È quasi pronto il regolamento per la nuova legge che rende possibile donare il proprio corpo alla scienza dopo la morte, per aiutare la formazione dei medici e la ricerca

Per quasi 90 anni la mancanza di regole chiare in Italia aveva reso praticamente impossibile la donazione del proprio corpo alla scienza. Ora, dopo decenni di proposte e di richieste da parte delle università e dei ricercatori, il nostro paese si è infine dotato di una legge per regolamentare e rendere più semplici le donazioni per fini di studio e di ricerca.

Il provvedimento, approvato nel febbraio dello scorso anno, sta per essere completato con un regolamento che conterrà le indicazioni per metterlo in pratica. La nuova legge è considerata un’importante opportunità non solo per la ricerca, ma anche per la formazione dei medici.

Disporre di cadaveri sui quali compiere studi ed esercitazioni è essenziale per la buona formazione degli studenti di medicina, così come per il progresso in molto ambiti legati allo studio di particolari malattie.I futuri chirurghi possono apprendere le migliori tecniche per condurre le operazioni, fanno pratica con strumenti tecnologicamente sempre più avanzati e meno invasivi, oppure contribuiscono alla loro sperimentazione. I ricercatori hanno l’opportunità di analizzare direttamente organi e tessuti affetti da patologie, valutare come stavano reagendo alle terapie prima del decesso e possono raccogliere campioni sui quali condurre ulteriori approfondimenti.

La legge nuova legge approvata all’unanimità dalla XII Commissione Affari sociali della Camera a inizio 2020 sta creando un percorso delineato, e i decreti attuativi forniranno un flusso molto razionale, con sistemi pre definiti e formalizzati. I centri di riferimento per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi donati alla scienza grazie alla nuova legge sono finora undici:

• I.R.C.C.S. Multimedica;
• I.R.C.C.S. Istituto neurologico mediterraneo Neuromed;
• Sapienza Università di Roma;
• Alma Mater Studiorum – Università di Bologna;
• Università degli studi di Padova;
• Azienda ospedaliero universitaria di Sassari;
• Università degli studi di Messina;
• Humanitas University;
• Università degli studi di Palermo;
• Università degli studi di Brescia;
• I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele – Gruppo San Donato.

Chi vuole donare il proprio corpo alla scienza può farne indicazione nelle “Disposizioni di trattamento” (DAT), quello che viene comunemente chiamato “testamento biologico”.

In generale, con DAT si fa riferimento agli atti con cui si esprimono le intenzioni che riguardano i trattamenti sanitari, per esempio per indicare di volere o meno ricevere determinati trattamenti nel caso di eventuali future incapacità di decidere in autonomia. Queste dichiarazioni vengono poi depositate in un registro gestito dall’amministrazione pubblica, dalle quali possono essere cancellate in un secondo momento se emergessero ripensamenti.

Nella DAT per la donazione post-mortem del proprio corpo è necessario indicare un fiduciario (ed eventualmente un sostituto), cioè una persona di fiducia che si occupi di comunicare la presenza della disposizione al medico che accerta il decesso della persona interessata. Spetta poi al medico di identificare il centro di riferimento più vicino verso cui conferire il corpo, attraverso una banca dati mantenuta online dal ministero della Salute. Grazie al testamento biologico a favore della scienza si potrà spaziare da una ricerca strettamente chirurgica, come la sperimentazione di nuovi dispositivi direttamente sul corpo umano invece che sugli animali, con benefici per la qualità dei risultati ottenuti, ad attività su livelli diversi da quelli prettamente di anatomia e chirurgia e malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer e SLA. Nella legge di Bilancio 2021 sono stati previsti 4 milioni di euro all’anno fino al 2023 per le finalità di organizzazione e di ricerca.

https://www.ilpost.it/2021/10/21/donare-corpo-scienza-italia/

LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE E LA RICERCA HUMAN BASED

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