STOP ALLA MACELLAZIONE DEGLI EQUIDI: LEAL SOSTIENE LA PROPOSTA DI LEGGE BIPARTISAN

STOP ALLA MACELLAZIONE DEGLI EQUIDI: LEAL SOSTIENE LA PROPOSTA DI LEGGE BIPARTISAN

Una svolta storica per la tutela degli equidi è approdata in Senato. Una proposta di legge mira a vietare definitivamente la macellazione di cavalli, pony, asini, muli e bardotti, riconoscendo loro lo status giuridico di animali da affezione. Nella filiera della carne in Italia finiscono oltre 21.000 cavalli l’anno (nel 2023, secondo i dati del Ministero della Salute, ne sono stati macellati 24.022). La vita di questi animali finisce nell’orrore dei mattatoi, spesso attraverso triangolazioni burocratiche opache che ignorano il loro passato di “non DPA” (non destinati alla produzione alimentare). LEAL riconosce come la sensibilità dei cittadini sia cambiata: sempre più persone vedono nel cavallo un individuo da tutelare. Per questo, LEAL si augura che il divieto venga ufficializzato al più presto. L’iniziativa, sostenuta da M5S, AVS e Noi Moderati, renderà illegale la macellazione e la vendita delle carni grazie alla classificazione automatica “non DPA”. Verrebbe inoltre introdotto l’obbligo di iscrizione al registro nazionale e di microchip sottocutaneo, con sanzioni severe per chi alleva o commercia carne equina.


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LEAL DAVANTI ALLA PROCURA DI RIETI, DURANTE IL PRESIDIO ORGANIZZATO DAl COLLETTIVO VOCE ANIMALE

LEAL DAVANTI ALLA PROCURA DI RIETI, DURANTE IL PRESIDIO ORGANIZZATO DAl COLLETTIVO VOCE ANIMALE

Oggi, davanti alla Procura di Rieti, durante il presidio organizzato dal Collettivo Voce Animale, abbiamo chiesto a gran voce la salvezza dei circa 300 husky di Ponzano Romano. Vogliamo chiarezza, vogliamo rompere il muro di silenzio che avvolge questa vicenda.
La storia di questi animali, attualmente ancora sotto sequestro, è segnata da un’odissea burocratica e giudiziaria complessa: dopo il primo sequestro avvenuto nel luglio 2021 e un ulteriore provvedimento nel febbraio 2025, i cani si trovano ancora confinati nella struttura.
Abbiamo sporto denuncia a settembre del 2025, promosso interrogazioni parlamentari e continueremo a dare battaglia.
Ad oggi non sono stati resi noti i verbali né lo stato effettivo di salute e detenzione degli animali dopo l’ispezione effettuata lo scorso 27 gennaio 2026 dalle Forze dell’Ordine e dalle Guardie Zoofile Noarsa.
Non possiamo accettare che dopo tanti anni ancora non si conoscano le reali condizioni di questi cani; per questo chiediamo risposte chiare. Non ci fermeremo, non li abbandoneremo.
Grazie a Daniela Poggi e Loredana Cannata per il grande impegno in difesa degli animali.



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HUSKY DI PONZANO ROMANO, MOBILITAZIONE NAZIONALE CHIEDE GIUSTIZIA

HUSKY DI PONZANO ROMANO, MOBILITAZIONE NAZIONALE CHIEDE GIUSTIZIA

Associazioni, attivisti e testimonial sono arrivati da tutta Italia davanti alla Procura di Rieti nella giornata di domenica 15 febbraio, per il presidio organizzato dal Collettivo Voce Animale in difesa dei cani di razza siberian husky detenuti dentro l’allevamento di Ponzano Romano.

Le associazioni e i cittadini dicono basta al silenzio e chiedono alla legge risposte chiare e risolutive, circa la sorte dei quasi trecento cani che vivono nell’allevamento di Ponzano Romano.

Al fianco del Collettivo Voce Animale era presente l’Avvocato David Zanforlini con Animal Liberation, Animalisti Italiani, Vita da cani, Rete dei Santuari di Animali Liberi, OIPA, LNDC, LEAL, LAV, Aida&A OdV, Animalinsieme Onlus, Gloria Cossio Di Codroipo, Daniela Poggi, Loredana Cannata e attivisti e cittadini. In tanti per una sola richiesta, ad oggi inascoltata: conoscere le condizioni di salute degli animali e garantire loro diritti e dignità. “Le segnalazioni alle autorità – dichiarano, infatti, gli organizzatori – si sono susseguite per mesi, ma ad oggi nulla è cambiato. Siamo presenti per dare voce a chi non ne ha”. L’odissea degli Husky di Ponzano va avanti dal 2021, quando in seguito ad una segnalazione, i Carabinieri e i Forestali trovarono 110 cani prigionieri in gabbie e strutture fatiscenti a Ponzano Romano (RM), in condizioni di grave degrado, ma il processo venne archiviato. Ora la realtà documentata, segnalata e sottoposta nel tempo all’attenzione di Comune, ASL, autorità competenti, resta silente. A novembre 2024 Gloria Cossio Di Codroipo sporge denuncia e a febbraio 2025 si arriva a un nuovo sopralluogo delle autorità, che rileva il più che raddoppiato numero dei cani, l’incompatibilità della loro condizione con uno stato di benessere e viene disposto un nuovo sequestro, ma i cani non vengono spostati e affidati al loro allevatore. Sono state fatte interpellanze parlamentari dall’Onorevole Patrizia Prestipino, dall’Onorevole Manfredi Potenti e dall’on. Filiberto Zaratti. L’avvocato David Zanforlini, difensore di Animal Liberation, e in rappresentanza dei difensori di LEAL e OIPA, che hanno sporto denuncia lo scorso settembre, spiega: “ Il maltrattamento è un reato istantaneo e ha effetti permanenti. Quindi, anche se il proprietario ha dichiarato che lo stato di sofferenza dei cani era imputabile a una sua assenza giustificata da condizioni di salute critiche, il reato era sussistente, a mio avviso, e non avrebbe dovuto finire con una prima archiviazione da parte del GIP. La Procura non impugnò il provvedimento e oggi ci ritroviamo con un numero di cani ormai quasi triplicato (risultano nascite anche dopo l’accesso di febbraio 2025). Ho fatto richiesta al Comune di Ponzano Romano e Asl 4 di Roma per sapere se questo allevamento abbia mai ceduto cani, ma non ho avuto risposta. In seguito alle denunce effettuate lo scorso 25 gennaio si è svolto l’ennesimo sopralluogo all’interno dell’allevamento, un’ingente mobilitazione delle forze dell’ordine, ma la Procura non ha ancora sciolto il riserbo sull’esito degli accertamenti. Le Istituzioni hanno il dovere di garantire benessere e diritti degli animali”.


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“SFATTORIA DEGLI ULTIMI”: LEAL , LEIDAA E OIPA CHIEDONO ANNULLAMENTO DELL’ AVVISO DELLA REGIONE LAZIO PER LA CESSIONE DEI 180 CINGHIALI SEQUESTRATI

“SFATTORIA DEGLI ULTIMI”: LEAL , LEIDAA E OIPA CHIEDONO ANNULLAMENTO DELL’ AVVISO DELLA REGIONE LAZIO PER LA CESSIONE DEI 180 CINGHIALI SEQUESTRATI

Irrazionale, illogico ed emesso in violazione delle norme sul sequestro giudiziario. Per questi motivi le associazioni LEAL, Leidaa e Oipa chiedono al TAR l’annullamento, previa adozione di idonea misura cautelare, dell’avviso pubblico della Regione Lazio finalizzato alla cessione di 180 cinghiali sequestrati nel giugno scorso alla “Sfattoria degli ultimi” di Roma. L’istanza è stata depositata oggi.

L’avviso, argomenta l’avv. Aurora Rosaria Loprete, che rappresenta le ricorrenti, chiede agli interessati il “possesso dell’autorizzazione alla detenzione di fauna selvatica”, il che esclude di per sé buona parte delle associazioni animaliste teoricamente destinatarie del provvedimento, mentre apre a “fattorie didattiche ed agriturismi” con scopo di lucro in contrasto con le finalità dichiarate del “mantenimento a vita” e della “non riproduzione” degli animali. Inoltre non è chiaro dal testo a chi spetterebbero le spese di trasferimento e sterilizzazione degli animali ( sterilizzazione tra l’altro mai effettuata ad oggi dal custode giudiziario, ossia la regione Lazio, con tutte le conseguenze del caso), né risulta agli atti il necessario nulla osta dell’Autorità giudiziaria per la cessione (cioè il trasferimento di proprietà) di beni ancora vincolati dal procedimento penale. Privo di fondamento scientifico e sanitario sarebbe poi il il limite geografico di 500 km per i rifugi di destinazione dei suidi e non si prevede alcun controllo successivo alla cessione per scongiurare il rischio di macellazione clandestina, di sparizione o di violazioni della biosicurezza.

Occorre intervenire subito per annullare il provvedimento, perché – sottolinea l’istanza – “la mancata partecipazione delle associazioni all’avviso rischierebbe di sortire l’effetto contrario rispetto a quello per il quale l’avviso è stato indetto, ovvero garantire benessere a creature che nel corso della loro vita sono state costrette a vivere in condizioni igienico sanitarie compromesse per poi essere ricollocate in luoghi ove se ne perderebbe la tracciabilità”.
Leal, Leidaa e Oipa auspicano in un esito favorevole di questo ricorso e continueranno a percorrere tutte le strade più opportune per garantire la vita e il benessere a questi animali che già in passato, a causa di omissione ed inadempienze, hanno rischiato di essere soppressi.


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UCCISIONE ORSA AMARENA: LEAL TORNA IN PRIMA LINEA. NUOVA CITAZIONE A GIUDIZIO PER LEOMBRUNI

UCCISIONE ORSA AMARENA: LEAL TORNA IN PRIMA LINEA. NUOVA CITAZIONE A GIUDIZIO PER LEOMBRUNI

Il percorso verso la giustizia per l’uccisione dell’Orsa Amarena riparte ufficialmente. Dopo il brusco arresto avvenuto a causa di un vizio di forma, la Procura della Repubblica di Avezzano ha emesso un nuovo decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di Andrea Leombruni, fissando la nuova udienza predibattimentale per il 28 aprile 2026 alle ore 10:00 presso il Tribunale di Avezzano.

La necessità di questo nuovo atto nasce da una precedente battuta d’arresto presso il medesimo Tribunale. Durante la prima fase dibattimentale, il giudice aveva dovuto dichiarare la nullità del precedente decreto poiché mancava l’avvertimento obbligatorio per l’imputato sulla possibilità di richiedere l’istituto della messa alla prova. Tale omissione procedurale aveva invalidato l’intera fase introduttiva, costringendo la Procura a un integrale riavvio degli atti e imponendo alle parti offese di ricominciare l’iter da capo.

LEAL
, difesa nel procedimento dall’avvocato Aurora Rosaria Loprete, accoglie con favore la rinnovata citazione a giudizio, rilevando come l’impianto accusatorio formulato dal Pubblico Ministero, Dott. Maurizio Maria Cerrato, resti immutato nella sua fermezza e rifletta la piena gravità dei fatti contestati.

Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL, dichiara: “Il prossimo 28 aprile 2026 saremo nuovamente in aula come parte offesa per assicurarci che la morte di Amarena non resti impunita. Nonostante il rallentamento processuale dovuto a un errore burocratico, la nostra determinazione resta massima affinché venga fatta piena luce sulla condotta dell’imputato e venga applicata una pena esemplare, proporzionata alla gravità dell’illecito commesso”.

foto G.Mancone


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