L’anno appena trascorso è stato flagellato da continue emergenze per cinghiali, visoni, nutrie, orsi e macachi che si sono sommate alle sanguinarie stragi della caccia e della pesca e degli animali nei mattatoi e nei laboratori di vivisezione. LEAL ha lottato al fianco di singoli attivisti e associazioni con tutti mezzi a disposizione per queste cause, impegnandosi per vie legali e con campagne stampa e informative oltre che con la propria presenza a manifestazioni di protesta. Siamo al 2021 che sarà ancora “l’anno dell’orso e della scimmia” e speriamo che possa essere decisivo a favore degli animali.

I macachi, destinati al crudele esperimento LightUp, sono ancora reclusi nello stabulario dell’Università di Parma. Durante questi lunghissimi mesi nei quali i “ricercatori” avevano già iniziato una dura fase di addestramento durata fino all’ottobre del 2020 quando il Consiglio di Statoaveva sospeso la sperimentazione dei sei macachi prima che venissero privati della vista.

La discussione collegiale in udienza pubblica è stata fissata al 28 gennaio 2021 e riguarda l’esecutorietà della sentenza appellata e gli atti impugnati in primo grado.

La vicenda degli orsi del Trentino è ad oggi altrettanto tormentata. Un duro colpo alla battaglia per la loro liberazione si è avuto con il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha recentemente pubblicato la sentenza di un ricorso presentato contro la Provincia di Trento in merito alla cattura e captivazione di M49. Una sentenza incomprensibile che ha assurdamente descritto l’orso M49 come pericoloso per l’incolumità e la sicurezza pubblica. Questa dichiarazione è per M49 una condanna all’ergastolo. Una sentenza che ha soffocato ogni sogno di liberazione per lui che si è sempre limitato a fare l’orso schivo nei confronti dell’uomo e al qual sono state attribuite predazioni di comodo per cercare di aumentare nell’immaginario collettivo l’idea della sua pericolosità.

Ricordiamo che LEAL lo scorso ottobre ha reso pubblica in esclusiva la relazione dei Cites dopo il loro sopralluogo al Casteller di Trento. Un documento che ha evidenziato tutta la gravità e la soffrenza degli orsi M49, M57 e DJ3 sedati e detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura (https://leal.it/2020/10/02/leal-ha-ottenuto-in-esclusiva-la-relazione-dei-carabinieri-cites-e-maltrattamento-per-gli-orsi-al-casteller-nellarticolo-la-relazione-completa/). I tre plantigradi, tra i quali la povera DJ3 che sopravvive in quel luogo da quasi 9 anni, sono attualmente ancora prigionieri in regime carcere duro. A oggi Fugatti, incurante di tutto, decide di realizzare un piano di ampliamento della recinzione del Casteller per poter ospitare altri orsi che saranno ritenuti pericolosi. Un progetto dai costi esorbitanti (si parla di 1,2 milioni di euro) che, come si evince dalle risposte all’interrogazione della consigliera Lucia Coppola, supera di gran lunga le spese previste in caso di liberazione degli orsi, finanziando politiche di informazione corretta dei cittadini, tutela degli allevamenti e dissuasione dall’avvicinamento ai centri abitati (https://www.ildolomiti.it/politica/2020/casteller-il-progetto-di-allargamento-di-fugatti-costa-quanto-tutti-i-danni-causati-da-tutti-gli-orsi-in-trentino-negli-ultimi-30-anni). A completare il quadro della situazione orsi l’assessore all’Agricoltura, foreste, caccia e pesca della Provincia di Trento, Giulia Zanotelli con una nota stampa ha fatto un uso strumentale di una frase del Rapporto Ispra-Muse, decontestualizzandola dal resto per adattarla al pensiero e ai desiderata della Provincia. Riferendosi al Rapporto infatti afferma: “Risulta sostanzialmente in linea con le conclusioni del documento redatto dalla Provincia, confermando che la rimozione mediante abbattimento di determinati soggetti problematici diventa un’opzione necessaria ed inevitabile”. Fa eco la dichiarazione del 25 gennaio di Barbacovi, presidente di Coldiretti, che lamenta come la fauna in Trentino sia fuori controllo e come nell’attività di pianificazione della presenza dell’orso in Trentino ci devono essere: “Misure d’intervento per prevenire i rischi di sicurezza”. La sicurezza passa anche per la rimozione. E la rimozione può voler dire anche abbattimento (https://www.ladige.it/news/cronaca/2021/01/25/pressing-coldiretti-fauna-fuori-controllo-presidente-barbacovi-orsi-lupi).

Il territorio del Trentino è attualmente sfruttato per troppa parte della sua superficie da piste da sci e impianti, dal turismo e dalla zootecnia. Attività di lucro che vandalizzano il territorio e tolgono spazio alla natura e ai selvatici che da troppi locali sono visti come uno scomodo ostacolo al loro profitto.

LEAL INCONDIZIONATAMENTE DALLA PARTE DEGLI ANIMALI

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