottrazione di sangue, ma dall’eventuale inoculazione di un verme tondo, la Dirofilaria immitis, che si localizza da adulto nel ventricolo destro e nell’arteria polmonare degli animali ospiti, raggiungendo la lunghezza di 12-30 centimetri e causando loro, come non è difficile immaginare, problemi di una certa entità.
GIORNALE LEAL VETERINARIO hires
Il nematode in questione può colpire anche altre specie animali, quali per esempio il gatto, il furetto, la volpe, il lupo e il coyote. La trasmissione, come accennato precedentemente, avviene per mezzo di insetti vettori, più precisamente i ditteri ematofagi (zanzare) dei generi Culex, Aedes, Anopheles e così via, nell’organismo dei quali sono ospitate le forme immature allo stadio larvale. Il ciclo biologico della Dirofilaria immitis Nel momento in cui la zanzara portatrice compie il pasto di sangue sul cane, gli inocula automaticamente le larve infestanti di terza età (le cosiddette L3). Queste, inizialmente localizzate nel tessuto sottocutaneo (in cui rimangono per circa una ventina di giorni), vengono attraverso il torrente circolatorio trasportate fino al cuore, dove si stabiliscono definitivamente e si trasformano gradualmente in filarie adulte. Tale processo, dal momento dell’inoculazione da parte della zanzara fino alla presenza dei parassiti adulti in sede cardiopolmonare, ha una durata di circa 5-6 mesi. A questo punto i parassiti adulti di sesso maschile e femminile (la cui vita media è di 4-5 anni) si riproducono, riversando in circolo le larve figlie di prima età (microfilarie o L1), che successivamente si trasformano in L2, permanendo nel sangue anche per alcuni anni. Se, a questo punto, la zanzara si nutre del sangue di un cane infestato, può ingerire anche le microfilarie L2, le quali si tramutano nel suo corpo in larve infestanti di terza età (L3) nel giro di 10-20 giorni, pronte a essere inoculate in un nuovo ospite e a ricominciare pertanto il ciclo biologico dal principio.
Come accorgersi e come intervenire
Le filarie adulte si annidano nel cuore del nostro amico a quattro zampe, provocando gravi lesioni e impedendo il corretto funzionamento dell’organo. I sintomi saranno più o meno evidenti in funzione del grado di gravità della patologia: nelle situazioni meno serie le manifestazioni cliniche possono essere del tutto assenti, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a un vero e proprio scompenso cardiaco, caratterizzato da tosse, affaticamento respiratorio, svenimenti improvvisi, deperimento progressivo, decadimento delle condizioni generali e morte. Un aspetto sintomatologico importante della filariosi cardiopolmonare canina è la cosiddetta sindrome della vena cava: si tratta di una complicazione che, legata alla presenza dei parassiti nell’atrio destro e nelle vene cave, è caratterizzata da emolisi intravascolare seguita da gravi difficoltà respiratorie, anemia, emoglobinuria e shock cardiocircolatorio; la prognosi è quasi sempre infausta; il trattamento (da effettuare con la massima urgenza) è rigorosamente chirurgico e prevede la rimozione delle filarie adulte dall’atrio destro e dalle vene cave.
La diagnosi della filariosi è naturalmente di competenza del medico veterinario, che eseguirà allo scopo uno specifico esame del sangue: la disponibilità di test ambulatoriali, rapidi e affidabili, consente di ottenere un risultato, positivo o negativo che sia, nel giro di alcuni minuti. Il trattamento terapeutico consiste nella messa in atto di specifici protocolli farmacologici, i quali devono però essere attentamente vagliati sulla base della classificazione del grado di gravità della patologia. A tale scopo è fondamentale l’esecuzione di tutta una serie di analisi (ematologiche, radiografiche, ecografiche) a supporto dei riscontri clinici già ottenuti nel corso della visita.
Prevenire è meglio che curare
La profilassi della filariosi cardiopolmonare canina deve essere intrapresa nelle regioni italiane in cui la malattia è endemica: attualmente il rischio è presente in tutta l’Italia settentrionale, ma anche in numerose aree del centro e in Sardegna. Sarà in ogni caso il medico veterinario a consigliare a riguardo chi ha scelto un cane per amico e compagno di vita, in funzione della zona di residenza e dei luoghi di frequentazione lungo il corso dell’anno. La prima scelta consiste nell’esecuzione di un’iniezione contenente un principio attivo a lento rilascio (non si tratta, come molti credono, di una vaccinazione: non va quindi a interferire con il sistema immunitario), che consente una prevenzione della durata di un anno: si tratta di una procedura assolutamente pratica e al tempo stesso professionale, in quanto effettuata direttamente dal medico veterinario in ambulatorio.
Questa scelta, efficace e priva di effetti collaterali, è praticabile senza problemi anche nei cuccioli e nelle cagne in gravidanza. L’alternativa, per chi vuole evitare l’iniezione, è costituita dalla somministrazione mensile di farmaci in grado di uccidere le forme larvali inoculate all’animale dalle zanzare portatrici. L’esempio classico è rappresentato dalla milbemicina, una molecola attiva per quattro/sei settimane, capace altresì di eliminare dall’intestino i vermi tondi frequentemente ospitati dai nostri beniamini con la coda. L’importante è ricordarsi di dare il medicinale con regolarità e costanza per tutto il periodo dell’anno in cui le zanzare sono attive. Da sottolineare, a questo proposito, che tutti i principi attivi a dispensazione mensile agiscono retro-attivamente sulle settimane precedenti rispetto alla loro somministrazione: non devono, pertanto, essere interrotti troppo presto.
Tra gli animali familiari, anche gatti e furetti possono essere infestati dalla Dirofilaria immitis. In queste due specie, a differenza del cane, la filariosi cardiopolmonare non può essere curata, in quanto il farmaco specifico (che è un derivato dell’arsenico) comporta inevitabilmente rischi quasi sempre mortali. Per tutelare la loro buona salute è bene mettere in atto, nelle stagioni e nelle aree geografiche esposte al rischio, la chemioprofilassi. In tal caso la scelta del medicinale più adatto dipenderà dalle valutazioni del medico veterinario di fiducia.
testo di Pietro M. Bianchi, veterinario
Clinica Sempione Milano 02 33605150
Dr. Bianchi e Dr. Dominione
Estratto dall’ultimo numero della nostra rivista, da leggere e sfogliare online
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