10 Ago, 2020
Le nostre segnalazioni da non perdere!
Daniele Zovi
Italia selvatica
Storie di orsi, lupi, gatti selvatici, cinghiali, lontre, sciacalli dorati, linci e un castoro
pp. 304, cartonato, € 20,00
Utet
Isbn 9788851172633
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23 Lug, 2020
Serena Pellegrini
Cinquanta sfumature di beagle
pp.140, € 15,00
Editore Youcanprint
Isbn 9788831681391
Gli amici di Serena e degli animali, delle letture che mettono di buon umore e delle belle illustrazioni avevano già iniziato il conto alla rovescia… ed ecco che “Cinquanta sfumature di beagle” finalmente è disponibile nella versione cartacea e in ebook!
Un bel racconto di dettagli vita quotidiana dell’autrice che appunta i momenti indimenticabili e le sue chiacchiere tra amici di specie diversa. Attimi solo apparentemente surreali in realtà ben noti a tutti coloro che convivono con una tribù pelosa. La prefazione è di Francesca Di Biase, educatore e formatore cinofilo ed esperta in etologia relazionale. Le pagine sono impreziosite dai magistrali disegni di animali dell’artista Arianna Alutto che ritrae in modo personalissimo e ironico. I protagonisti del diario di Serena Pellegrini sono Mistral, Ginevra, Onofrio, Susanna, Cierzo, Garulf e Rocco Imperatore e loro tutti insieme sono una Ohana: Ohana significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato.
Il volume è in vendita in tutti gli store digitali.
Al libro è stata anche dedicata una → pagina fb.
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7 Ago, 2018
Estratto dall’ultimo numero della nostra rivista, da leggere e sfogliare online → “La Voce dei Senza Voce” n. 110
Se cerchiamo sul vocabolario la parola “giocare” viene descritta sinteticamente come dedicarsi a un gioco per ricreazione o passatempo. Per scoprire il vero significato però, bisogna scavare un po’ più a fondo e trovare quelle parole che ne fanno comprendere il reale valore quali complicità, affetto, fiducia, felicità, attenzione, concentrazione, riflessione, soddisfazione, serenità, apprendimento, emozione, condivisione. Ingredienti fondamentali per spiegare al meglio il concetto di gioco, proprio perché da questa divertente attività svolta insieme al nostro cane nasce e si rafforza la relazione, la nostra affinità reciproca.
Certamente occorrerà valutare l’individualità del soggetto per poter impostare al meglio ogni sessione ludica e non standardizzare le modalità di insegnamento senza tenere conto del carattere e delle reazioni del cane con cui ci approcciamo nel gioco, che comunque deve essere fatto con delle regole chiare e comprensibili, in un clima disteso e di allegria, in modo da evitare fraintendimenti e confusione: sentimenti che non lascerebbero un bel ricordo al cane del nostro tempo condiviso.

Una buona base di partenza però può essere definire uno start di inizio per attirare la sua attenzione, come un “Pronto?!” e uno stop di fine gioco per far capire al nostro cane che il momento ludico è terminato, come un “Finito”. Utile è quindi dare delle indicazioni vocali al cane come anche il “Vai” quando lanciamo una pallina, il “Prendi” quando gli offriamo una treccia o il “Lascia” quando chiediamo al nostro cane di cederci il suo gioco. Tante volte, senza accorgercene, accompagniamo tali richieste con la gestualità (come il braccio che si alza per lanciare l’oggetto, il braccio che si tende per proporre la treccia o il dito puntato verso terra quando chiediamo che lasci il gioco); tali gesti sono molto utili al nostro cane per comprendere chiaramente le nostre richieste e permettergli di collaborare facilmente nelle interazioni.
Palline e trecce sembrano essere i giochi maggiormente proposti ai nostri amici a 4 zampe. Ma come si possono gestire correttamente questi oggetti affinché si possa rendere il momento ludico anche costruttivo?
– LA PALLINA: consiglio di averne sempre due identiche in modo da impostare un gioco gratificante per il cane nell’inseguire una preda (la pallina) ma anche un gioco educativo con il proprio partner a due zampe (lo scambio). Se il cane ci starà lontano con la pallina in bocca, dovremo essere così bravi da rendere la nostra molto più interessante ai suoi occhi: lanciandola in aria, facendola suonare o usando toni allegri. Dovremo sempre guardare le sue risposte e non appena lascerà la sua pallina per venire da noi, gli lanceremo subito la nostra dalla parte opposta a dove ha lasciato l’altra, premiando la sua decisione.
– LA TRECCIA: consiglio sempre di scegliere la lunghezza e lo spessore adatto alla fisicità del cane con cui giocheremo in modo da impostare, non solo un gioco gratificante dal punto di vista fisico e competitivo (quante volte abbiamo osservato due cani contendersi pacificamente un legnetto?) ma anche perché gli permetteremo di usare la bocca per giocare con noi grazie ad un oggetto. Lo svolgimento corretto è quello di proporre al cane di afferrare la treccia che gli offriamo agitandola a terra e, una volta presa, effettuare una trazione lenta e calibrata alla stretta mandibolare del cane, esattamente come fanno tra simili. In questo gioco bisogna osservare molto attentamente i suoi movimenti per cercare di riproporli fedelmente ed evitare di fargli e di farci male. È un gioco di calma e concentrazione. Una competizione dove potrebbe vincere il cane ma anche il partner umano; in questo secondo caso il gioco dovrebbe proseguire lanciandogli ugualmente la treccia per concludere il gioco senza una sua reale sconfitta. Terminare il gioco facendo sì che il nostro cane ne esca spesso vincente è utile per mantenere la sua stabilità emotiva. In questo modo infatti, continuerà a credere nelle sue capacità e a provare piacere giocando insieme perché sarà contento di poter competere con noi senza che nasca un gioco negativo di sola forza.
Sia il gioco con la pallina che il gioco con la treccia sono molto utili per aumentare le capacità collaborative nel cane e per far crescere la fiducia e la complicità nel nostro rapporto, ma anche per abbassare il livello di possessività e di competitività che rischierebbero di sfociare in spiacevoli incomprensioni reciproche. Con entrambi è possibile giocarci oltre che in casa anche all’aperto, ma attenzione! nella stagione estiva, per salvaguardare la salute del nostro cane, è preferibile evitare gli orari centrali della giornata scegliendo invece le prime ore del mattino o del tardo pomeriggio; in presenza di altri cani nelle aree a loro dedicate, evitiamo nel modo più assoluto di giocare con qualunque oggetto per evitare litigi dettati dalla competizione, lasciando spazio alle interazioni intraspecifiche; per i cani anziani o con delle problematiche fisiche meglio orientare il momento ludico in attività di ricerca olfattiva o di problem solving per mantenere accesa la loro riflessività mentale senza sovraccaricare la struttura fisica.
Nel gioco non si deve mai richiedere una performance al cane: non avere aspettative è il segreto per rendere i momenti insieme, dei momenti speciali; si gioca per divertirci, per condividerci. Quindi non arrabbiamoci se il nostro cane riportandoci una pallina la lascia distante, ma premiamo anzi il fatto di averla lasciata per continuare a giocare con noi; non offendiamoci se una volta che il nostro cane, vincendo la treccia con cui stiamo facendo il tira e molla, si allontana per sdraiarsi trionfante lontano da noi ma sediamoci semplicemente accanto a lui dimostrandogli così che non siamo dei rivali ma dei compagni di gioco senza dover temere il “furto” della sua finta preda, acquisendo così ulteriore fiducia ai suoi occhi.
Infine, è un bene smettere di giocare con il nostro cane quando ci sembra soddisfatto e appagato pur senza essere eccessivamente stanco e, una volta messi via i giochi, dedicarci del tempo per riposare insieme ed insieme godere di quella sensazione di pace e benessere restando accanto a lui.
È il momento giusto per scambiarci delle coccole rilassanti, una parte importantissima della fine del gioco; quella del semplice far nulla, dello starsi vicini e del sentirsi l’uno per l’altro. Non c’è attimo migliore per ritrovarsi nell’unicità di una relazione speciale.
testo Francesca Di Biase
educatore e formatore cinofilo
→ ABC DOG Team A.S.D.
3339240420
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22 Lug, 2018
Maria Laura Gualerni, sostenitrice di LEAL, da più di 40 anni soccorre tutte le specie di volatili in difficoltà. Ha acquisito una vastissima esperienza sul campo al punto che collabora con associazioni di tutela animali e veterinari ornitologi che le affidano volatili in terapia, da svezzare o da recuperare alla libertà dopo il soccorso. Molti di noi si sono trovati con un piccione, un merlo ferito o caduto dal nido o con altre specie meno comuni. In questo caso non sappiamo come intervenire e soccorrere adeguatamente l’animale e si rischia di creare danni invece di aiutare. Invitiamo a leggere e conservare i preziosi consigli di Laura che nascono dall’esperienza e dall’amore per queste creature.
COSA FARE QUANDO SI TROVANO VOLATILI IN DIFFICOLTÀ
(→ Leggi la prima parte)
Piccioni, tortore, colombacci e colombe bianche: che cosa hanno in comune questi uccelli? Che sono tutti granivori. Si nutrono con semi vari, cereali, bacche, lenticchie, piselli, gemme di piante, insetti, larve, biscotti, mais ecc. E che i nidiacei di queste razze non si comportano come tutti i piccoli degli altri uccelli: non aprono il becco per essere imboccato dai genitori. Questi piccoli succhiano dal gozzo dei genitori una specie di latte che questi producono, usando il robusto becco come una cannuccia.
Quindi non apriranno mai il becco per farsi nutrire. Non è nella loro natura! Cosa fare se vi capita di trovare dei piccoli di queste razze? Come nutrirli? Per prima cosa non dargli mai del cibo solido da mangiare, tipo chicchi di mais o pane. Sono nidiacei, succhiano liquidi, e il loro organismo non è ancora pronto a ricevere questi alimenti e si rischia di soffocarli! Quindi si dovrà preparargli una pappa piuttosto liquida con: biscotti all’uovo sbriciolati, farina di cereali solubile (tipo quella usata per i neonati che si trova in tutti i supermercati e farmacie), omogeneizzato esclusivamente di manzo; farina di semi tipo miglio, panico, avena (io uso macinare finemente i semi per canarini, cocorite, tortore), pastoncino all’uovo per nidiacei, che si trova nei negozi per animali. Mettere qualche cucchiaino di tutti questi ingredienti in una tazza aggiungendo acqua tiepida e mescolando bene. Il composto dovrà restare omogeneo e un poco liquido. Dovrà essere facilmente aspirato con una siringa da insulina senza ago.
Ricordate che il cibo con il caldo estivo facilmente si deteriora, quindi conservate mezza tazza di preparato in frigorifero da usare nel pomeriggio. Mai somministrarlo freddo al piccolo, sempre tiepido. Né guasto. I piccoli vanno nutriti sempre dalla mattina presto fino a sera. Se ancora implumi (cioè quasi privi di penne e piume) almeno ogni mezz’ora con poche gocce. Quando sono già piumati, ogni 2-3 ore, aumentando la dose a mezza siringa da insulina da ripetere più volte. Ciò è molto importante per la loro normale crescita e sviluppo, onde evitare gravi squilibri nell’organismo causati da un prolungato digiuno.
Per somministrargli il cibo, visto che in commercio non esistono dei “biberon” adatti a loro (io mi sono costruita dei biberon da cui i piccoli possono alimentarsi succhiando), si usa una siringa da insulina senza ago parzialmente riempita con la pappa preparata. Gli si tiene delicatamente la testolina con la mano sinistra e, usando un’unghia della mano destra, fare leva verso la punta del becco. Un poco lateralmente, dove si uniscono le due estremità. Tenerlo leggermente aperto con le dita della mano sinistra, tanto da potervi inserire la siringa fino un poco oltre la metà del becco.
Ma non arrivare in fondo alla gola, dove potreste causare delle lesioni. E far scendere il cibo lentamente. Ripetere tutto ciò ad ogni pasto. Quando il piccolo sarà sazio smetterà di pigolare. Dovrete vedere e sentire un rigonfiamento sotto il collo (gozzo), ciò indica che il piccolo è sufficientemente nutrito. Questa operazione sarà più semplice se starete comodamente seduti su una sedia o poltrona, tenendo il piccolo in grembo, sulle vostre gambe, dove avrete messo della carta scottex per non farvi sporcare. Lo potrete, così, gestire meglio, facendo attenzione a non farlo cadere. Come mi ha sempre insegnato il mio veterinario ornitologo Giorgio Carubbi non usate sonde per nutrirlo: facendole scendere giù per la trachea possono causare lesioni interne anche gravi. Il sondino andrà usato solo in caso di effettiva necessità, cioè quando la creatura è troppo debilitata, ammalata e debole per nutrirsi da sola e la manovra va effettuata facendosi guidare o assistere da persone esperte.
I nidiacei vanno sempre tenuti al caldo dentro un nido fatto con qualcosa di lana, e mai esposti al sole. Gli escrementi dovranno essere compatti e contenuti dentro una membrana gelatinosa (sacca fecale) facilmente asportabile. Si presenteranno con una parte bianca (urina) e una scura (feci). Far sempre fare degli esami agli escrementi da un veterinario, per verificare l’eventuale presenza di parassiti interni e nel caso fare le cure necessarie per eliminarli perché parassiti portano alla morte queste creature! Crescendo i piccoli inizieranno a chiedere con meno frequenza il cibo (ogni 2-3 ore), e quando li vedrete becchettare a terra dategli qualche piccolo seme insieme alla solita pappa con siringa. Provate anche a mettergli qualche seme e biscotti sbriciolati a terra, per vedere se mangia da solo. Controllando sempre se il gozzo è rigonfio. Quando si nutrirà da solo con i semi potrete smettere alimentarlo voi dando anche dell’acqua da bere in un contenitore. Per abituarlo a bere, bagnate voi le dita nell’acqua, e toccando gli il becco fate scendere qualche goccia imparerà presto! Ricordate che i nidiacei l’acqua la devono assumere dal cibo.
Mai fargli il bagno, lo farà da solo istintivamente, quando sarà pronto. Ma tenetelo sempre pulito e asciutto. Lasciatelo anche libero di volare un poco in casa, con le finestre chiuse, ha bisogno di rafforzare muscoli e ali. E finché sarà piccolo, non gestitelo mai fuori all’aperto, potrebbe scappare e morire perché ancora incapace di alimentarsi da solo. Invece quando sarà indipendente, potrete lasciarlo fuori, in una gabbia, all’ombra, dove potrà imparare anche dagli altri uccelli liberi. Dopo circa 10-15 giorni potrete liberarlo. Evitate, però, di liberarlo nelle ore più calde d’estate, sempre al mattino presto; né quando sono in muta (cioè cambiano piume e penne), perché sono più delicati e deboli; oppure nei periodi di siccità estivi. L’acqua è vita e loro non hanno mai imparato, dai loro veri genitori, dove trovarla. L’istinto non sempre li aiuta e la vita da liberi è difficile se non sono ancora ben pronti ad affrontarla, possono morire.
Quindi non addomesticateli, non trattateli come giocattoli o bambini: sono uccelli! Essere troppo domestici o abituati agli umani, farà di loro creature incapaci di vivere libere, li porterà alla morte!
Non tenete i piccioni insieme alle tortore. I piccioni sono più grossi e voraci e impedirebbero alle tortore di nutrirsi adeguatamente, beccandole anche con conseguenze gravi. I colombacci sono uccelli selvatici e si devono portare nei centri di recupero. Comunque non liberare mai un giovane colombaccio se sul collo non sarà comparso il tipico collare bianco di questa razza. Fino ad allora non sarà pronto a trovarsi il cibo. Come riconoscere un piccione maschio da una femmina? Dal comportamento: i maschi sono più dominanti e corteggiano le femmine con tipiche danze e inchini. Gli occhi nei maschi sono posizionati più frontalmente e il loro sguardo è frontale, mentre nelle femmine gli sono più laterali. Ciò è dovuto dalla forma più stretta e appuntita della testa del maschio mentre nella femmina è più larga e arrotondata, così da spostare di più gli occhi sui lati.
Maria Laura Gualerni
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19 Lug, 2018
Maria Laura Gualerni, sostenitrice di LEAL, da più di 40 anni soccorre tutte le specie di volatili in difficoltà. Ha acquisito una vastissima esperienza sul campo al punto che collabora con associazioni di tutela animali e veterinari ornitologi che le affidano volatili in terapia, da svezzare o da recuperare alla libertà dopo il soccorso.

Molti di noi si sono trovati con un piccione, un merlo ferito o caduto dal nido o con altre specie meno comuni. In questo caso non sappiamo come intervenire e soccorrere adeguatamente l’animale e si rischia di creare danni invece di aiutare. Invitiamo a leggere e conservare i preziosi consigli di Laura che nascono dall’esperienza e dall’amore per queste creature.
COSA FARE QUANDO SI TROVANO VOLATILI IN DIFFICOLTÀ
Spesso ricevo chiamate di persone che si rivolgono a me sapendo che curo e gestisco uccelli da 40 anni, collaborando con varie associazioni e con l’indispensabile aiuto di bravissimi veterinari specializzati ornitologi. Cosa fare quando si trovano uccelli che sono o sembrano in difficoltà? Principalmente bisogna assicurarsi che siano veramente in difficoltà, e non semplicemente dei giovani ancora inesperti seguiti e curati dai loro genitori. I giovani hanno ali poco sviluppate, penne corte o appena accennate che ne impediscono il volo. Anche la coda è poco sviluppata. Sul corpo possono presentare ancora del soffice piumino giallo mentre ai lati del becco si nota una evidente escrescenza giallo-bianca tipica nei piccoli. L’interno della bocca è di un bel rosso vivo. I giovani novelli non temono molto gli uomini e non potendo ancora volare si spostano saltellando qua e là. I piccoli di molte razze di uccelli lasciano presto il nido senza saper ancora volare.
Quando trovate un piccolo assicurativi soltanto che il posto non presenti dei pericoli per lui, senza predatori come cani e gatti, o su un marciapiede trafficato, o nel mezzo di una strada. In tutti questi casi basta spostare, o far spostare il piccolo in un posto lì vicino più sicuro. Come sopra una siepe alta o un ramo d’albero alto: i genitori lo troveranno.
Non abbiate timore di toccarlo delicatamente con le mani, agli uccelli non interessa di sentire il vostro odore! Ma per essere proprio scrupolosi usate un fazzolettino di carta, o toccate della terra o erba prima di prenderlo. Non nutritelo né dategli acqua ci penseranno i genitori richiamati dalle sue grida. Se il piccolo è implume (cioè senza piume e penne) si tratta di un nidiaceo, che da pochi giorni o ore è uscito dall’uovo e caduto dal nido. Lasciarlo lì è rischioso perché anche se i genitori lo nutriranno non potranno tenerlo caldo né proteggerlo da predatori né da piogge e temporali, né dai raggi del sole.
Tutti i nidiacei vanno sempre tenuti al caldo e non esposti ai raggi del sole. Se non è possibile trovare il suo nido per rimetterlo insieme ai suoi fratelli, bisogna raccoglierlo, tenerlo caldo, e non nutrirlo, lo avranno già fatto i suoi genitori e contattate una associazione specializzata → Centro Recupero Selvatici: potranno aiutarvi e darvi dei consigli su come gestire il piccolo. Non alimentare i piccoli senza conoscere la razza e il tipo di alimentazione. Possono essere insettivori, granivori, carnivori o onnivori; volendo ci si può rivolgere ad un veterinario ornitologo che potrà visitarlo e darvi indicazioni per alimentarlo. Evitate di rivolgervi a persone “pseudo esperte” o da informazioni spesso errate e dannose che girano su Internet. Ricordate che i nidiacei non bevono acqua, ma assumono liquidi tramite il cibo fornito dai genitori. Eventualmente, e solo se non si ha nessun alimento specifico per il piccolo, si può somministrare qualche goccia di acqua zuccherata.
Una alimentazione corretta è importante per gli uccelli perché da questa traggono energia vitale necessaria per vivere. La malnutrizione crea gravi disturbi, come dissenteria, infezioni a diversi organi, grave dimagrimento, forti anemie, rachitismo, grave stanchezza con impossibilità di volo, facilità ad ammalarsi, poco sviluppo fisico, perdita di piume e penne, malformazione di organi interni, e molto altro ancora. Porta alla morte! Ecco perché è importante sapere, informarsi e rivolgersi a chi ha competenza ed esperienza se davvero vogliamo aiutarli.
Gli uccelli adulti che stanno fermi a terra e si lasciano prendere facilmente, hanno sempre problemi gravi (come anche i piccoli) e si presentano con ferite sanguinanti, sono deboli e barcollanti, con ali rotte o gambe spezzate che trascinano a terra. Vanno soccorsi! Per trasportarli servirsi di un trasportino per gatti o una scatola chiusa a cui avrete praticato dei fori per l’aria. Lasciateli tranquilli al caldo ma non esposti al sole. Per i nidiacei si può fare un nido con qualcosa di lana per tenerli caldi. Bisogna portarli da un veterinario ornitologo che provvederà a curarli e a fargli degli esami. Quindi chiamate le associazioni già citate che se ne prenderanno cura e vi indicheranno cosa fare nell’attesa del loro intervento. Tutti gli uccelli adulti hanno paura degli esseri umani, lasciateli tranquilli, mettete un contenitore per l’acqua a loro disposizione e del cibo adatto a terra. Non usate sonde (cioè dei tubicini sottili collegati a siringhe o pompette) piene di cibo giù nella trachea per alimentarli forzatamente. Può essere dannoso e creare lesioni interne che possono portare lentamente alla morte le povere creature. Una tortura inutile perché tutti gli uccelli adulti, quando hanno fame mangiano da soli e tutti i piccoli aprono il becco quando hanno fame.
La sonda è utilissima soltanto ed esclusivamente se l’uccello è fortemente debilitato e incapace di alimentarsi da solo: è una manovra che va praticata da veterinari specializzati e solo se è assolutamente necessario, come mi ha sempre detto il mio veterinario ornitologo di fiducia Giorgio Carubbi di Milano. Io non ho mai avuto necessità di usarle. Non tutti i piccoli però, aprono il becco per essere imboccati: colombi, tortore, piccioni, colombacci (tutti granivori) non hanno questa usanza.
I piccoli usano il lungo becco per succhiare dalla gola dei genitori una specie di latte che questi rigurgitano. Quindi non apriranno mai il becco per essere imboccati! Per queste razze “difficili” io mi sono creata un biberon da cui i piccoli possono nutrirsi succhiando come dal gozzo dei genitori. Tutti gli altri metodi per loro sono violenze. Ma se non si ha un biberon (non esistono in commercio) piuttosto che usare un sondino è meglio usare una siringa da insulina (senza ago!) riempirla di cibo adatto a loro, aprire delicatamente il becco e somministrare della pappa più volte al giorno. Ricordate che gli uccelli sono esseri viventi, non dei pupazzi con cui sperimentare, non sono bambolotti da trastullare senza rispettare la loro vera natura selvatica perché poi pagano i nostri errori! Una volta “salvati” non vanno imprigionati a vita. Non ci hanno chiesto nulla, non ci appartengono e non ci devono nulla. Non possiamo obbligare nessun essere vivente ad amarci! Sono creature intelligenti, coraggiose, astute, con grande dignità, che vanno rispettate perché è grande la loro utilità e bellezza. Vanno trattati con gentilezza perché tanto possono insegnarci e, chissà, forse un giorno anche perdonarci!
Maria Laura Gualerni
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