LEAL PROGETTO "EMERGENZA A QUATTROZAMPE": CONSEGNA AIUTI E CIBO PER GLI ANIMALI DI SOMMATI FRAZIONE DI AMATRICE

LEAL PROGETTO "EMERGENZA A QUATTROZAMPE": CONSEGNA AIUTI E CIBO PER GLI ANIMALI DI SOMMATI FRAZIONE DI AMATRICE

testo di Gian Marco Prampolini
Presidente LEAL Lega Antivivisezionista

Anche quest’anno la pioggia ha accompagnato il nostro viaggio fino a Sommati frazione di Amatrice dove siamo tornati a consegnare il cibo, le cucce e gli aiuti raccolti e acquistati per gli animali del territorio. Ricordiamo che Sommati è stata violentemente colpita e distrutta dal terremoto del 2016 che rase al suolo Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto e che le zone sono ancora piene di macerie e gli animali vagano liberi tra i detriti.

La nostra carovana di due mezzi è partita da Milano per consegnare il carico di cibo e gli aiuti a Daniela Di Giacomo amica e volontaria che segue i numerosi randagi del posto e si dedica a loro ogni giorno con tanto lavoro e tanto amore. Tutto il cibo e il materiale che abbiamo consegnato è stato immagazzinato nelle casette prefabbricate che LEAL grazie agli aiuti di soci e sostenitori ha procurato a Daniela. Alcune di queste casette in legno sono state dotate di gattaiola e destinate ai mici che così possono ripararsi dai rigori dell’inverno e dalle piogge. Chi ci segue da tempo sa che abbiamo conosciuto Daniela dopo il sisma e non abbiamo mai smesso di sostenerla, è una volontaria e una donna speciale che nonostante le enormi difficoltà causate dalla situazione del post terremoto, nonostante il disagio di vivere ancora in un piccolo prefabbricato costruito per le vittime del terremoto come rifugio temporaneo ha scelto di restare per non abbandonare i suoi amati animali che segue, sfama e accudisce ogni giorno con ogni tempo. Ogni volta che ci rechiamo da lei possiamo vedere i tutti i cani che segue e la loro gratitudine nei suoi confronti e i numerosi gatti che le corrono incontro per avere la loro razione di cibo e per ricevere attenzioni e coccole. Daniela è rimasta sola e noi siamo consapevoli di essere il suo unico sostegno e a offrirle una piccola speranza che qualcosa possa cambiare in meglio e diventare più facile. Quei cani e quei gatti oggi sono vivi grazie a lei che nonostante i problemi di salute, la solitudine, il trauma del terremoto e le preoccupazioni del presente e del futuro non ha mai pensato di girare loro le spalle.
Durante tutto l’inverno fino all’estate organizzeremo ancora collette alimentari da destinare ai cani e gatti di Sommati mentre rimane aperta la raccolta fondi alla quale potete partecipare con offerta libera specificando nella causale di versamento “AIUTI PER SOMMATI”. Con i fondi raccolti potremo fornire assistenza veterinaria ed acquistare altre cucce da esterno e affrontare le nuove emergenze che sono tantissime e mutevoli, ma con il progetto “EMERGENZA A QUATTROZAMPE” cercheremo di aumentare i fondi destinati alle emergenze in considerazione del fatto che in caso di calamità LEAL anticipa subito il denaro necessario senza aspettare che arrivino i fondi perché la sofferenza degli animali non può aspettare: in tutti questi anni dalla Sardegna, Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Abruzzo è sempre stata presente salvando vite.
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LA STORIA A LIETO DI FINE DI CIKO DALL’ABBANDONO AD UNA FAMIGLIA MERAVIGLIOSA

LA STORIA A LIETO DI FINE DI CIKO DALL’ABBANDONO AD UNA FAMIGLIA MERAVIGLIOSA

Articolo di Giovanna Rossi, LEAL sezione Monza e Brianza, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.
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Giovanna Rossi
LEAL sezione Monza e Brianza

Il giorno più fortunato della vita del cane Ciko è stato il 2 giugno scorso quando è stato segnalato al presidente LEAL Gian Marco Prampolini che con Alessandra Schiavini e Giovanna Rossi era sul territorio del sisma per consegnare aiuti destinati agli animali randagi. Abbiamo chiesto a Giovanna Rossi, responsabile LEAL sezione Monza e Brianza, di raccontarci la storia del salvataggio di questo meraviglioso cane.

“Ciko, un cane di poco più di un anno, ci è stato segnalato dall’amica e volontaria Daniela che abita a Sommati frazione di Amatrice e che segue con impegno i randagi del territorio. Ciko già dai suoi primi mesi di vita ha con tutta probabilità mostrato il suo disinteresse nello svolgere il ruolo di “custode” delle pecore e per questo un pastore lo ha abbandonato sul territorio. Durante i vari mesi di vagabondaggio tra il freddo e la neve, Ciko si avvicinava alle case in cerca di un po’ di cibo e nell’inverno del 2019 ha trovato in Daniela un’amica che si è presa cura di lui. Inizialmente ospitò Ciko in un riparo di fortuna su un suo terreno dove lei già accudisce i suoi 5 cani salvati dopo il grave terremoto del 2016. Purtroppo la convivenza con gli altri cani è risultata molto difficile nonostante molti tentativi. Dopo vari mesi Daniela ha chiesto ad un amico di ospitare il cane, ma anche questa soluzione si è rivelata un fallimento perché Ciko che ha un carattere mite subiva gli attacchi continui degli altri cani, soprattutto maschi e spesso scappava impaurito.
Fortunatamente Daniela era sempre sui suoi passi e come un angelo ha sempre vegliato su di lui e gli ha sempre assicurato il cibo e le cure pur lasciandolo libero. Il carattere confidente e il bisogno di contatto umano di Ciko che lo porta ad avvicinare le persone stava purtroppo infastidendo molti paesani con il rischio di mettere a repentaglio la sua incolumità. A questo punto Daniela ha chiesto aiuto al presidente di LEAL. La decisione è stata rapida e Ciko è stato caricato in auto destinazione Milano.
Durante il viaggio è stato tranquillo ed appoggiava il suo muso sulle nostre gambe, sempre in cerca di coccole guardandoci con gli occhioni tristi ma nello stesso tempo speranzosi. Ciko si è rivelato un cane buonissimo, ha accettato subito il guinzaglio ed è sempre stato docile e paziente. La sua prima destinazione è stata il rifugio La Fenice di Limbiate MB dove è stato affidato ad una volontaria che gli ha assicurato cibo e coccole oltre che una bella toelettatura visto che il suo pelo era in più punti aggrovigliato con la paglia.
è stato quindi sottoposto ad una accurata visita veterinaria ed esami che hanno certificato il suo buono stato di salute. A questo punto abbiamo fatto a Ciko una promessa: quella di trovargli molto presto una famiglia. Promessa puntualmente mantenuta! È arrivata grazie alla splendida volontaria e amica Simona una richiesta per lui: una famiglia ideale di cui fanno parte Kira una bella e brava cagnolona e tre gatti che convivono felicemente in una casa con un ampio giardino a disposizione. Dopo un inserimento con gli altri animali di casa ora Ciko è stato ufficialmente adottato e la sua vita è finalmente cambiata! Spesso passo a salutare Ciko ed i nuovi amici e la sua famiglia. Cambiare in meglio il destino di un animale in difficoltà è sempre una grande gioia”.


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LEPTOSPIROSI: UN PERICOLO SEMPRE IN AGGUATO

Articolo di Piero M. Bianchi, medico veterinario, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.
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Piero M. Bianchi, medico veterinario
Clinica Sempione Milano, 02 33605150
Dr. Bianchi e Dr. Dominione

LEPTOSPIROSI: UN PERICOLO SEMPRE IN AGGUATO
Tra le malattie infettive che possono colpire i nostri amici a quattro zampe, un ruolo di primaria importanza è rivestito dalla leptospirosi, un’affezione che – oltre il cane – interessa gli Ungulati e i Mustelidi selvatici, gli Equini, i Bovini, gli Ovini, i Caprini, i Suini e l’uomo. Il responsabile dell’infezione è un batterio appartenente al genere Leptospira, così chiamato (dal greco antico leptos che sta per “sottile” e speira il cui significato è “spirale”) per la sua forma allungata e a elica, facilmente riconoscibile al microscopio. A esso, identificato dagli scienziati per la prima volta più di un secolo fa, fanno capo innumerevoli specie presenti un po’ in tutto il pianeta: in questo cospicuo gruppo zoologico ne sono state infatti classificate ben duecento che risultano essere patogene.

Alla loro diffusione ubiquitaria hanno contribuito le modificazione climatiche che hanno interessato da una cinquantina d’anni la terra e i cambiamenti dello stile di vita degli uomini e degli animali selvatici e domestici. Tali microrganismi sono dotati di una scarsa sopravvivenza nell’ambiente esterno e vivono più facilmente soprattutto nelle acque stagnanti, nei terreni umidi e nell’apparato escretore di topi e ratti, che li eliminano con l’urina, favorendo così la contaminazione dell’ambiente circostante. A questo proposito è importante sottolineare che, sulla base delle indagini epidemiologiche condotte, non è escluso che possano essere coinvolti altri Roditori (che fungono così da portatori/eliminatori sani), quali per esempio scoiattoli e nutrie: a tutt’oggi, però, non sono state ancora documentate certezze in tal senso.
Che cosa succede nell’organismo del cane
Il cane, considerato uno degli animali maggiormente sensibili all’azione delle Leptospire, può ammalarsi ingerendo non solo urina e tessuti infetti, ma anche acqua o terreno contaminato. Da non dimenticare, però, anche il contagio attraverso le vie respiratoria e cutanea. Possono essere colpiti soggetti di qualunque razza, sesso o età. Tra i principali fattori di rischio vanno ricordati la stagionalità (le punte maggiori si registrano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno), la frequentazione di aree verdi e zone rurali, l’abitudine a passeggiare e gironzolare nei luoghi infestati da topi e ratti, l’attività venatoria. Dopo la loro penetrazione nell’organismo dei nostri beniamini con la coda, le Leptospire si moltiplicano rapidamente e si diffondono, grazie alla circolazione del sangue, a differenti organi bersaglio, tra i quali i più importanti sono i reni, il fegato, i polmoni, gli occhi, l’apparato digerente, gli organi riproduttori e il sistema nervoso. Qui hanno luogo replicazioni successive, che contribuiscono a peggiorare la situazione generale. I vasi sanguigni, inoltre, diventano più fragili e questa condizione può predisporre all’insorgenza di emorragie in diversi distretti corporei.
Come riconoscerla e curarla
Il primo sintomo a comparire è la febbre: l’animale colpito è svogliato, non mangia, non mostra interesse per ciò che lo circonda e la sua temperatura rettale (di norma compresa tra i 38 e i 39 gradi centigradi) sale in maniera incontrollata, spesso fino a raggiungere e superare il valore di 40. In questa fase i globuli bianchi (misurabili con l’esame emocromocitometrico) aumentano e possono comparire segni clinici quali vomito, diarrea, disidratazione, tosse, difficoltà respiratorie, anemia (contraddistinta da pallore della lingua e delle mucose congiuntivali degli occhi e della bocca), dolori alle zampe (zoppicature e alterazioni locomotorie), disturbi oculari, fino ad arrivare a tremori, forme di paralisi e perfino crisi convulsive. L’urina può diventare molto scura e le analisi del sangue mettono non di rado in luce un coinvolgimento delle funzioni epatiche e renali, caratterizzato da aumento di sete, moltiplicazione degli episodi di vomito e sempre più marcato malessere generalizzato.
Poiché si tratta di un’infezione batterica, la leptospirosi è teoricamente curabile con un’adeguata terapia antibiotica. In realtà, però, la diagnosi è troppo spesso tardiva e i farmaci utilizzati si rivelano raramente efficaci nello sconfiggere la malattia. Oltre agli antibiotici (in linea di principio le Leptospire sono sensibili a molte delle molecole facenti parte di questa categoria), è importante la somministrazione di altri preparati atti a sostenere le funzioni deficitarie dell’organismo canino: l’inoculazione di soluzioni saline serve per reidratare l’animale colpito e ristabilire il corretto equilibrio idrico-salino, gli anti-emetici e i gastroprotettori attenuano la nausea e il vomito, i nefroprotettori e gli epatoprotettori favoriscono l’attività di reni e fegato, i ricostituenti aiutano il cane a riprendersi più rapidamente dal decadimento generale che interessa il suo organismo.
La prevenzione è fondamentale
Per combattere adeguatamente la leptospirosi canina è indispensabile vaccinare in maniera sistematica e regolare i nostri amici a quattro zampe. Fino a qualche anno fa si impiegava un vaccino bivalente (attivo contro la Leptospira canicola e la Leptospira icterohaemorragiae) che, da inoculare ogni sei mesi circa, garantiva a tutti i soggetti trattati una buona protezione immunitaria. Recentemente, però, i ricercatori hanno messo a punto un nuovo preparato tetravalente (efficace anche contro la Leptospira grippotyphosa e la Leptospira australis), i cui vantaggi sono rappresentati non solo dal più ampio spettro d’azione (quattro sierogruppi anziché due), ma anche dalla durata più lunga (dodici mesi contro sei). Questo innovativo vaccino, disponibile anche nel nostro Paese, deve – se somministrato per la prima volta – essere richiamato dopo tre/quattro settimane e successivamente ripetuto una volta all’anno per tutta la durata della vita. Nei cuccioli è preferibile iniziare il ciclo vaccinale intorno ai tre mesi di vita.
In linea di principio è raccomandabile vaccinare tutti i cani, indipendentemente dalle loro abitudini di vita. Per l’esecuzione della vaccinazione occorre rivolgersi al proprio medico veterinario di fiducia che, dopo avere visitato l’animale e riscontrato la sua buona salute, inoculerà il prodotto e ne comproverà l’avvenuta esecuzione apponendo la sua firma e il suo timbro all’interno del libretto delle vaccinazioni.
Il prodotto in questione non ha alcun effetto secondario, in quanto formulato utilizzando i microrganismi infettanti uccisi, dopo averli privati in laboratorio del loro potere patogeno: può essere pertanto utilizzato senza alcun problema in animali giovani, adulti e anziani.

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A PROPOSITO DI FUGA DI CERVELLI: LA RICERCA SENZA ANIMALI

Articolo di Giovanna Tarquinio, Direttivo LEAL, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.
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Giovanna Tarquinio
Direttivo LEAL

A PROPOSITO DI FUGA DI CERVELLI: LA RICERCA SENZA ANIMALI
Tempo fa sul quotidiano “La Stampa” ho letto un articolo che ha catturato la mia attenzione e che mi ha interessato, in quanto riportava la notizia relativa a due giovani biologi italiani: Cinzia Silvestri e Nikolas Gaio, che hanno creato un “organ-on-chip”, ovvero un organo che batte come un cuore e può espandersi come un polmone, nell’ambito del loro comune interesse di investire nella ricerca medica senza ricorrere a test sugli animali. Vincitori della Accenture Health Award 2018, per la sezione Health, con il loro progetto BI/OND, essi intendono trovare metodi scientifici di ricerca medica più sostenibili ed efficaci per lo sviluppo di nuovi medicinali, per un futuro più etico.
Cinzia Silvestri, secondo la classifica stilata da Inspiring Fifty Italia, è considerata una fra le più influenti ricercatrici tecnologiche del mondo, ce ne sono solo 50, mentre Nikolas Gaio ha vinto l’ultimo Young Researcher Award del Lush Prize, il premio che viene assegnato per la ricerca sostitutiva e lo stesso è stato assegnato ad Alessandro Paolini, dell’Istituto nanotecnologico del CNR, con un dottorato conseguito presso l’Università del Salento e presso il Lawrence Berkeley National Laboratory in California. Cinzia e Nikolas, dopo aver entrambi conseguito il dottorato in microelettronica e microfabbricazione, presso l’Università di Tor Vergata a Roma, e al Politecnico di Milano, hanno proseguito gli studi spostandosi a Delft (Olanda). Qui, in collaborazione con l’Università olandese, hanno realizzato il BI/OND, grazie alla collaborazione del collega William Quiros-Solano.

Questi talentuosi giovani sono la testimonianza che studiare e promuovere lo sviluppo di test senza ricorrere all’uso degli animali non ha soltanto un risvolto etico, ma soprattutto scientifico. I test sugli animali hanno dimostrato le loro limitazioni in quanto sono poco predittivi. Oltre il 90% dei medicinali che vengono testati sugli animali risultano poi fallaci nel momento in cui vengono testati sugli uomini. Su questi dati si è basata l’idea di creare “organ-on-chip”, che in sostanza è un microchip che funge come la migliore cavia, altamente tecnologica, per testare farmaci e studiare modelli patologici e fisiologici, operando su piccoli modelli dinamici di organi che utilizzano cellule umane. Due ospedali olandesi hanno messo a disposizione dei due biologi, al fine di collaborare al loro progetto, una serie di strumenti altamente tecnologici. Ciò ha consentito di poter creare un microchip di soli 1×1 cm, che simula un organo umano, permettendo così di interagire tra diversi tipi di cellule. Come ci spiega la dottoressa Cinzia Silvestri: all’interno di queste piattaforme le cellule che vengono inserite, si sentono più a casa. Questa procedura ha come obiettivo di ottenere risultati scientifici più attendibili evitando l’uso di animali nella ricerca. A questo punto si comprende perché molti giovani ricercatori valenti si trovano a dover cercare fuori dall’Italia la possibilità di realizzarsi e specializzarsi in studi che consentono di realizzare studi innovativi, come dimostra questo esempio in Olanda, dove la possibilità di produrre piattaforme on demand e di collaborare con gruppi di ricerca clinica, presso strutture adeguate, lo sviluppo di ricerche sostitutive sono una realtà.
All’estero lo sviluppo di una ricerca senza uso di animali, opera su culture cellulari e ricorre a tecniche di microfabbricazione per alcuni tipi di patologie, come ad esempio la SLA, dove è conclamato che gli animali non possono dare risultati utili, in quanto il loro sistema motorio non ha alcun riferimento, data la sua complessità, a quello umano. Inoltre la componente genetica di determinate malattie umane non è sempre presente, per cui trovare metodi di sperimentazione sostitutivi all’animal testing diventa una necessità per patologie come appunto la SLA.
La dottoressa Silvestri in una intervista ha rivelato che il suo desiderio sarebbe quello di portare il loro progetto in Italia appunto, e qui in Italia? La leva per poter offrire nuove prospettive di ricerca sui test sostitutivi la sta offrendo L’Istituto di nanotecnologia del CNR con il progetto Polaris a cui lavora Alessandro Paolini, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia della ricerca di base preclinica, senza ricorre agli animali. Usando la tecnologia la creazione di nuovi modelli in vitro ci permetterà di abbattere i costi che comporta la sperimentazione di medicinali e i test animali, per i quali fra l’altro, occorrono ben 13 anni e due miliardi di euro solo per studiare un farmaco, per poi ritrovarsi a scoprire la sua fallacità, una volta passato all’uomo.
Noi di LEAL siamo stati in un certo senso i pionieri in Italia, molto tempo fa, quando nacque l’idea di istituire e finanziare la prima Borsa di studio, per dare la possibilità a giovani ricercatori di trovare nuove procedure e metodi di ricerca scientifica, incentivando l’interesse verso la rinuncia al ricorso di animali nei test, sia da un punto di vista prettamente scientifico per il benessere umano che etico. Incontrammo molta resistenza e ricevemmo critiche, tacciati come visionari ma ci abbiamo creduto e non ci siamo fermati. Ora la strada è stata aperta e sta percorrendo la giusta direzione in cui deve andare speditamente la ricerca scientifica. I governi devono guardare al futuro di essa arrivando a comprendere che la vivisezione è un ostacolo che bisogna abbattere, un retaggio inutile e pericoloso per il benessere di tutti. La prospettiva di utilizzare animali geneticamente modificati, creati in laboratorio, per cui verranno considerati non più come animali ma strumenti di lavoro, non ci esime dal condannare moralmente una procedura che continuerà a portarci lontano dalla via maestra.

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LA VICENDA DEI MACACHI E LA CECITÀ DELLA VIVISEZIONE

Articolo di Mirta Bajamonte, consulente scientifico LEAL, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.
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PhD Professoressa Mirta Bajamonte
Consulente Scientifico LEAL

LA VICENDA DEI MACACHI E LA CECITÀ DELLA VIVISEZIONE
In merito alla ricerca sui macachi, attualmente posta sotto i riflettori, per gli studi di neurologia da condurre nell’ambito del progetto “LIGHTUP”, connessi all’organo di senso visivo, risulta determinante fare una premessa che evidenzi la relatività e l’accecata “visione” della “necessità imprescindibile” della sperimentazione animale, per determinati studi riguardante il cervello, poiché ad oggi non ci sono metodi sostitutivi all’impiego di animali, che possano garantire risultati importanti, a garanzia della salute umana, come spesso riportato su testi di articoli, disegni di legge o in fase finale nei testi dei decreti di legge nazionali ed europei.
Non riconosco nessuna validità ad Autorità e Commissioni di Bioetica che valutano le tipologie di ricerca basate sulla sperimentazione animale, in quanto nel loro interno non ci sono, ad oggi, Bioetici che sposano esclusivamente la ricerca Human Based. I singoli professionisti che oggi le compongono, sicuramente sono nomi di prestigio e di grande esperienza professionale, ma sicuramente non in grado di valutare, con estrema attenzione la validità o meno della ricerca basata sulla sperimentazione animale. La produttività di essa ad oggi ha soltanto garantito la permanenza e non la cura in termini di risoluzione, di tutte le patologie della specie umana, quali patologie del Sistema Nervoso Centrale, come tutte le forme di carcinoma, il diabete, l’infertilità, per citarne alcune tra le più importanti.

Quando poi si parla di benessere animali negli stabulari, ricordo soltanto un dato: Il benessere animale è il suo vivere nel suo ambiente naturale e nella sua condizione naturale, tutto il resto è falsità. Quando ancora oggi i ricercatori che fanno sperimentazione animale si sentono offesi nell’essere nominati “vivisettori”, li invito ad accettare per coerenza della loro scelta il fatto che facciano vivisezione. Non vi è infatti alcuna differenza sul significato o dato dei due termini, “sperimentazione animale” e “vivisezione”, in quanto è solo una falsa speculazione filosofica. Qualunque riferimento a termini di legge vigenti che vengono rispettate, per cui la sperimentazione animale è legittima, giusta e nel rispetto del benessere animale (tutti dati determinati dalla mente umana che commette l’errore di un approccio antropocentrico, quindi in quanto tale errato fin dalle fondamenta), tutto decade nei termini deontologici professionale e di cura vera del malato affetto da patologie, poiché l’unica soluzione alle patologie di oggi è la ricerca Human Based, ovvero basata sullo studio di organi e tessuti umani, con storia ed identità precise, in termini di provenienza del malato come anamnesi familiare dello stesso.
Tutti gli studi basati sulle patologie del sistema nervoso centrale svolte sui primati non umani, non tengono in considerazione l’assenza di facoltà di parola dell’animale. Tutte le patologie ad oggi studiate sugli animali sono patologie indotte artificialmente nell’animale, quindi in quanto tali, non hanno le stesse caratteristiche della patologia che sorge in modo spontaneo nella specie umana, da cause spesso differenti da uomo a uomo, inoltre molte patologie studiate per l’uomo non appartengono alla specie animale.
Nell’ambito della specie umana, già la variabilità della genetica fa sì che una patologia insorga o meno o muti i sintomi da individuo a individuo, poiché il soma non è collegato dal SNC, la cui attività è a sua volta collegata a moltissimi fattori esterni, che fanno sì che il fenotipo condizioni il genotipo. Figuriamoci poi quando studiamo una patologia, pure indotta artificialmente su una specie di diversa dalla specie animale “uomo” che è il bersaglio specifico di tale patologia. Invito pertanto alla assoluta riflessione e presa di coscienza, circa la futilità delle motivazioni, o presunte tali, che ad oggi vengono riportate come bandiere giustificative di procedure di ricerca assolutamente fallimentari, a partire già dai presupposti cosiddetti scientifici.
Per quanto riguarda il progetto “LIGHTUP” esso è finanziato dall’European Research Council (Ente di ricerca a livello europeo), approvato Comitato Etico dell’Unione Europea, e successivamente dalle Università di Torino e Parma, autorizzato dal Ministero della Salute, e dall’Università di Torino, che si precisa è un’istituzione atta alla trasmissione di cultura in senso ampio, per cui si ritiene che debbano riconoscersi le implicazioni etiche connesse alla sperimentazione animale.
Entrando nello specifico in merito agli esperimenti che intendono condurre sui macachi, ciò avverrà all’interno dell’Ateneo di Parma. Si tratta di 6 macachi, primati non umani, altamente gregari che necessitano di vivere in comunità e in gruppi famigliari, condizione loro negata nei laboratori, in quanto ogni singolo individuo viene segregato isolato in una gabbia di dimensioni ridotte e immobilizzato, per tempi più o meno lunghi, per essere sottoposto all’asportazione chirurgica invasiva di aree della corteccia visiva, al fine di renderlo clinicamente e irreversibilmente cieco o parzialmente cieco.
La “consapevolezza visiva” offre flessibilità e ricchezza esperienziale e la sua perdita ha effetti devastanti. Tuttavia i pazienti umani con cecità dovuta a seguito di danno corticale, possono mantenere le funzioni visive, nonostante manchi la consapevolezza visiva, come si può tradurre su dei macachi, non coscienti, con quella di esseri coscienti, dopo il danneggiamento della corteccia visiva?
Il progetto LIGHTUP vuole sfruttare un paradigma comportamentale che può dissociare le abilità visive non consce dalla consapevolezza scimmie, con lo scopo finale di realizzare un “raffinato modello animale” di consapevolezza visiva, attraverso una serie di stimolazioni cerebrali e allenamento visivo attraverso stimolazioni magnetiche transcraniche. Nel protocollo è interessante sottolineare la dicitura: “un raffinato modello animale” cui segue “siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene opportuno stimare un livello di sofferenza atteso come grave”.
Attestato che non è accettabile eticamente un progetto del genere, seppur approvato dal Comitato Etico dell’Unione Europea, esso è anche in evidente contrasto non solo con le norme di cui al decreto legislativo n. 26/2014 ma con le stesse linee generali, dettate dal Ministero della salute che ha pure ritenuto di autorizzare la sperimentazione in deroga.

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