LEAL sente l’urgenza di affrontare il tema delle nutrie perché si è trovata più volte, insieme ad altre associazioni e volontari, a dover intervenire per salvare questi animali. Sono nutrie abituate a essere alimentate da persone benintenzionate, ma a volte poco consapevoli, avvolte da un amore che finisce per metterle in pericolo. In poche parole, quel “ti amo e ti do da mangiare” è una formula inefficace; anzi, è come una dichiarazione d’amore che rischia di trasformarsi in un vero guaio per le nutrie.
La disponibilità e somministrazione di cibo facile in un punto specifico causa un innaturale aumento della densità di popolazione in quell’area, incrementando anche i presunti “danni” o “fastidi” percepiti dall’uomo. Questo innesca richieste di controllo o abbattimento. In questo modo, l’essere umano rinforza l’associazione uomo-cibo, rendendo le nutrie più vulnerabili a predatori (anche domestici) o incidenti stradali, spingendole ad avvicinarsi sempre di più ai centri abitati e alle strade.
Le nutrie, come tutti gli altri animali selvatici, devono trovare il loro cibo nel loro ambiente naturale. Se smettono di ricercarlo in un ampio territorio, riducono l’importante ruolo ecologico che esse svolgono nella vegetazione ripariale.
La nutria è stata esclusa dalla fauna selvatica protetta dalla legge italiana n. 157/1992 e successive modifiche, diventando una specie classificata come “nociva” ai fini del controllo. Nonostante ciò, resta fondamentale la convivenza e l’uso di metodi di dissuasione non cruenti, come recinzioni o protezione degli habitat.
LEAL, da sempre in prima linea per la tutela della fauna selvatica, rimarca l’importanza di un approccio basato sul rispetto dell’etologia.
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La recente decisione della Provincia di Asti di autorizzare il controllo con arma da fuoco su diverse specie animali, tra cui nutrie, cinghiali, caprioli e piccioni avviene dopo un censimento ufficiale che ha rilevato migliaia di esemplari:7.899 cinghiali, 568 caprioli e un numero considerevole di nutrie e corvidi, il settore caccia della Provincia ha avviato piani di contenimento che prevedono l’utilizzo di armi da fuoco da parte di chi possiede porto d’armi e ha frequentato corso provinciale dedicato. Roberto Brognano, responsabile LEAL Maltrattamento e Randagismo ribadisce: “Uccidere solo questo è nelle logiche umane. Come si può comprendere questa totale assuefazione di morte? Tutto questo è inaccettabile.”
La scelta di risolvere questioni di gestione della fauna selvatica con l’abbattimento sistematico non tiene conto delle alternative etiche e sostenibili, come la convivenza, metodi di allontanamento non violenti e la prevenzione del conflitto uomo-animale tramite interventi mirati di tutela ambientale. LEAL rilancia l’invito alle istituzioni a ripensare questi provvedimenti e a promuovere una cultura di rispetto verso tutte le forme di vita, denunciando con fermezza la banalizzazione della morte e l’inarrestabile crescita di una mentalità basata sulla violenza come soluzione.
Intanto Provincia di Asti, invece, prosegue nella sua linea dura, organizzando anche serate informative per abilitare al “tiro al nutria” legittimato dall’ottenimento del permesso di abbattimento. LEAL si riserva azioni legali e propone di adottare modelli di gestione faunistica che rispettino l’equilibrio naturale.
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Da tempo la dottoressa Anna Ferraresi, veterinaria e responsabile LEAL sezione di Ferrara sta monitorando le attività del controllo delle nutrie sul territorio. Negli ultimi mesi del 2025, l’Emilia-Romagna ha intensificato l’abbattimento di nutrie nel Ferrarese (emergenza per danni). Un piano regionale attivo dal 2020 al 2026 prevede l’uso della carabina calibro 22, con circa 63.800 esemplari abbattuti entro aprile 2025. Anna Ferraresi ha scritto e firmato un comunicato che è stato inviato ai media locali.
“Come referente LEAL (Lega Antivivisezionista) per la provincia di Ferrara, non posso restare in silenzio davanti alla proposta, avanzata in Consiglio regionale da Fausto Gianella (FdI), di facilitare ulteriormente l’abbattimento delle nutrie tramite l’uso della carabina calibro 22 e di eliminare perfino l’obbligo di comunicazione preventiva da parteè degli agricoltori. Una vera e propria liberalizzazione della caccia, mascherata da “contenimento” di una specie dichiarata invasiva.
Dietro le dichiarazioni allarmistiche si cela una visione rozza, ignorante e pericolosa, che affronta un problema ecologico complesso con strumenti di violenza e semplificazione. Eppure gli esperti lo affermano con chiarezza: l’abbattimento non risolve il problema. Le popolazioni di nutrie tendono a riformarsi rapidamente se non si interviene sulle cause ecologiche e sulle dinamiche riproduttive.
Ciò che serve è un approccio sistemico, basato su metodi etici, selettivi e scientificamente validati come la sterilizzazione, la gestione degli habitat e la prevenzione della diffusione, non un “far west” legalizzato in cui sparare diventa la scorciatoia preferita.
Le nutrie sono animali senzienti, non bersagli mobili. E la deriva armata proposta da Gianella – giustificata dal presunto eccesso di burocrazia – è pericolosa anche per la sicurezza pubblica: normalizzare la presenza di armi nei campi e ridurre i controlli espone a rischi gravi persone, animali domestici e fauna selvatica.
Sostenere la semplificazione delle procedure per permettere a chiunque, purché “abilitato”, di sparare senza adeguata supervisione è una scelta politica che privilegia il consenso immediato a scapito della competenza e della responsabilità.
Come LEAL chiediamo che la Regione Emilia-Romagna rigetti questa proposta e investa invece in un piano integrato e non violento, che tuteli davvero l’ambiente e rispetti la vita”.
dott.ssa Anna Ferraresi
Referente LEAL Provincia di Ferrara
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Ieri 8 febbraio Il Consiglio Regionale ha approvato una legge vergogna sul “contenimento e l’eradicazione della nutria” che conferisce più poteri agli enti locali e un amplia le modalità operative e gli strumenti per la caccia e la cattura delle nutrie con stanziamento di 500 mila euro per il 2022 e 500 mila euro per il 2023 per finanziare le uccisioni. Una legge avversata con forza dal Consigliere Luigi Piccirillo , e appoggiata da Barbara Mazzali di Fdl.Una nota del Pirellone a legge definisce e precisa le competenze di ogni singolo livello istituzionale, a partire dai Comuni che vengono considerati “competenti alla gestione delle problematiche relative al sovrappopolamento delle nutrie” e possono utilizzare “tutti gli strumenti sinora impiegati per le specie nocive”. Per quanto riguarda le metodologie di eradicazione, la nuova classificazione prevede armi comuni da sparo, la gassificazione controllata, la sterilizzazione controllata, l’uso di trappole con successivo abbattimento dell’animale con narcotici, armi ad aria compressa o armi comuni da sparo, metodi e strumenti scientifici messi a disposizione dalla comunità scientifica e ogni altro sistema validato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) o dal Centro di referenza nazionale per il benessere animale. Altra regola riguarda la possibilità per le Province, d’intesa con i sindaci dei Comuni interessati, di autorizzare all’abbattimento diretto degli animali la polizia municipale e provinciale, gli agenti venatori volontari, le guardie giurate, gli operatori della vigilanza idraulica, gli operatori dei consorzi irrigui, gli incaricati delle ditte “pest control”, i cacciatori e i proprietari o conduttori dei fondi agricoli. Viene stabilito che l’eradicazione delle nutrie avviene in ogni periodo dell’anno su tutto il territorio regionale anche quello vietato dalla caccia e vengono stanziati 500mila euro per il 2022 e altri 500mila euro per il 2023. Presso le Province viene istituito un tavolo provinciale di coordinamento con prefetture, comuni, associazioni agricole, associazioni venatorie, consorzi di bonifica e altri soggetti interessati, al fine di monitorare annualmente gli obiettivi di eradicazione, mentre per il supporto all’attività di controllo i Comuni possono stipulare convenzioni con associazioni venatorie, ambiti territoriali di caccia e comprensori alpini. Le nutrie sono considerate “infestanti” dagli agricoltori e vengono spietatamente uccise anche su iniziativa personale in modi crudeli ma è a causa a causa delle uccisioni continue, della cattiva gestione e del rifiuto della collaborazione di associazioni e di esperti che quello che viene considerato un problema si perpetua nel tempo.
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Nutrie di Lambrate uccise con il gas: la protesta di Vitadacani, LAV, LAC, LEAL e Rete dei Santuari contro il Comune di Milano, che si dichiara soddisfatto del lavoro svolto. L’intervento però non è ancora concluso e le associazioni chiedono di salvare gli animali sopravvissuti.
Migliaia di cittadini nei mesi scorsi avevano manifestato la loro indignazione inviando mail e telefonando agli uffici comunali. A niente sono servite le proteste di migliaia di cittadini, che hanno scritto al Comune di Milano, e le richieste di tante associazioni, da Vitadacani con la Rete dei Santuari di Animali Liberi, a LAV, da LAC, a LEAL. La cattura e l’uccisione in camere a gas delle nutrie che vivevano pacificamente nel cimitero di Lambrate sono ormai quasi concluse. “Colpevoli” di sporcare, scavare qualche cunicolo e mangiare i fiori sulle tombe, sono state prelevate con le gabbie trappola e poi gasate, nonostante le varie alternative presentate dalle associazioni, dalla sterilizzazione – sul modello di quanto già si sta sperimentando a Torino – e successiva liberazione, alla richiesta di accoglierle in alcuni rifugi.
“In una recente riunione –affermano le associazioni che si erano occupate del caso – i rappresentanti del Comune di Milano si sono dichiarati anche molto soddisfatti del lavoro svolto–. Inizialmente ci è stato comunicato che le uccisioni erano terminate, poi nel corso dello stesso incontro abbiamo scoperto che le operazioni di cattura, che dovevano concludersi a dicembre, proseguiranno ancora per tutto il mese di marzo. Siamo allibiti e increduli, chiediamo nuovamente al Comune di Milano di interrompere le uccisioni, per permetterci di salvare le superstiti, e di non adottare mai più in futuro azioni cruente come questa, che è costata oltre 20mila euro di soldi pubblici”.
Per le associazioni per i diritti degli animali “l’uccisione non era necessaria e perciò punibile ex art. 544 bis del codice penale, oltre che impropriamente legittimata facendo riferimento al piano regionale di eradicazione, visto che il Comune di Milano non ne ha rispettato le premesse che giustificano gli interventi di questo genere, vale a dire danni a colture, argini o specie di volatili da proteggere. L’intervento infatti è stato attuato per evitare la presenza di deiezioni all’interno del cimitero e non esistono norme che autorizzino l’uccisione di animali per questo”.
“Scelte diverse ed etiche potevano essere fatte – concludono Vitadacani, Rete dei Santuari , LAV, LEAL e LAV-. La sterilizzazione, in poco tempo, avrebbe portato al contenimento e in seguito alla scomparsa della colonia di roditori senza usare metodi efferati come quello adottato. Se è vero che, con alcuni recenti lavori, il Comune ha recintato il perimetro del cimitero per evitare l’ingresso degli animali, dovrebbe esserci concesso di sterilizzare o portare in salvo le nutrie sopravvissute, visto che, essendo un numero sparuto da quanto dichiarato dal Comune, non dovrebbero più essere in grado di procurare danni”.
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