Oggi è il giorno che tutti stavamo aspettando: la tanto attesa risposta della Commissione europea alla nostra richiesta di divieto del commercio di pinne di squalo è arrivata e vogliamo che tu sia il primo a sapere:
L’UE ha annunciato che avvierà una valutazione d’impatto sulle conseguenze ambientali, sociali ed economiche di un divieto delle pinne di squalo nell’Unione europea entro la fine del 2023 . Avere questo tipo di valutazione prima di introdurre nuovi regolamenti è importante: riduce le possibilità di essere contestato in tribunale in seguito. Quindi, a lungo termine, vale la pena considerare tutti gli impatti in anticipo e lavorare su strategie per compensare eventuali danni finanziari in determinate aree. Una valutazione d’impatto assicura che tutte le conseguenze siano considerate in anticipo.
Faremo in modo che la voce di 1,1 milioni di cittadini dell’UE sia ascoltata in questo prossimo passo verso un #FinBanNow e continueremo a essere in prima linea nella lotta agli squali. Siamo fiduciosi che l’esito della valutazione dimostrerà che non esiste alternativa a un divieto commerciale giuridicamente vincolante!
Tieni a mente: la modifica delle leggi non avviene dall’oggi al domani. Ci vuole tempo e dedizione. Di recente, tali sforzi a lungo termine sono stati ripagati nel Regno Unito: dopo anni di campagne per il divieto delle pinne di squalo, il governo del Regno Unito ha finalmente approvato una legge firmata dal re Carlo pochi giorni fa.
Quindi il viaggio di Stop Finning – Stop the Trade non è ancora finito ma sta andando in una direzione molto positiva. Aiutaci con la tua donazione, ad esempio di 50 € o 100 €, per garantire una rappresentanza di StopFinningEU a Bruxelles. Grazie per aver reso possibile tutto questo e per essere stati con noi!
per gli squali.
dott Nils Klüger Stop Finning
Ph. François de Ribaucourt
LEAL INCONDIZIONATAMENTE DALLA PARTE DEGLI ANIMALI
In occasione del Cop27 viene lanciata Compassion in World Farming (CIWF) una petizione globale: «O si arriva a #finecorsa per l’allevamento intensivo, o la fine sarà la nostra», petizione che ipocritamente chiede di porre fine all’allevamento intensivo e di passare a “sistemi alimentari” più equi e giusti. In un sondaggio internazionale commissionato da CIWF, il 75% degli italiani pensa che l’allevamento intensivo anteponga il profitto alla cura del clima e dell’ambiente (gli animali non sono stati contemplati). Mentre uno studio di YouGov, condotto in 13 Paesi, rivela che la popolazione italiana adulta ritiene che gli allevamenti intensivi antepongono i profitti al benessere degli animali (77%) e alla salute dei consumatori di prodotti d’origine animale (71%). Qualcosa però non torna, in queste velleitarie intenzioni di stop allevamenti intensivi, no cage e altre proposte welfariste: la contraddizione sta nei numeri e nei fatti. Stando alle ultime stime, nel mondo ci sono 100 milioni di vegani e 800 milioni di vegetariani. Vegani, vegetariani, categorie salutistiche e simili rappresentano circa il 14% della popolazione mondiale, che come riportato lo scorso 15 novembre ha superato gli 8 miliardi. Pur contemplando un fisiologico incremento di vegani e fatto salvo il 14%, tutto il resto degli abitanti del Pianeta è carnista o vegetariano. Quest’ultima categoria, solo apparentemente inoffensiva, perpetua a livello globale un consumo di latte, formaggi e uova in ragione di decine di migliaia di tonnellate. Gli allevatori per soddisfare questa costante richiesta dei vegetariani, vanno necessariamente ad incrementare il numero delle “macchine” da latte e da uova: gli animali non hanno via di scampo e il loro welfare passa velocemente dal mattatoio. L’unico benessere è quello economico degli industriali dei comparti della carne latte e uova.
LA SOLUZIONE L’Iniziativa dei cittadini europei “End the Slaughter Age” (ETSA), di cui LEAL è supporter ufficiale, ha tre obiettivi: Togliere i sussidi agli allevamenti intensivi. Spostare i sussidi verso alimenti vegetali. Puntare a carne cellulare o carne coltivata ma anche uova, latte, formaggi e pesci coltivati per salvare la vita a 170 miliardi di animali ogni anno. Nove allevatori su dieci hanno ricevuto circa 50mila euro a testa direttamente dai fondi pubblici della PAC (Politica agricola comune europea) creata per tutt’altro fine, perché sulla carta: «Sostiene gli agricoltori e garantisce la sicurezza alimentare dell’Europa». Greenpeace ha scavato a fondo sui sostegni della PAC, trovandosi faccia a faccia con una spinosa realtà. Proprio negli ultimi anni di osannata urgenza di transizione ecologica, i sussidi indirizzati agli allevamenti intensivi sono addirittura aumentati.
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LEAL INCONDIZIONATAMENTE DALLA PARTE DEGLI ANIMALI
Non possiamo accettare che ancora oggi ci siano ancora miliardi di animali condannati a una vita infernale negli allevamenti per poi essere macellati a scopo alimentare! La nostra speranza è quella di lottare fintanto che tutto questo un giorno possa finire. LEAL aderisce e sostiene l’iniziativa dei Cittadini europei (ICE) “End the Slaughter Age” per dire basta alle efferate esecuzioni di animali nei macelli e per fermare i sussidi pubblici alla zootecnia.
🔴Vuoi aiutarci a fermare questo incubo? La tua firma conta!
Per approfondimenti consigliamo la puntata che RadioVeg.it ha dedicato all’Ice End the Slaughter Age lo scorso 10 ottobre sul suo canale Telegram dove Grazia Cominato ha invitato Nicolas Micheletti promotore dell’Ice “End The Slaughter Age”. Di seguito un abstract della puntata che è possibile ascoltare integralmente al link https://t.me/RadioVegit/219.
🔴 Nicola Micheletti ha lanciato l’iniziativa “End the Slaughter Age” con tre obiettivi: togliere i sussidi agli allevamenti intensivi , spostare i sussidi verso alimenti vegetali e puntare a formaggi e pesci coltivati.
Moltissime persone non vogliono rinunciare alla carne, pertanto l’alternativa può essere la carne coltivata che permette di non uccidere animali e di non deturpare il pianeta. I vegani nel mondo sono solo l’1% della popolazione e la richiesta di carne nel mondo è in costante aumento. Siamo perciò lontani dalla liberazione animale ma può diventare nel tempo l’alternativa. La carne coltivata o carne cellulare è vera carne. Esistono anche start-up di carne coltivata per gli animali domestici (es. in Inghilterra). Per produrre carne coltivata non si devono tenere gli animali in gabbia, come molti sostengono. È sufficiente prelevare le loro cellule. Si devono prelevare cellule di alta qualità perciò l’animale deve essere in salute e stare bene.
COME SI PRODUCE LA CARNE IN LABORATORIO? COSA SI SOMMINISTRA? CHI CONTROLLA? Nella prima fase della sperimentazione non si somministra più il siero fetale bovino che ha costi alti (perciò costerebbe molto anche la carne coltivata) ma dal 2014 si usa un sostituto vegetale del tutto cruelty free, il siero vegetale. La carne coltivata, prodotta in vaschette di vetro, viene alimentata quindi da un bio-reattore (in Inghilterra si parla infatti di green meat). Parlare di carne sintetica è dispregiativo perché si tratta di carne coltivata, di coltura di tessuti. Il risultato è vera e propria carne. Nella carne coltivata (chiamata anche clean meat) non sono presenti antibiotici, microplastiche, additivi. Si tratta quindi di un aspetto importante per tutelare anche la salute delle persone. I batteri sono sempre più resistenti agli antibiotici somministrati agli animali negli allevamenti e ciò è la premessa per la diffusione di zoonosi (malattie infettive degli animali trasmissibili agli uomini) e di pandemie.
Ricordiamo che l’industria della carne è indissolubilmente legata a quella farmaceutica con tutti gli interessi ed i profitti che ne derivano. In quanto ai controlli, i laboratori dove si coltiva la carne cellulare sono attrezzati con vetri in modo che tutti, controllori in primis, possano osservare le varie fasi, mentre gli allevamenti sono fuori dagli occhi ed orecchie delle persone. Bill Gates ha investito dagli anni ’70 nella carne cellulare per far fronte all’alimentazione degli astronauti della Nasa. Leonardo di Caprio ha investito nel settore per ragioni etiche. La presenza di privati in questo settore diventa fondamentale. Tra i governi, quello indiano ha investito nella carne coltivata.
IL SILENZIO DEI MEDIA
Il silenzio dei media e dei social sul tema della carne coltivata è enorme. La giornalista Sabrina Giannini aveva realizzato una coraggiosa puntata sulla carne coltivata ma per questo è stata molto criticata dalle lobby della carne. Bisogna anche dire che i giornalisti che vorrebbero scrivere articoli sul tema, vengono bloccati dagli editori che temono critiche e danni economici. Per questo “End the Slaughter Age” chiede a tutti di contattare giornalisti coraggiosi, persone note ed influencers disposti a parlare dell’iniziativa europea. Al Rifugio Hope, per esempio, se ne è parlato alla presenza di alcuni influencers.
SONO PREVISTI SUSSIDI PER LA TRANSIZIONE DAGLI ALLEVAMENTI ALLA PRODUZIONE DI CARNE COLTIVATA?
La Commissione europea ha risposto che non è sua competenza e ci devono essere dei piani di occupazione nazionale per creare lavoro a coloro che lo perderebbero in seguito all’avviamento di progetti di carne coltivata.
QUALI SONO I COSTI DELLA CARNE COLTIVATA?
La carne coltivata avrà costi alti all’inizio (come per tutti i nuovi progetti) ma i costi scenderebbero se, come chiede “End The Slaughter Age”, i finanziamenti venissero spostati dagli allevamenti a chi produce alimenti vegani e surrogati. Non dimentichiamo che l’uomo è un primate perciò gli alimenti vegetali gli sono decisamente più consoni. È significativo il fatto che, per esempio, attualmente il latte vegetale viene tassato al 22% mentre il latte vaccino solo al 4%. Ad oggi tutti noi, vegani compresi, finanziamo l’industria della carne tramite le tasse che paghiamo e che vengono destinate agli allevatori. Gli scienziati ritengono che in futuro ci saranno macchinari dedicati per produrre direttamente a casa la carne coltivata che si intende consumare.Ciò potrà significare anche la diffusione del consumo di proteine nei paesi meno ricchi, in tutto il mondo. Per quanto riguarda il nuovo governo italiano, il Presidente del Consiglio Meloni si è già incontrata con Coldiretti per firmare un manifesto contro la carne coltivata. La lobby della carne sta facendo una dura battaglia contro l’iniziativa, anche in silenzio. Nicolas Micheletti aggiunge che l’iniziativa europea potrebbe non aver successo ma bisogna comunque parlarne ed informare la collettività che ci sono le alternative alla carne “tradizionale”. Bisogna combattere con una visione realistica dei fatti ma anche con ottimismo. Per firmare l’iniziativa c’è tempo fino al 5/6/23. Servono un milione di firme da presentare all’Unione Europea. In seguito il Parlamento Europeo dovrà deliberare. Molti firmatari sono onnivori contrari ai maltrattamenti e sofferenze presenti negli allevamenti intensivi, pertanto bisogna parlarne coinvolgendo il maggior numero possibile di persone.
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La grande e bellissima notizia: StopFinningEU raggiunge 1.119.996 voti validi per il divieto del commercio delle pinne di squalo in Europa. Noi di LEAL che siamo stati tra i primi ad aderire con entusiasmo a questa sfida come supporter ufficiali non possiamo che rallegrarci per questo traguardo che volevamo superare a tutti i costi! Adesso che l’Iniziativa dei Cittadini Europei ha ufficialmente superato 1 milione di voti validi è possibile proseguire con i passi successivi rendere realmente efficace il bando del finning. Gli organizzatori saranno anche invitati ad un incontro con i rappresentanti della Commissione Europea e a un’udienza pubblica al Parlamento Europeo. Intanto il team LEAL si unisce ai ringraziamenti a tutti voi, uno ad uno, che firmando, condividendo, raccogliendo firme, facendo comunicazione sui social con noi hanno fatto sì che oggi ci possa essere una speranza concreta per gli squali. Se ci si impegna e ci si batte insieme per una giusta causa il successo è sempre possibile.
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Firma subito anche tu l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per dirottare i fondi europei dagli allevamenti ad alternative vegetali e alla carne coltivata! LEAL sostiene “End the slaugheter age” https://eci.ec.europa.eu/025/public/#/screen/home
Quanti animali vengono macellati per essere mangiati? I numeri sono vertiginosi: 170 miliardi di animali ogni anno, oltre 14 miliardi di animali ogni mese, mezzo miliardo di animali ogni giorno, 19 milioni di animali ogni ora, oltre 300.000 animali ogni minuto, oltre 5.390 animali al secondo. La carne coltivata in laboratorio parte anche da una sola cellula animale inserita in un bioreattore non solo salverà milioni di individui dal mattatoio ma risparmierà il Pianeta dal pesantissimo impatto enorme impatto ambientale causato dagli allevamenti con le emissioni di metano e di anidride carbonica. La carne coltivata eviterà che l’azoto e il fosforo rilasciati rilasciati dagli allevamenti finiscano nei corsi d’acqua farebbero risparmiare in modo molto significativo sul consumo di acqua dolce se si calcola che per un chilo di carne bovina da allevamento intensivo servono in media circa 15.400 litri d’acqua, 10.400 nel caso della carne di pecora, 6000 nel caso del maiale, e 4.300 per la carne di pollo.
Il consumo di carne diventa sempre più insostenibile come impatto ambientale ed etico, ciò nonostante ci sono persone che non vogliono, per nessuna ragione, rinunciare alla carne ma, grazie alle alternative, si potranno salvare animali e ambiente.
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