17 Apr, 2020
È online l’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 117 primavera 2020 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Mirta Baiamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Tarquinio, Silvia Premoli. Buona lettura.
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L’editoriale di Gian Marco Prampolini
Presidente LEAL
Abbiamo “rotto le uova nel paniere”.
Un paniere molto ricco quello dei ricercatori vivisettori, se si considerano i fiumi di danaro che raccolgono con le fondazioni per la ricerca, tra contributi statali, pubblici, privati e dai finanziamenti europei, com’è venuto alla luce, a seguito della vicenda dei macachi.
La grande mobilitazione delle associazioni antivivisezioniste e animaliste in questi ultimi mesi, ha portato alla ribalta, con manifestazioni e articoli sui giornali, per coinvolgere anche l’opinione pubblica, non solo il caso in sé dei macachi detenuti nei laboratori di ricerca dell’Università di Parma, ma per dirottare l’attenzione verso una problematica ben più complessa, che riguarda la battaglia contro la sperimentazione animale come metodologia di ricerca. Una ricerca che coinvolge, secondo i dati statistici del 2017, decine di migliaia di animali nei laboratori solo in Italia: una strage.
In Italia è stata approvata una modifica, alla Direttiva Europea 2010/63, per imporre norme decisamente più restrittive e severe nell’impiego di animali a loro tutela, limitandone anche il numero, per favorire la ricerca di metodi sostitutivi al loro impiego.
Al momento in cui scrivo tutto è ancora fermo dal 2014 per continui rimandi fino al 31 dicembre 2020. In vista del suo scadere, rettori di università e ricercatori preoccupati, anche a seguito del “violento attacco” scatenato dagli animalisti, in febbraio hanno inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio Conte, per impedire l’approvazione, ribadendo la “necessità” di adeguarsi alle norme europee, con l’intento di cancellare un decreto che invece ha illuminato altri Paesi, in quanto aprirebbe nuove frontiere investendo in una ricerca scientifica evoluta, affidabile nei risultati per il benessere umano ed etico. È una grave minaccia per le conseguenze drammatiche che subirebbero ancora gli animali, la nostra salute e la ricerca stessa.
Abbiamo bisogno di essere ancora più sostenuti per portare avanti la nostra battaglia.
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10 Feb, 2020
Gattofili! Chi di voi non ha mai strizzato l’occhio al proprio gatto rispondendo ad un suo ammiccamento scagli la prima pietra… i nostri amici gatti abitano le nostre case e le nostre vite. Se sono gatti liberi sono spesso aiutati da volontari e volontarie di buon cuore che conoscono tutti gli angoli, anfratti, pertugi di strade e giardini frequentati e abitati dai gatti.

LEAL ricorda e ringrazia le volontarie delle sue sezioni che accudiscono gatti recuperati o di colonia: Susanna Salaorni di Verona, Giovanna Tarquinio di Cremona, Bruna Monami di Arezzo, Manuela Regaglia di Como-Lecco, Giustina De Rosa di Piacenza, Giovanna Rossi di Monza e Giusi Terrazzino di Palermo, che da anni con “Diversamente Micio” si prende cura dei gatti disabili.
Giovanna Tarquinio raccoglie pappe per loro che poi con gli aiuti di LEAL vengono distribuite anche a volontarie speciali come Rina, che gestisce il rifugio “A-mici di Rina” a Domodossola e Daniela di Sommati (frazione di Amatrice) dove sempre troppi gatti affamati e talvolta malati dimorano tra le rovine ancora presenti.
Vi auguriamo che le vostre esistenze siano sempre felicemente segnate dall’impronta di un gatto!
Se anche tu vuoi contribuire a questa catena di solidarietà puoi fare un versamento libero con causale “AIUTO PER I GATTI”. Grazie.
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16 Gen, 2020
Articolo a firma di Mirta Baiamonte, referente scientifico LEAL, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 116 inverno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Mirta Baiamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giustina De Rosa, Giusi Terrazzino, Stefania Sbarra, Domenico Marrulli, Elvira Giancaterino, Silvia Premoli. Buona lettura.
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Mirta Baiamonte, PhD
Referente scientifico LEAL
Presidente Penco Bioscienze
Presidente IVF Mediterranean Center
Vicepresidente Limav Italia
Dopo anni di assoluto fallimento di metodi di ricerca basati sulla sperimentazione animale/vivisezione, incentrati ad indossare un vestito “risolutivo”per le patologie che ad oggi affliggono la specie animale “uomo”, è importante evidenziare quali siano alcuni dei metodi di ricerca Human Based considerati dal mondo scientifico H.B.R.S. Human Based Research Science, il futuro già attuale dello studio serio nell’ambito della medicina umana, della biologia umana e della genetica umana.
Tipologia metodi sostitutivi basati su ricerca human based
Le metodologie presenti ad oggi, in aggiunta ad esempio, ad organi on chip, stampa organi in 3D, godono di molti protocolli di ricerca human based. Di seguito la descrizione di alcuni di essi.
1) Realizzazione di monostrati (monolayer) di cellule di vari tessuti umani che vengono prelevate, centrifugate, isolate e sottoposte a sistemi di adesione su superfici predisposte (plastiche non tossiche come pareti di fiasche da 50 ml della Falcon o della Nunc) dove mediante terreni di coltura vengono nutrite quotidianamente, poste in Incubatori per colture cellulari con temperatura tarata a 37 gradi centigradi, CO2 al 5-6%, in condizioni di assoluta sterilità, gestite esclusivamente da biologi, biotecnologi o embriologi specializzati sul campo. La loro capacità riproduttiva varia da tessuto a tessuto, a seconda del distretto anatomico di prelievo, in termini di velocità di riproduzione (clonazione di se stesse) ed in termini di scelta di terreni di coltura come componente nutritiva. Questi sistemi consentono di studiare il comportamento fisiologico dei tessuti presi in esame e comprenderne bene le variazioni funzionali che divengono patologiche.
2) Procedure di biopsia di tessuti riproduttivi per tecniche di cryoconservazione in azoto liquido a -196 gradi centigradi, al fine di preservare la stabilità dell’architettura tissutale e potere, dopo opportuna procedura di scongelamento, studiarne le funzioni riproduttive fisiologiche e di eventuale reinnesto in sede anatomica per comprenderne le funzioni organiche in forma basale o in sede patologica, studiandone in vitro tutti i principi attivi come radicali liberi, causa di stress ossidativo, tossicità, invecchiamento del tessuto e produzione conseguenziale di essudati. Tali aspetti citati costituiscono la base di cause di alterazione funzionale del tessuto interessato dal danno, che all’interno dell’organo stanno alla base del cattivo funzionamento dello stesso, provocando le diverse patologie oggetto di studio nei diversi progetti di ricerca.
3) Tecniche di reinnesto di tessuto ovarico in sede non anatomica, per comprenderne la funzionalità, essendo un tessuto in grado di riprendere le proprie funzioni anche fuori dalla cavità del Douglas (piccola pelvi), cioè sul deltoide, sul muscolo della gamba o sul muscolo dell’addome. Studiarne il comportamento in vivo dopo reinnesto con induzione follicolare farmacologica in sede non anatomica e recupero degli ovociti per valutarne la possibilità nell’essere fecondati in vitro con tecniche di procreazione medicalmente assistita in donne infertili, studiando alla base il funzionamento del tessuto ovarico in presenza di patologie come la Pcos (Sindrome da Policistosi Ovarica), l’Endometriosi. La ricerca su gameti e tessuti umani sostituisce da sempre la sperimentazione animale su embrioni ovini e murini. La ricerca su embrioni umani è vietata in Italia dalla Legge 40/2004.

4) protocolli basati sul lavoro di equipe tra embriologi e ingegneri biomedici, o tra biologi biomolecolari e ingegneri biomedici per mantenere in vita in vitro biopsie di tessuti umani su cui sia stato riprodotto il sistema circolatorio con sangue sintetico ed il sistema nervoso mediante impulsi elettrici, umano-mimetici. Questi sono Sistemi di studio in vitro per la funzione dei tessuti malati confrontati con tessuti sani.
5) Sistemi di co-colture di monolayer di cellule della granulosa provenienti da tube di pazienti infertili su cui vengono posti a sviluppare zigoti umani (ovociti fecondati alle 24 h) per velocizzare ed implementare la qualità di clivaggio embrionario sino allo stadio di blastocisti, ultimo stadio di sviluppo dell’embrione umano in vivo e in vitro, competente per attivare una gravidanza mediante impianto su endometrio umano.
6) Sistemi di co-coltura di cellule endometriali umane su cui studiare i meccanismi di scambio metabolico tra blastocisti ed endometrio immediatamente prima dell’impianto per comprenderne i meccanismi quali abortività su base immunologica o fallimento di impianti ripetuti dopo (n) volte di embryo transfer effettuati senza esito di gravidanza.
7) Sistemi di coltura di cellule staminali mesenchimali (Mesenchimal Stem Cells – MSC) da sangue cordonale, estratte ed isolate tramite centrifugazione per suddividere le cellule vive dalle cellule già in apoptosi (morte cellulare programmata) o in necrosi da fattori esterni, per potere clonarne la popolazione e cryoconservarla in aliquote allo scopo di effettuare studi sulla capacità di riproduzione di tessuti umani differenti per tipologia per applicazioni riparative su traumi versus ricerca per ottimizzare gli effetti clinici risolutivi sull’uomo. Le Mesenchimal Stem Cells sono cellule derivanti in fase embrionale dal mesoderma, uno dei tre foglietti embrionali, e sono studiate oggi in seno alle tecniche di riproduzione dei tessuti umani in laboratorio all’interno di Bio Banche, strutture laboratoristiche altamente sofisticate per sistemi di assoluta sterilità, per sistemi di aerazione sterile e di filtri Hepa particolarmente dedicati che garantiscono la purezza dell’aria, vedi ad esempio il Coda Tower, strumento in supplemento nei laboratori di embriologia umana e nelle Bio Banche, per scongiurare qualsiasi tipo di contaminazione che porterebbe al fallimento delle procedura e a sistemi di contaminazione gravi, difficilmente debellabili in breve tempo. Nelle Bio Banche i ricercatori sono altamente specializzati in ricerca human based ed il livello di tecnologia è elevatissimo sia in termini di strumentazione sia in termini di impiantistica e strumentazione. Le MSC di origine umana oggi sono studiate in modo molto preciso perché è stato dimostrato essere in possesso di “plasticità”: dopo che si è venuta a creare una lesione presso un distretto anatomico, le cellule sane di quel tessuto danneggiato hanno il compito di richiamare tramite il sistema linfatico cellule staminali da distretti diversi anche anatomicamente molto lontani. Tali cellule richiamate hanno la capacità di trasformarsi in cellule di quel tessuto, sede di danno e richiamo, grazie al condizionamento da parte di mediatori chimici trasmessi mediante le membrane cellulari dalle cellule sane poste attorno alla lesione alle “nuove arrivate” originariamente costituenti di un’altra tipologia di tessuto umano. È ormai dimostrato che la cellula staminale non ha mai definitivamente subito modificazioni irreversibili, che non la possano mettere nelle condizioni di potere modificare il proprio adattamento ad un contesto architettonico tissutale diverso da quello suo di origine.

8) Microbioma umano: insieme della popolazione di miceti (funghi), virus e batteri che vivono in simbiosi e quindi fisiologicamente con il corpo umano. Presenti in diversi distretti anatomici: colon tutto, retto, vagina, pelle, parete gastrica, bocca, gola, cervello. La loro soglia fisiologica, in termini di titolo di popolazione basale (che varia da ceppo a ceppo), comporta lo stato di salute del nostro corpo, garantendo anche mediante produzione di interleuchine un sistema immunitario sano. Studi su microbioma umano di pazienti affetti da diverse patologie, infertilità inclusa, stanno ampiamente dimostrando la forte ed esclusiva a volte dipendenza dall’asset del microbioma, inteso come variazione dalla condizione fisiologica. Ciò significa che la variazione in eccesso o in difetto della popolazione fisiologica come titolo, comporta la comparsa nell’uomo di molte patologie oggi: infertilità, tutte le donne infertili hanno un microbioma alterato in sede vaginale ed intestinale; molti uomini infertili presentano alterazioni della popolazione di Escherichia Coli nel retto, che per via linfatica transita nella prostata, causando prostatiti croniche, causa di forti e costanti oligoastenozoospermie (campioni seminali alterati nella quantità e nella motilità degli spermatozoi che vengono prodotti ed immessi nell’eiaculato). Coliti da stress con lesioni delle pareti interne del colon trasverso provocando enterorragie croniche non curabili spesso con antibiotici, che invece a loro volta provocano antibiotico resistenza e quindi permanenza della patologia perché la popolazione batterica in eccesso non viene debellata, ma piuttosto portato a riprodursi con maggiore velocità. Morbo di Crohn Alzheimer Parkinson K (carcinoma) del colon retto.
Sul microbioma umano ormai da alcuni anni si trovano specifici collegamenti tra il suo stato fisiologico o alterato e molte patologie umane, come quelle sopracitate. In tal senso la ricerca human based sta puntando i suoi riflettori in modo netto e deciso. Si inizia a parlare di trapianto di microbioma umano tra viventi. Molti studi sull’uomo sono adesso volti anche in seno alla nutrizione e al consumo errato di carne animale, bombardata letteralmente negli allevamenti intensivi da estrogeni ed antibiotici, cause di antibiotico-resistenza, alterazione di assetti endocrini sin dai primi medi di vita, spesso, motivo negli anni successivi di patologie concrete a carico del sistema neuro endocrino. Gli studi umani in questo ambito sono oggi estremamente importanti ed in fieri. A partire dal latte materno dopo il parto, a partire dagli omogeneizzati, a partire dal consumo di latti artificiali, il microbioma del bambino appena nato viene già totalmente alterato nella sua natura fisiologica, causando negli anni, come effetto “collaterale” diretto, l’alterazione del titolo fisiologico delle popolazioni menzionate, provocando la comparsa di patologie anche in età puberale, quando l’assetto neuro endocrino inizia a svilupparsi in modo definitivo, ed è già inconsapevolmente compromesso da abitudini di vita (cibo e abuso di farmaci).
Studi di ricerca human based hanno iniziato a dimostrare che l’elevato numero di tagli cesarei al momento del parto, a volte scelti per praticità organizzativa e non per motivi di “salva vita” del nascituro, alterano il microbioma del bambino che, non transitando dalla vagina della madre, viene privato dell’assunzione del giusto microbioma vaginale della madre. Tutti i metodi citati quali esempi di ricerca e applicazione clinica derivanti, su specie umana costituiscono serie sostituzioni a metodi arcaici e fallimentari quale la sperimentazione animale. Tutti i metodi elencati sono oggi assolutamente gli unici strumenti in grado di approfondire lo studio e la comprensione delle cause delle patologie della specie animale “uomo”, definendo i presupposti scientifici per il progredire degli studi ai fini di cure risolutive.
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6 Gen, 2020
Articolo a firma di Domenico Marrulli estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 116 inverno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Mirta Baiamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giustina De Rosa, Giusi Terrazzino, Stefania Sbarra, Domenico Marrulli, Elvira Giancaterino, Silvia Premoli. Buona lettura.
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Domenico Marrulli
Responsabile LEAL sezione Tortona
Educatore Cinofilo riabilitativo di animali di affezione
(ha seguito il recupero di Tequila)
Tecnico BC4Z, Tecnico Puppy Class
Tequila e Brian sono due cani definiti mordaci, per cui il loro destino sembrava ormai segnato, una vita dietro le sbarre o il rischio di soppressione, insomma invisibile per sempre. Per fortuna LEAL venuta a conoscenza di queste due situazioni in periodi diversi, ha deciso di attuare un programma di recupero per questi due “pericolosi esseri”.
Ci sono voluti mesi per far sì che Tequila, che veniva da una brutta storia di percosse, riacquistasse con il nostro educatore la fiducia verso gli umani, schivo ed introverso, pronto a mostrare i denti anche verso chi inizialmente aveva cercato di instaurare un rapporto. Ma non bastava l’amore e l’attenzione dei volontari del canile, Tequila aveva bisogno di essere supportato in maniera più continuativa ed anche di regole, dopo una vita così sbandata e priva di riferimenti. Adesso Tequila è un cane dolce, amorevole, coccolone in cerca subito di una famiglia, chi lo ha visto adesso stenta a credere che possa essere lo stesso cane arrivato in rifugio dopo che LEAL lo ha portato via dalla sua triste realtà.
Brian invece sta iniziando ora il suo percorso riabilitativo, arrivato in canile ad un anno (ora ne ha cinque). Dal forte carattere dominante ma pauroso durante i quattro anni di canile ha morso due persone per difendersi. Da questi due morsi una sentenza e “l’oggetto” veniva destinato all’eutanasia per risolvere il problema di un cane scomodo. Ci domandiamo ora: ma se LEAL non fosse intervenuta per tempo questi cani che fine avrebbero fatto?
Tempo, denaro e amore verso questi animali sono fondamentali per il loro recupero, ma quanti cani vengono eliminati senza anche nessun controllo da parte delle autorità competenti? Facile come si diceva eliminare “il problema” con una iniezione. Chi verifica ciò? Chi controlla? Basta quindi una telefonata per condannare a morte “un soggetto”. Questo è un altro impegno che LEAL ha preso per dare dignità a questi animali resi difficili dall’uomo. Tequila e Brian un po’ come Sacco e Vanzetti, ma in questo caso con il lieto fine.
Brian è un cane maschio intero di 5 anni, meticcio tra labrador e molosso, taglia media. In canile dall’età di circa 1 anno e mezzo. Per essere adottabile sta facendo un bellissimo percorso con un educatore esperto. Per lui chiediamo un sostegno a distanza per affrontare le spese della pensione e della sua riabilitazione.
Tequila è un meticcio taglia medio/piccola, maschio sterilizzato, età 9 anni. Ha avuto un passato molto difficile fatto di maltrattamenti che purtroppo lo hanno segnato nell’aspetto fisico e soprattutto in quello psicologico. Dopo 5 anni di ripetute percosse è stato sequestrato al proprietario ed è finito in canile per altri 3 anni della sua vita. Attualmente è in stallo in una piccola cascina vicino Voghera dove ha imparato a controllare la sua possessività, a relazionarsi con i suoi simili, sia maschi che femmine, e a condividerne gli spazi anche ristretti di una casa. Diffidente verso gli uomini, si lega molto e più facilmente a figure femminili. Le sue esperienze passate gli hanno insegnato a rispondere con aggressività alle costrizioni e alle minacce, ciò nonostante adora ancora la compagnia e il contatto dell’essere umano. Molto bravo al guinzaglio, pronto al richiamo; l’adottante dovrà essere disponibile ad affrontare un breve percorso pre-dottivo (gratuito) affiancato ad un educatore cinofilo. No bambini piccoli! No vita da solo in giardino! No a coercizioni di alcun genere! Compatibilità con altri cani da valutare. Ora è pronto per avere una casa e per trovare il suo affetto umano per sempre.
Nelle foto: Tequila e Brian (sotto).
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30 Dic, 2019
Articolo a firma di Pietro M. Bianchi estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 116 inverno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Mirta Baiamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giustina De Rosa, Giusi Terrazzino, Stefania Sbarra, Domenico Marrulli, Elvira Giancaterino, Silvia Premoli. Buona lettura.
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Pietro M. Bianchi
medico veterinario
Clinica Sempione Milano 02.33605150
Una delle caratteristiche più salienti della stagione invernale è senza dubbio la neve, evento atmosferico che da sempre affascina grandi e piccini (specie se residenti in aree geografiche meno soggette a tale fenomeno meteorologico) rapendone la vista e influenzando talora in maniera considerevole l’esistenza di coloro che vivono nelle regioni di montagna. Chi abita in pianura sa descrivere perfettamente quali piacevoli sensazioni (antiche, ma sempre nuove) suscita la diretta osservazione magari improvvisa e inattesa, al momento del risveglio della propria città ammantata di bianco o il senso di pace e relax che traspare dall’ammirazione delle silenziose distese innevate di un panorama d’alta quota. Anche i nostri amici cani, per lo meno quelli meno avvezzi alla vista della neve, manifestano non di rado un’inequivocabile allegra irrequietezza di fronte al candido mantello che ricopre e nasconde ogni cosa all’intorno.

Se il cane assaggia la neve
Frequente è la tendenza, da parte dei cani, a mangiare la neve: tale atteggiamento è da mettere in relazione al desiderio di conoscere meglio il nuovo e strano elemento oppure al ricordo dell’appagante piacevole freschezza associata all’ingestione della morbida sostanza bianca. Qualunque sia la spiegazione in proposito, quasi invariabilmente l’animale che assaggia la neve ne rimane gradevolmente colpito e si affretta a ingerirne il più possibile, quanto meno fino a che non intervenga qualcuno a ordinargli di smetterla. Le conseguenze di questo comportamento possono talora essere piuttosto serie, determinando l’insorgenza di forme gastroenteriche da non sottovalutare. La neve, infatti, provoca irritazione a carico dello stomaco e dell’intestino, causando la comparsa di vomito e diarrea, la cui gravità dipende dalla quantità di neve introdotta nell’apparato gastrointestinale e dalle generali condizioni organiche di ogni singolo individuo animale. Vomito e diarrea possono pertanto essere anche piuttosto frequenti e abbondanti, spesso incoercibili o con presenza di sangue. In talune situazioni la conseguenza è uno stato di disidratazione, generalmente accompagnata a marcata depressione e forti dolori addominali. Di fronte a manifestazioni cliniche di questo genere, è sempre preferibile consultare il medico veterinario di fiducia e comunque mantenere il cane a digiuno assoluto (né cibo né acqua per almeno 12 ore), in un ambiente caldo e tranquillo. Se, nonostante ciò, l’animale continua a vomitare o a essere soggetto a scariche diarroiche, il ricorso al medico veterinario diviene indispensabile.
Prudenza nelle corse
La presenza della neve induce spesso il nostro amico a quattro zampe a lasciarsi andare a sfrenate corse a perdifiato, che evidentemente lo esaltano a causa dell’ebbrezza provata alla vista del candido elemento e della consistenza molle del terreno. Se, poi, questi comportamenti vengono esibiti in presenza di altri cani, inevitabilmente si scatena una sorta di rituale di gruppo fatto di lunghi inseguimenti, improvvise frenate, brusche virate, arditi balzi, ecc. In questi frangenti l’animale si abbandona al piacere del gioco, senza rendersi conto delle lesioni che i movimenti inconsulti e le continue sollecitazioni muscoloscheletriche possono procurargli a carico di ossa, articolazioni, muscoli e tendini: particolarmente a rischio risultano in questi casi la colonna vertebrale e i legamenti dell’articolazione del ginocchio. E’ quindi buona regola prestare attenzione sia al luogo in cui il cane scorrazza che ai movimenti dell’animale, onde evitare cadute, scivolate, torsioni degli arti e traumi in genere. Particolarmente predisposti a tali problemi risultano le razze pesanti (Mastini, Alani, Rottweiler, ecc.) e quelle cosiddette condrodistrofiche, caratterizzate cioè dalla scarsa altezza e dal notevole sviluppo della colonna vertebrale (Bassotto, Pechinese, Shihtzu, ecc.). Di fronte a guaiti, zoppicature o andatura anomala, è sempre raccomandabile far smettere l’animale, tenerlo a riposo e contattare appena possibile il medico veterinario di fiducia. In ogni caso, è preferibile condurre prevalentemente il cane al guinzaglio oppure farlo passeggiare in maniera tranquilla, evitando i terreni ghiacciati e i giochi sfrenati con altri soggetti.
Patologie da raffreddamento
La bassa temperatura ambientale e il contatto diretto con la neve, nei cani particolarmente delicati e non abituati ai climi rigidi, possono talvolta provocare fastidiose forme respiratorie o spiacevoli episodi di dissenteria. Contrariamente a quanto si possa comunemente pensare, ciò non dipende dalla taglia del soggetto, ma dalla sua robustezza fisica o per meglio dire dalla ricettività verso i disturbi generati dagli sbalzi di temperatura: ciò significa che si tratta di una condizione predisponente individuale, che esula dalla razza e dalle dimensioni dei nostri beniamini con la coda. Gli animali che, dunque, presentano starnuti, tosse, lacrimazione degli occhi oppure feci molli o addirittura liquide, potrebbero trovare un valido aiuto nell’impiego di cappotti e impermeabili specifici che, sebbene ai più possano sembrare ridicoli o troppo antropomorfizzanti, in tali circostanze risultano davvero utili per prevenire i disturbi citati. In ogni caso, è sempre e comunque buona norma asciugare accuratamente il nostro amico dopo che ha trascorso del tempo sulla neve, prestando soprattutto attenzione alle zampe (dita e spazi interdigitali compresi) e al ventre.
Un altro inconveniente legato al freddo è il congelamento, una patologia non molto frequente ma che occorre evitare accuratamente, impedendo al cane di rimanere per troppo tempo sulla neve o in un ambiente dal clima particolarmente rigido. Poiché i principi di congelamento riguardano le estremità (zampe, coda, orecchie, genitali), può essere utile fare indossare al cane delle specifiche calzature (atte a evitare il contatto diretto con il terreno innevato o ghiacciato) o dei rudimentali paraorecchie o paracoda.
Attenzione agli occhi
Un’ultima precauzione riguarda gli occhi dei nostri beniamini a quattro zampe: in alta montagna o nelle giornate in cui il sole dispensa i suoi raggi sull’innevato terreno circostante, infatti, il riverbero luminoso può creare grossi problemi alle delicate strutture oculari. Noi ci ripariamo con adeguate lenti scure, ma è impensabile (sebbene qualcuno abbia già pensato a commercializzare lenti oculari protettive per cani) dotare i nostri amici di occhiali da sole: per impedire danni da riflesso solare, pertanto, è raccomandabile il ricorso a colliri e pomate oculari specifici, da applicare negli occhi del cane a intervalli regolari durante l’esposizione ai raggi solari. La prescrizione dei prodotti più adatti allo scopo spetta naturalmente al medico veterinario di fiducia, cui è sempre bene rivolgersi prima di trascorrere un periodo di vacanza sulla neve.
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