20 Giu, 2022
Manuela Cassotta
Biologa, medical writer
Tra gli animali più utilizzati per studiare il sistema immunitario e testare gli effetti dei vaccini vi sono i topi, i furetti, e i primati non umani. Sebbene questi animali riescano a riprodurre in parte alcune caratteristiche della risposta immunitaria, sono ben lungi dal ricapitolare la complessità del sistema immunitario umano, le risposte ai patogeni, nonché ai vaccini e agli agenti terapeutici.
L’utilizzo dei modelli murini per gli studi di immunobiologia delle infezioni (ad es. malaria ed Herpes simplex) ha gravemente fuorviato i ricercatori riguardo la comprensione del controllo immunitario di questi patogeni nel corpo umano: si potrebbe ragionevolmente sostenere che l’eccessiva fiducia nei modelli murini abbia rallentato lo sviluppo di potenziali vaccini e cure per molte patologie.
La tragedia del TGN1412 che nel 2006 ha portato in fin di vita 6 volontari della sperimentazione clinica, ci fornisce un esempio di ciò che potrebbe accadere quando ci affidiamo ai modelli animali allo scopo di predire le reazioni immunitarie umane. Questo farmaco, un anticorpo monoclonale progettato per la terapia di alcune malattie autoimmuni si era dimostrato efficace ed innocuo su topi, ratti, conigli, e primati non umani, a dosaggi 500 volte superiori a quelli somministrati agli esseri umani. Sui volontari il farmaco ha invece scatenato una risposta immunitaria fuori controllo che ha provocato eccessiva infiammazione con conseguenti gravi danni ad organi vitali.
Più tardi i ricercatori hanno scoperto che ciò era avvenuto a causa delle differenze interspecifiche in alcuni recettori, che sono presenti sulle cellule umane e non su quelle degli animali. I sistemi in vitro che erano stati utilizzati negli studi preclinici, seppur basati su cellule umane, erano troppo semplicistici.
In modo simile, un anticorpo monoclonale (Hu5C8) che era stato testato con successo negli animali, inclusi primati non umani, per la cura dell’artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni, non ha superato le fasi cliniche poiché causava la formazione di coaguli (trombosi) nei vasi sanguigni negli esseri umani.
Un altro esempio riguarda i vaccini contro l’HIV: ne sono stati sviluppati un centinaio, tutti efficaci sugli animali (perlopiù primati) ma nessuno realmente efficace per gli esseri umani.
Il fatto che i risultati ottenuti sui modelli animali siano soltanto raramente applicabili all’uomo può essere spiegato da diversi fattori: primo, la maggior parte degli studi sono effettuati su topi ottenuti attraverso sistemi di accoppiamento standardizzat (ceppi inbred)i, fatto che può falsare la risposta immunitaria e secondo, uomini e topi, ma in generale anche altre specie, mostrano numerose differenze sia nell’immunità innata che in quella specifica, tra cui le sottopopolazioni di diverse cellule immunitarie, i recettori per i mediatori chimici che regolano la risposta immunitaria, ecc.
I nuovi approcci metodologici utilizzabili per studiare in modo più rilevante il sistema immunitario umano, nonché farmaci e vaccini, sono numerosi ed in continuo sviluppo.
Ad esempio le co-cultura di cellule mononucleate da sangue periferico umano con espianti di cute autologa presi da donatori, seppure si tratti di sistemi relativamente semplici, rappresentano uno strumento promettente per ottenere informazioni sulla sicurezza, l’efficacia e le curve dose-risposta di prodotti biofarmaceutici inclusi anticorpi monoclonali, biosimilari e farmaci coniugati ad anticorpi, nonché informazioni sulle reazioni immunitarie avverse (ipersensibilità). Questi sistemi si sono dimostrati in grado di mimare in vitro e quindi predire i danni scatenati dal TGN1412 laddove i modelli animali non sono stati in grado.
Gli organi su chip sono un altro promettente approccio: I vasi sanguigni su chip perfusi con sangue umano intero sono stati in grado di riprodurre la formazione di trombi dopo somministrazione dell’anticorpo monoclonale (Hu5C8), che provoca trombosi nell’uomo ma non nei modelli animali.
I linfonodi su chip, i sistemi multiorgano su chip ed altri sistemi ingegnerizzati che riproducono in vitro molti degli aspetti fondamentali del sistema immunitario umano, si sono rivelati e si stanno rivelando utilissimi per testare l’efficacia di vaccini, quali ad esempio il vaccino antiinfluenzale, anti-Covid19, e anti rabbico.
Grazie alle ultime frontiere delle tecnologie così dette “omiche” è possibile effettuare saggi rapidi analizzando grandi quantità di dati in poco tempo. Ad esempio attraverso analisi multi-parametriche a singola cellula è possibile esaminare il profilo immunitario di grandi campioni di popolazione. Ciò permette di studiare la risposta immunitaria umana nella sua unica complessità. È importante sottolineare che questi approcci andrebbero utilizzati in modo integrato, per studiare la fisiopatologia del sistema immunitario umano a diversi livelli di complessità, da quello molecolare, cellulare, tissutale, fino al livello individuale e di popolazione.
Se un numero sufficiente di laboratori collaborasse per analizzare le migliaia di campioni di sangue raccolti quotidianamente negli Stati Uniti o nel mondo, una sorta di “Progetto Immunologia Umana”, si potrebbero raccogliere velocemente ed esaminare dati provenienti da un vastissimo numero di persone sane e malate.
In 5-10 anni, potremmo avere la prima approssimativa scala di riferimento della funzione immunologica umana.
Nonostante I notevoli limiti, si continua ad investire ingenti risorse negli studi immunologici con modelli murini transgenici (ed altri modelli animali) e molti colleghi spesso sono sulle difensive quando si cerca di mettere in discussione la validità di questi modelli. Un’obiezione che spesso fanno è che sarebbe difficile ottenere dall’immunologia umana informazioni di base essenziali per poter pubblicare su riviste scientifiche di prestigio.
È molto probabile che studi su grande scala (che prevedono grossi investimenti) sul sistema immunitario umano saranno osteggiati da molti colleghi che credono fortemente che la ricerca innovativa debba avvenire nei piccoli laboratori e che grandi investimenti sull’immunologia umana e sulle metodologie di ultima generazione sottrarranno i fondi alla loro ricerca. Hanno probabilmente ragione; ma per quanto potremo ancora giustificare l’investimento di ingenti quantità di fondi pubblici per studiare il sistemaimmunitario murino (o di altri animali), che nella maggior parte dei casi avrà limitate applicazioni per la medicina?
LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE
8 Gen, 2022
Un gruppo che indaga sugli esperimenti sugli animali, ha denunciato degli «strazianti esperimenti» compiuti dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) americano sui macachi rhesus.
Le scimmie, di proprietà del Niaid, sono state ottenute da Morgan Island, al largo della costa di Beaufort, nella Carolina del Sud.
Justin Goodman, vicepresidente della difesa e delle politiche pubbliche per il White Coat Waste Project (Wcwp), ha dichiarato a Epoch Times che il gruppo ha ottenuto il documento a ottobre tramite una richiesta basata sul Freedom of Information Act. «White Coats [camici bianchi, ndr] è un riferimento a coloro che conducono l’esperimento, e ‘Waste’
[spreco, ndr]
è un riferimento all’orribile ritorno sull’investimento che i contribuenti stanno ottenendo da questo tipo di sperimentazioni, che agenzie come il Nih ammettono siano incredibilmente inefficienti e raramente migliorino la salute umana, sebbene il solo Nih continui poi a spendere 20 miliardi di dollari all’anno in esperimenti sugli animali come quello che viene fatto alle scimmie di Morgan Island», ha dichiarato Goodman, spiegando il ragionamento dietro il nome del Wcwp.
Il documento ottenuto dal gruppo rivela che il Niaid ha speso 13,5 milioni di dollari in finanziamenti dei contribuenti per esperimenti che prevedono l’iniezione nelle scimmie di varie malattie infettive, come l’Ebola e il virus di Lassa, che provocano emorragie, dolore, danni cerebrali, perdita del controllo motorio, e insufficienza d’organo.
Il dottor Anthony Fauci è il direttore del Niaid, una divisione del National Institute of Health (Nih), a sua volta parte del Department of Health and Human Services (Hhs). «In molti di questi esperimenti, Fauci e il personale evitano intenzionalmente di fornire sollievo dal dolore, anche se questi sono alcuni degli esperimenti più atroci nel governo federale», ha spiegato Goodman.
Il Wcwp ha anche recentemente rivelato gli esperimenti del Niaid sui beagle, che prevedevano che i flebotomi mangiassero vivi i cani, nonché esperimenti che prevedevano l’alimentazione forzata di 44 cuccioli di beagle con un farmaco sperimentale prima di ucciderli e sezionarli.
Un database sulla spesa federale mostra che l’Hhs ha dato ai Charles River Laboratories 13,5 milioni di dollari su un potenziale importo di 27,5 milioni di dollari dal 2018, per allevare e mantenere le scimmie. Il Niaid ha pagato 8,9 milioni di quei 13,5 milioni.
L’isola è di proprietà del Dipartimento delle risorse naturali della Carolina del Sud ed è affittata ai Charles River Laboratories.
«Esperimenti sulla paura»
L’isola ha attirato l’attenzione del Wcwp quando il gruppo stava indagando su «esperimenti sulla paura» condotti sulle scimmie che si svolgevano all’interno del laboratorio del Nih a Bethesda, nel Maryland. Scavando più a fondo in quegli esperimenti separati tenuti presso il Nih, il Wcwp ha scoperto che la fonte delle scimmie era Morgan Island. «Abbiamo iniziato a triangolare le informazioni su quell’isola con gli esperimenti nei laboratori e abbiamo scoperto che Fauci è il singolo più grande sostenitore di quell’isola», ha detto Goodman.
Nel 2020, c’erano 3.521 scimmie sull’isola, con 750 scimmie nate ogni anno. Tra le 500 e 600 scimmie vengono spedite ai laboratori Nih e Niaid.
«La responsabilità è sua»
«È molto improbabile che Fauci non lo sapesse, data la quantità di denaro coinvolta e il fatto che questi esperimenti stanno accadendo nei suoi laboratori […] Stanno accadendo a casa sua. Se vuole ottenere credito per il bene che fa, deve essere incolpato anche per il male che sta avvenendo sul suo laboratorio. La responsabilità è su di lui, ed è sicuramente responsabile».
Le scimmie sono state spedite dal Centro di ricerca sui primati dei Caraibi a Morgan Island nel 1979. Secondo PubMed.gov, le scimmie hanno ristabilito i loro precedenti gruppi sociali, sviluppati nel centro di ricerca dei Caraibi, dopo essere state trasportate sull’isola.
«Notoriamente inaffidabile»
La ricerca sui vaccini è la ragione data per alcune delle sperimentazioni. Tuttavia, nonostante le loro somiglianze biologiche con gli umani, il Nih ha affermato che nove farmaci su 10 che superano i test sugli animali falliscono negli esseri umani perché non funzionano o sono pericolosi, secondo Goodman. «La ricerca mostra che, nonostante le loro somiglianze con noi, forniscono una capacità predittiva pessima di come i vaccini e altri farmaci agiranno negli esseri umani».
Wcwp ha anche denunciato sei diversi esperimenti sui beagle che Fauci ha finanziato.
In una delle procedure evidenziate, il personale Niaid ha eseguito una «cordectomia», che consiste nel tagliare le corde vocali di un cane in modo che non possa abbaiare, ululare o piangere durante un esperimento. «La ragione che il Dipartimento della salute e dei servizi umani fornisce sul suo sito Web per l’utilizzo dei beagle è che sono piccoli e docili, il che significa che è facile abusare di loro», ha detto Goodman.
La dottoressa Stacy Lopresti-Goodman, esperta di primati, professoressa di psicologia e consulente del Wcwp, ha sottolineato che l’uso dei primati per la sperimentazione descritta nel documento ottenuto non è solo un abuso, ma è anche inefficiente. «La sperimentazione sui primati è un modo crudele e notoriamente inaffidabile per sviluppare farmaci e cure per gli esseri umani, e non merita il sostegno dei contribuenti».
La dottoressa Tiffani Millless, patologa e consulente medico del Wcwp, ha affermato che «infettare i primati non umani con malattie dolorose e debilitanti con l’obiettivo di curare gli umani non è solo crudele, ma è incredibilmente dispendioso». «Il Nih dovrebbe smettere di sperperare i soldi delle tasse per i test inutili e crudeli sui primati che i medici come me non possono usare per aiutare effettivamente le persone», ha detto Millless.
La risposta di Niaid
Quando è stato contattato per un commento sugli esperimenti, il Niaid ha affermato che le scimmie sono utilizzate «per la ricerca che aiuta a sviluppare prevenzioni e trattamenti salvavita per malattie che colpiscono la salute pubblica».
https://m.epochtimes.it/news/esperimenti-strazianti-sulle-scimmie-contro-i-virus-la-mano-di-fauci/
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CAUSALE: RICERCA SENZA ANIMALI
LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE
4 Gen, 2022
Chiediamo alle Istituzioni, al Ministro della Salute, al Presidente del Consiglio. al Presidente della Repubblica che sia possibile opporre l’obiezione di coscienza per chi rifiuta i vaccini per motivi etici in quanto i vaccini sono testati sperimentalmente sugli animali.
Chiediamo, come garantito dalla Costituzione Italiana che tutela le minoranze ed oggi di fatto il veganismo è una minoranza di cittadini che ha deciso di vivere uno stile di vita senza, in ogni sua forma, sfruttamento degli animali che sia riconosciuto il diritto, di chi è contro la vivisezione, quindi per motivi etici, di essere esentato dall’obbligo vaccinale.
Riteniamo che non si possa nè ignorare la sofferenza degli animali su cui vengano testati i vaccini, nè ignorare coloro che del rispetto degli animali ne hanno fanno un principio etico per cui mai accetterebbero di utilizzare prodotti che arrivino da sfruttamento e morte degli animali.
Firmate ed aiutateci a condividere questa petizione per poterla portare in Parlamento per far riconoscere la scelta di rispettare gli animali e il diritto alla libertà per ogni animale
Avi Associazione Vegani Internazionale, Animal Aid Italia, LEAL Lega Antivivisezionista. Limav
Firma al link https://chng.it/gDGQ8tmJ e condividi la nostra campagna per chiedere lo stato di obiettori per un vaccino testato su animali
LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE
22 Apr, 2019
LA DOTTORESSA MIRTA BAJAMONTE IMPEGNATA SUL FRONTE DELLA RICERCA HUMAN BASED SI UNISCE ALL’INDIGNAZIONE DI LEAL NEI CONFRONTI DI CHI FA SPERIMENTAZIONE SENZA ANIMALI MA NON DICHIARA L’USO DEL SIERO BOVINO.

I giorni scorsi abbiamo ricordato attraverso i nostri social di una vergognosa e crudele realtà taciuta assieme a tante altre da chi pratica la sperimentazione animale ma che viene purtroppo taciuta anche da chi fa sperimentazione vantandosi di utilizzare metodi alternativi sostitutivi. Ovvero l’utilizzo di siero bovino ricavato da feti di vitelli ancora vivi e senzienti. Riportiamo di seguito la nostra pubblica denuncia che come LEAL Lega Antivivisezionista ci siamo sentiti di fare stigmatizzando i ricercatori che vantando l’utilizzo di metodi sostitutivi alternativi non utilizzano animali ma mantengono l’uso del siero bovino nelle loro ricerche per le quali chiedono e usufruiscono di finanziamenti pubblici.
IL SIERO FETALE È UNO DEI SOTTOPRODOTTI DEL MACELLO
SI TROVA IN UN GRAN NUMERO DI VACCINI ED È USATO ANCHE COME COMPLEMENTO NUTRIENTE PER TUTTE LE COLTURE DI CELLULE EFFETTUATE IN LABORATORIO POICHÉ FAVORISCE LA CRESCITA DELLE CELLULE
Come viene prelevato dalle mucche?
Alcune mucche portate al macello sono gravide (le stime dicono il 20/30%). Dopo essere state abbattute, il loro feto, ancora vivo, è estratto dal loro utero per incisione. Un grosso ago gli viene immesso nel cuore, i cui battiti permettono di prelevare il sangue senza sforzo. Questa puntura cardiaca, considerata estremamente dolorosa, provoca una morte lenta per asfissia. Gli studi hanno dimostrato che anche un feto di 3 mesi ha la predisposizione fisiologica per sentire dolore. La maggior parte dei feti prelevati ha dai 6 ai 9 mesi, ed è in grado di respirare da solo quando l’ossigeno viene a mancare. I feti sono quindi perfettamente consapevoli e provano una grande sofferenza durante la loro lenta agonia. Non dimentichiamo inoltre il dolore che sentono dopo essere stati strappati dalle spoglie della loro madre.
I più grandi produttori di siero sono gli Stati Uniti, l’Argentina, la Nuova Zelanda, l’Australia e la Francia in Europa. Ogni anno sono raccolti nel mondo 800.000 di litri di siero all’anno che equivale ad impiegare circa 2 milioni di feti bovini sottoposti al prelievo del loro siero, e le proiezioni prevedono aumenti nella produzione.
La domanda di siero continua a crescere, motivata dall’aumento delle colture vegetali in vitro, che dovrebbero sostituirsi ai test sugli animali (che ironia). Le istanze europee per lo sviluppo dei metodi alternativi alla vivisezione, hanno firmato una dichiarazione a favore dell’uso di sostituti sintetici ai sieri di origine animale utilizzati per le colture cellulari, riconoscendo la sofferenza e il problema etico dell’uso di siero di vitello fetale.
→ Approfondimento consigliato
La professoressa Mirta Bajamonte ci invia un suo contributo che volentieri pubblichiamo sull’argomento.
In riferimento alla pubblicazione di notizie riguardanti l’uso di siero fetale bovino come additivo di terreni di coltura nei laboratori di ricerca, paradossalmente votati ai metodi alternativi alla sperimentazione animale, sorgono come dovuto dovere da parte di un ricercatore come me, importanti e sottili considerazioni su base scientifica e di pura logica.
Il fatto che dei metodi di ricerca siano “alternativi” alla sperimentazione animale è già una definizione errata perché lasciano spazio al pensare che, in quanto alternativi, la sperimentazione animale ha ragione di esistere su base scientifica, sapendo perfettamente che chi effettua ricerca con metodi diversi dagli animal testing, conosce benissimo la non base scientifica degli stessi.
Pertanto i metodi di ricerca che non sono basati sulla sperimentazione animale, possono essere SOLO E SOLTANTO sostitutivi e NON alternativi, evitando di dare spazio a insenature concettuali basate su ipocrisie opportunistiche di diversa natura, dalla carriera universitaria al business farmaceutico, a dir poco scandaloso, coperto dal benestare delle istituzioni di governo nazionali ed internazionali.
Entrando nel merito dei metodi sostitutivi, e quindi soltanto di ricerca human based, è assoluta follia utilizzare siero fetale di bovino per addizionare terreni di coltura di varia natura: dai laboratori di ricerca di biologia molecolare, a quelli di genetica medica, a quelli di fecondazione assistita umana, dove ancor di più l’uso di siero fetale bovino è pura eresia, visto che il metodo più consono alla specie umana è quello di aggiungere ai terreni di coltura in vitro per gameti ed embrioni umani o il siero autologo della paziente in corso di assistenza o il siero sintetico che rappresenta lo strumento più idoneo per abbattere ogni sorta di variabile scientifica in qualunque studio basato su trial clinici degni di essere chiamati tali nella ricerca human based.
A tal proposito, nell’ambito della mia carriera professionale in ambito di fisiopatologia della riproduzione umana, avendo sempre svolto solo e soltanto ricerca human based, ricordo un episodio vissuto in un congresso dove veniva presentato il metodo di creazione di un nuovo terreno di coltura che sarebbe stato la rivoluzione per alcune tipologie di pazienti infertili affette da alcune patologie che le ponevano in una condizione di estrema difficoltà nel produrre ovociti sotto terapia adeguata per un programma di fecondazione assistita. Per un fatto di prevenzione legale non nomino il terreno di coltura, la casa che lo stava mettendo in produzione, ne tanto meno la collega che si apprestava a presentare la ricerca che avrebbe portato alla creazione del terreno.
Ebbene, in quella occasione fu detto in aula che il terreno studiato ad hoc era stato supplementato da siero fetale bovino per aggiungere principi nutritivi al prodotto al fine di migliorare le “prestazioni in vitro” dei gameti femminili. Scandalizzata, ricordo che fui l’unica ad alzarmi in aula prendendo la parola evidenziando la grande eresia fatta, essendoci la possibilità di utilizzare il siero sintetico prodotto in vitro, che avrebbe simulato perfettamente i componenti del siero umano quali principi nutritivi atti allo scopo.
E precisai anche che l’uso eventuale del siero omologo della paziente sottoposto a studio non andava considerato come alternativa, perché nell’ambito di una casistica di studio, sarebbe stata una forte variabile in termini di dati statistici scientificamente significativi per interpretare i dati scientifici estrapolati alla fine della ricerca. Ricordo benissimo che la risposta ricevuta fu nei termini di dimenticanza procedurale.
Cosa dire alla fine di tali considerazioni semplicemente che anche nella ricerca e nei metodi di ricerca sostitutivi (perché soltanto quelli vanno definiti ricerca) è necessario avere il coraggio di scelte di protocolli chiari, coerenti e mirati allo studio serio della patologia che ci si appresta a studiare, sia essa una patologia a competenza diretta o indiretta come nel caso di effetto collaterale ad altra patologia principale dell’uomo che ne è affetto.
Auspichiamo quindi prospettive in tempi veramente brevi di cambi di rotta radicali, indice di responsabilità scientifiche basate su onestà intellettuale.
Professoressa Mirta Bajamonte
Presidente Penco Bioscience
Presidente IVF Mediterranean Centre
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