LEAL APPOGGIA E SOSTIENE IL COMITATO CHE SI OPPONE ALL’ABBATTIMENTO DI 7 PLATANI STORICI AD ASTI

LEAL APPOGGIA E SOSTIENE IL COMITATO CHE SI OPPONE ALL’ABBATTIMENTO DI 7 PLATANI STORICI AD ASTI

La causa dei 7 platani storici di Corso Savona ad Asti è sempre più accesa. Gli alberi sono a rischio di abbattimento a causa pista ciclabile e costruzione di un nuovo supermercato Lidl. Roberto Brognano responsabile LEAL sezione di Torino Asti, ha preso a nome di LEAL una posizione chiara a favore della salvaguardia di questi alberi. La loro rimozione è inaccettabile e sarebbe un grave danno per l’ambiente e il patrimonio urbano. Nonostante l’esposto depositato in Procura, i presidi e i sit-in gli alberi rimangono a rischio. LEAL fa appello alla cittadinanza affinché scenda in piazza per tutelare il verde urbano e i platani patrimonio paesaggistico della città. Ogni singolo albero svolge un ruolo cruciale per la salute ambientale. Per informazioni sezionetorinoasti@leal.it

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UNA STARTUP  GRAZIE A UNA TECNOLOGIA DELLA NASA TRASFORMA L’ARIA IN PROTEINE SOSTENIBILI E PRODUCE UNA CARNE “SPAZIALE” E ANIMAL FREE

UNA STARTUP GRAZIE A UNA TECNOLOGIA DELLA NASA TRASFORMA L’ARIA IN PROTEINE SOSTENIBILI E PRODUCE UNA CARNE “SPAZIALE” E ANIMAL FREE

Air Protein è una startup innovativa con sede a Berkeley, California, che si propone di affrontare le sfide legate al cambiamento climatico e alla sostenibilità alimentare. Utilizzando una tecnologia sviluppata dalla NASA, Air Protein ha creato un metodo per produrre proteine commestibili direttamente dall’anidride carbonica presente nell’aria.

Air Protein si distingue per la sua produzione animal-free, ovvero i suoi prodotti non contengono ingredienti di origine animale. Questo approccio è motivato da ragioni etiche, ambientali e di salute, contribuendo a ridurre la sofferenza degli animali e promuovendo pratiche di produzione più sostenibili. Si allinea anche con i principi di produzione sostenibile e cruelty-free ovvero non testato su animali in nessuna fase della produzione Questo concetto è fondamentale per garantire che gli animali non subiscano sofferenze a causa di test di laboratorio, che possono comportare esperimenti dolorosi e morte.

La tecnologia utilizzata da Air Protein trasforma elementi presenti nell’aria, come l’anidride carbonica, in proteine alimentari, eliminando così la necessità di allevare animali per il cibo.

La sua capacità di produrre carne “a base d’aria” non solo affronta le problematiche legate alla produzione agricola tradizionale, ma offre anche una soluzione innovativa per ridurre le emissioni di carbonio e soddisfare le crescenti esigenze nutrizionali della popolazione.
Air Protein sfrutta un processo di fermentazione che coinvolge batteri idrogenotrofi, i quali sono alimentati con CO2. Questi batteri trasformano la CO2 in una polvere proteica, che può essere successivamente utilizzata per creare vari alimenti, tra cui hamburger e pasta. Questa polvere contiene circa l’80% di proteine e offre un profilo aminoacidico completo, simile a quello della carne tradizionale come manzo o pollo. È anche ricca di vitamina B12, che normalmente si integra nelle diete vegane ma anche sempre più spesso anche onnivore.
Questo approccio consente di ottenere una fonte proteica che non richiede l’uso di terreni agricoli o animali, riducendo significativamente l’impatto ambientale rispetto all’agricoltura tradizionale.

La produzione di proteine tramite Air Protein è considerata “negativa al carbonio”, poiché contribuisce a ridurre la quantità di CO2 nell’atmosfera. Questo è particolarmente rilevante in un contesto in cui gli allevamenti e l’agricoltura rappresentano oltre il 24% delle emissioni globali di gas serra.
Inoltre, Air Protein mira a risolvere il problema della crescente domanda alimentare: si prevede che entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi di persone, necessitando di un aumento del 70% della produzione alimentare. Secondo i fondatori, la produzione di proteine tramite Air Protein richiede significativamente meno terra rispetto all’agricoltura tradizionale. Ad esempio, una “Air Farm” può produrre la stessa quantità di proteine di una fattoria di soia grande quanto il Texas.

Dal suo lancio nel 2019, Air Protein ha raccolto oltre 107 milioni di dollari in finanziamenti per espandere le sue operazioni e sviluppare ulteriormente la sua tecnologia. La startup ha già completato una revisione normativa che conferma che le sue proteine sono considerate sicure per il consumo umano dalla FDA statunitense.
Air Protein ha già avviato la commercializzazione dei suoi prodotti nel 2019 e sta lavorando attivamente per espandere la produzione e ottenere le autorizzazioni necessarie per un’ulteriore diffusione sul mercato.

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I MARI SI STANNO SVUOTANDO E TANTI PESCI SONO A RISCHIO DI ESTINZIONE, ANCHE NOI POSSIAMO FARE QUALCOSA

I MARI SI STANNO SVUOTANDO E TANTI PESCI SONO A RISCHIO DI ESTINZIONE, ANCHE NOI POSSIAMO FARE QUALCOSA

La situazione delle specie di pesci a rischio è critica e richiede un’azione urgente, si devono intensificare gli sforzi di conservazione e migliorare la gestione delle risorse ittiche pena ulteriore perdita di biodiversità.
Recenti studi pubblicati su PloS Biology (https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.3002773), evidenziano la necessità di garantire la sostenibilità degli ecosistemi acquatici e fanno emergere una grave crisi per le specie di pesci a rischio di estinzione I dati ottenuti mostrano come il numero di specie minacciate sia di molto più alto rispetto alle precedenti stime ufficiali.
Le cifre sono preoccupanti: il 12,7% delle specie di pesci è a rischio di estinzione, rispetto al 2,5% stimato dall’International Union for the Conservation of Nature (IUCN). Il nuovo dato deriva dall’analisi di circa 5.000 specie precedentemente non considerate a causa della mancanza di dati attendibili. Il 38% delle specie di pesci non è stato studiato adeguatamente, rendendo difficile una valutazione accurata del loro stato di conservazione. Un sistema di intelligenza artificiale ha condotto i ricercatori ad analizzare le specie che precedentemente avevano dati insufficienti. Questo sistema ha portato il numero di specie a rischio da 334 a 1.671.
Le maggiori minacce alla fauna ittica sono date dalla pesca incontrollata che ha portato le specie più grandi che si riproducono più lentamente e sono più vulnerabili e vicini all’estinzione come ad esempio il tonno rosso e il pesce spada.
Anche l’inquinamento rappresenta una delle maggiori minacce, con il 57% delle specie di pesci d’acqua dolce colpite da fattori inquinanti organici (scarichi civili, agricoli, zootecnici e industriali contenenti sostanze organiche biodegradabili), inquinanti inorganici (sostanze provenienti da lavorazioni industriali (settore chimico, metallurgico, conciario), sostanze organiche di sintesi, inquinamento da idrocarburi (sversamenti di petrolio da petroliere danneggiate o naufragate, acque di lavaggio delle cisterne delle navi), inquinamento chimico (pesticidi, fertilizzanti, detergenti, prodotti chimici industriali, erbicidi, solventi organici utilizzati dalle industrie (acetone, trielina, benzene, toluene, ecc.), inquinamento da rifiuti solidi (rifiuti urbani come plastica, microplastiche, sacchetti, rifiuti industriali, inquinamento termico (scarico incontrollato di acqua a temperatura superiore per raffreddare impianti industriali), inquinamento da nutrienti (fertilizzanti e pesticidi usati in agricoltura, liquami e residui degli allevamenti, inquinamento microbiologico (batteri patogeni come legionella ed escherichia coli).
Anche il cambiamento climatico influisce sulla temperatura dell’acqua e modifica le condizioni dell’habitat di molte specie che rischiano l’estinzione.
Lo squalo bianco, ad esempio e già scomparso al 96% nel Mediterraneo, ed è considerato vulnerabile a causa della pesca eccessiva e dei cambiamenti climatici.
Se la situazione è preoccupante ciascuno di noi può tuttavia impegnarsi a contrastare l’inquinamento delle acque e l’estinzione dei pesci. Riduciamo l’uso della plastica che rappresenta una delle principali minacce per gli ecosistemi acquatici attuiamo la politica del riciclo anche per una corretta gestione dei rifiuti. Utilizziamo prodotti biodegradabili, scegliamo mezzi di trasporto sostenibili e evitiamo i prodotti usa e getta privilegiando prodotti durevoli.
Non stanchiamo di sensibilizzare, informare e impegniamoci a promuovere e supportare leggi e norme che proteggano le acque e la fauna acquatica.

Leggi un altro nostro articolo sull’argomento:https://leal.it/2020/07/03/leal-animalismo-e-ambiente-lasciamo-i-pesci-al-mare-e-scegliamo-vegan/

LEAL si batte per una scelta vegan e per un consumo consapevole nel rispetto del pianeta e per la difesa dell’ambiente. Non mangiamo e vestiamo animali.

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22 APRILE GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA. LEAL CELEBRA QUESTO GIORNO METTENDO IN EVIDENZA LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE DELLE GUERRE E DELLE INVASIONI IN ATTO

22 APRILE GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA. LEAL CELEBRA QUESTO GIORNO METTENDO IN EVIDENZA LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE DELLE GUERRE E DELLE INVASIONI IN ATTO

22 aprile Giornata Mondiale della Terra. Il Pianeta va salvaguardato, siamo tutti d’accordo, ma le guerre e le occupazioni armate che imperversano danneggiano la Terra in modo irreversibile. Nessuno chiede l’abolizione o la drastica riduzione dell’industria bellica, non l’agenda 2030 e non chi promuove la green economy. Eppure niente e nessuno impatta e devasta l’ambiente come le guerre.

La sola guerra in Ucraina e l’invasione armata della Palestina hanno causato una devastazione ambientale senza pari che si estende a tutte le forme di inquinamento: dell’aria, del suolo, dell’acqua. Sono state distrutte foreste e riserve naturali oltre che infrastrutture, con conseguenti emissioni di gas serra e sostanze chimiche tossiche. La biodiversità, la fauna, la flora e le risorse naturali ne sono state irrimediabilmente danneggiate.

Nella sola Striscia di Gaza, l’occupazione ha prodotto emissioni di CO2 pari a quelle delle emissioni annuali della Nuova Zelanda e superiori a quelle di 135 Paesi e territori. Le operazioni militari hanno causato inquinamento delle acque e la sospensione degli impianti di trattamento e stazioni di pompaggio dell’acqua. Inoltre, la guerra ha portato a una grave crisi ambientale con conseguenze sanitarie devastanti, probabilmente per i decenni a venire. L’aumento delle temperature sta esacerbando la desertificazione e la scarsità di acqua e terra.

In Ucraina, la guerra ha rilasciato nell’atmosfera la stessa quantità di anidride carbonica prodotta in un anno dall’intero Belgio. Almeno il 20% del territorio nazionale è contaminato da mine antiuomo, che rilasciano sostanze tossiche e rendono impossibile la coltivazione, mentre il 32% dei boschi (600.000 ettari) è interessato da incendi e abbattimenti deregolamentati.

Chi ha a cuore il Pianeta continuerà a evitare ogni forma di sfruttamento di tutte le forme viventi e delle risorse, ma se spegniamo la luce per risparmiare energia non dobbiamo spegnere i riflettori sui Signori della Guerra.

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A MILANO LA FASHION WEEK F/W 2025 IMPAZZA DAL 20 AL 26 FEBBRAIO: MA SARÀ UNA MODA CRUELTY FREE?

A MILANO LA FASHION WEEK F/W 2025 IMPAZZA DAL 20 AL 26 FEBBRAIO: MA SARÀ UNA MODA CRUELTY FREE?

La Milano Fashion Week è un evento importante nel mondo della moda, ma recentemente ha ricevuto attenzione per le preoccupazioni legate all’impatto ambientale e al benessere animale. In questi giorni sulle passerelle milanesi sfilano le collezioni di moda per l’autunno inverno 2025. Alcuni marchi sono stati criticati e sono criticati perchè incrementano il commercio di pellicce. Ancora tanto c’è da lavorare e sensibilizzare il pubblico e i produttori, non solo per l’uso di pellicce di animali ma anche per altri materiale quali: la lana, la seta, la piuma e la pelle. Ci dobbiamo impegnare per diffondere consapevolezza supportati anche da una crescente richiesta da parte del pubblico di una produzione più etica e sostenibile nella moda, che tiene conto del benessere degli animali e dell’ambiente.

Alcune case di moda, tra questi Max Mara purtroppo ancora sostengono il crudele commercio di pellicce. Molti brand invece sono stati d’esempio e hanno abbandonato l’uso delle pellicce. Tra questi abbiamo Prada, Versace, Valentino e Dolce & Gabbana, Giorgio Armani, Versace, Prada, Miu Miu, Church’s, Car Shoe, Alexander McQueen e Balenciaga che hanno annunciato l’abbandono dell’uso delle pellicce animali nelle loro collezioni, supportando così una moda più etica e sostenibile. Anche Gucci ha eliminato le pellicce introducendo purtroppo l’utilizzo della pelle di animali esotici allevati e uccisi crudelmente. Questa scelta deplorevole è stata al centro di proteste di attivisti durante la settimana della moda milanese della collezione primavera estate 2024

Tuttavia questo a chi difende i diritti degli animali, l’ambiente e l’ecologia della mente e delle proprie scelte la sola abolizione delle pellicce non può e non deve bastare.

La produzione di lana è associata a pratiche crudeli verso gli animali. Ad esempio, il mulesing è un metodo crudele in cui la pelle delle pecore viene strappata via senza anestesia, per prevenire la crescita della lana in quel punto. Questa pratica è diffusa in molte parti del mondo, in particolare in Australia, il principale produttore di lana. Oltre al mulesing, ci sono altre forme di maltrattamento verso le pecore impiegate per la produzione di lana, come la tosatura in condizioni disumane.

La seta a sua volta impatta sugli animali, in quanto il processo di produzione comporta la bollizione dei bozzoli del baco da seta che uccidendo i bachi. Tuttavia, esistono alternative sostenibili e biodegradabili di origine vegetale alla seta: la seta di loto, la seta di ananas, la seta di cactus e il cotone sateen.

Ormai è noto a tutti che la produzione di piume d’oca è associata a pratiche crudeli. Le oche vengono sottoposte a spennature dolorose e talvolta letali per ottenere le piume. Questo processo avviene in diversi paesi ma i maggiori produttori sono principalmente la Cina, la Polonia e l’Ungheria. Le piume d’oca possono essere sostituite con materiali sintetici, riducendo speriamo fino alla totale sostituzione le piume d’oca e le conseguenti queste pratiche crudeli

Come per tutti i materiali di origine animale anche la produzione di accessori e abbigliamento in pelle è associata a varie forme di crudeltà nei confronti degli animali. Per evitare lo sfruttamento animale e per ridurre l’impatto negativo sull’ambiente molte aziende stanno adottando materiali alternativi e vegani per la produzione di scarpe,accessori moda e casa e abbigliamento: l’Alcantara, la microfibra e la finta pelle ma anche materiali vegetali che includono il sughero, la canapa, il cotone e materiali innovativi ricavati dalla buccia della frutta, come l’ananas, la mela, l’uva e la banana. Materiali molto belli esteticamente e sempre più utilizzati nella moda per la produzione di scarpe, borse, cinture e altri accessori.

LEAL sostiene e diffonde un consumo critico anche per quanto a moda vegan e senza crudeltà che si impegna a che escludere completamente i materiali di origine animale e ad utilizzare materiali e processi che non siano testati sugli animali e rispettino l’ambiente.

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