BIODIVERSITÀ AL MACERO: IL TRIONFO DELL’IGNORANZA SCIENTIFICA

BIODIVERSITÀ AL MACERO: IL TRIONFO DELL’IGNORANZA SCIENTIFICA

Cristiano Fant
Operatore esperto in Etologia Relazionale
Responsabile LEAL Fauna Selvatica

“Finalmente il lupo è stato declassato e potremo abbatterlo”. Questo è certamente il pensiero di moltissime persone, culturalmente e scientificamente ferme al secolo scorso o a quello precedente. Perché il declassamento della specie e quello che ne deriva è scientificamente atavico, riduttivo, controculturale. Abbatteranno sicuramente più dei 160 lupi previsti. Va detto che la cifra in sé è insensata, decisa arbitrariamente dai cosiddetti esperti che di biodiversità non hanno capito nulla. Detto questo, il tipico lassismo del Belpaese consentirà di abbattere molti più individui. Dopotutto, una legge insensata non può che portare a una degenerazione malata del tutto.

Cosa accadrà adesso? Ovviamente la liberalizzazione della caccia al lupo (che tale non dovrebbe essere, ma tale diventerà) comporterà uno squilibrio nei branchi; gli individui che si disperderanno a seguito degli abbattimenti rivolgeranno la propria attenzione verso gli animali da reddito, per lo più male gestiti (in violazione di una normativa che è sempre di minor interesse), incrementando l’odio verso la specie e il desiderio di abbatterne. Una macchina perfetta quella creata che, grazie agli abbattimenti, porterà ad altri abbattimenti.

La politica nei confronti degli animali non umani fa il proprio corso, ed è sempre un corso che lascia una scia di sangue dietro di sé. Il lupo rimane una specie fondamentale per la quale la politica italiana ed europea non ha alcun interesse, perché non ha interesse per la biodiversità, per la tutela dell’ambiente — quell’ambiente che ci ospita, ci nutre, ci mantiene in vita. Dall’altra parte, un movimento animalista debole, povero, non in grado di contrastare una politica becera ed opportunista, né in grado di unirsi per affrontare insieme il problema. Il lupo va abbattuto, ogni altra specie selvatica va contenuta per accontentare poche categorie interessate; e poco importa se nel frattempo l’ambiente selvatico viene devastato. Un giorno, sarà il cemento a farci sopravvivere.


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DECLASSAMENTO DEL LUPO: IL SENATO FIRMA IL RITORNO AL PASSATO. LEAL: “SCELTA POLITICA CONTRO LA SCIENZA”

DECLASSAMENTO DEL LUPO: IL SENATO FIRMA IL RITORNO AL PASSATO. LEAL: “SCELTA POLITICA CONTRO LA SCIENZA”

È fatta. Con l’approvazione del Senato della Legge di Delegazione Europea, lo strumento con cui l’Italia recepisce in blocco le direttive UE, il lupo perde lo status di specie “rigorosamente protetta” per diventare semplicemente “protetta”, in attuazione della Direttiva (UE) 2025/1237. Un colpo che smantella decenni di tutele garantite dalla Legge 157/92.

Cosa significa nella pratica? Fino a ieri abbattere un lupo richiedeva circostanze straordinarie e controlli rigorosi. Da oggi le maglie si allargano: il Ministero dell’Ambiente perde il potere di bloccare gli abbattimenti, le Regioni guadagnano autonomia decisionale e il parere degli scienziati dell’Ispra, pur obbligatorio, non sarà più vincolante. Gli esperti potranno dire no, ma chi decide potrà ignorarli.

I numeri fanno riflettere: i decreti legati alla “Legge per la Montagna” fissano già per il 2026 un tetto di 160 lupi abbattibili, il 5% dell’intera popolazione. Una popolazione già fragile, colpita ogni anno dal bracconaggio per il 10% degli esemplari e con quasi la metà dei branchi indebolita dall’ibridazione con cani selvatici. Abbattimenti sistematici senza basi scientifiche non sono gestione: sono uno sterminio programmato.

La scienza è chiara: uccidere i lupi aumenta, non riduce, gli attacchi al bestiame. Un branco destabilizzato produce esemplari giovani e disorientati, più pericolosi per gli allevamenti. Il lupo è un bioregolatore essenziale per l’equilibrio dell’ecosistema. Sacrificarlo significa scegliere le lobby venatorie al posto della natura.

A pagare il prezzo più alto sarà il lupo appenninico, Canis lupus italicus, una sottospecie unica al mondo. Leal con le associazioni animaliste e ambientaliste unite non lo permetteranno.


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LUPO UCCISO DA BRACCONIERI NEL PAVESE. LEAL: UN GRAVE PRESAGIO PER IL FUTURO. NO AL DECLASSAMENTO

LUPO UCCISO DA BRACCONIERI NEL PAVESE. LEAL: UN GRAVE PRESAGIO PER IL FUTURO. NO AL DECLASSAMENTO

È stato rinvenuto nei pressi di Sommo, in provincia di Pavia, un lupo gravemente ferito e in fin di vita. In un primo momento si era ipotizzato un investimento stradale, ma gli esami radiografici hanno rivelato una realtà ben più drammatica: l’animale era stato colpito da un’arma da fuoco. Nonostante la segnalazione immediata della Polizia Provinciale e il tempestivo intervento del CRAS, il lupo è spirato poche ore dopo, aggiungendosi alla lunga lista di vittime del bracconaggio che ogni anno colpisce la fauna selvatica italiana.

LEAL ha sporto denuncia e, attraverso il responsabile fauna selvatica Cristiano Fant esprime profonda preoccupazione per il significato di questo ennesimo episodio:
“Alla luce dell’ennesimo caso di bracconaggio, si conferma la pericolosità del sapiens nei confronti della biodiversità. Ogni lupo ucciso è un grave danno per l’ambiente ed è il risultato di una cultura atavica e limitata, oltre che di evidenti mancanze in tema di prevenzione. L’Italia è la fotografia di un mondo che non sa convivere con sé stesso: una specie che si autodefinisce ‘la più evoluta’ ma che continua a essere la più violenta e dannosa del pianeta, incapace persino di porre rimedio ai propri errori. Se il Senato voterà sì al declassamento, prepariamoci a una strage che moltiplicherà i circa 300 lupi uccisi ogni anno”.

La decisione italiana di aderire al declassamento dello stato di protezione del lupo approvata dalla Camera lo scorso dicembre è fortemente contestata da LEAL, che da anni si batte per una gestione fondata su dati scientifici e non su pressioni politiche o interessi di categoria. L’associazione ha già presentato un ricorso contro il provvedimento e annuncia nuove iniziative legali e istituzionali.
“Siamo pronti a intervenire in tutte le sedi contro il declassamento in Italia”, si legge in una nota dell’organizzazione. Fant aggiunge: “Grave sarebbe il pregiudizio che ne deriverebbe, poiché non esistono basi scientifiche valide a sostegno di una decisione tanto pesante, che rischierebbe di compromettere in modo irreversibile l’equilibrio ambientale”.

LEAL ribadisce che la tutela del lupo non è solo una battaglia etica, ma una necessità ecologica: un Paese che non protegge tutte le sue specie e il suo equilibrio ambientale è un Paese che rinuncia alla propria biodiversità e al proprio futuro.


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Foto Antonio Iannibelli

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LUPI – LEAL ACCUSA LA PROVINCIA DI TRENTO: “LA PAT USA I BOVINI COME ALIBI PER LA MATTANZA”

LUPI – LEAL ACCUSA LA PROVINCIA DI TRENTO: “LA PAT USA I BOVINI COME ALIBI PER LA MATTANZA”

LUPI – LEAL ACCUSA LA PROVINCIA DI TRENTO: “LA PAT USA I BOVINI COME ALIBI PER LA MATTANZA”.

LEAL interviene in merito alla recente comunicazione della Provincia Autonoma di Trento (PAT) relativa alla predazione da parte di lupi di sei bovini adulti a malga Lavacchio (Avio), dove l’Amministrazione provinciale ribadisce la volontà di procedere con la “rimozione di esemplari problematici” e la stesura di un nuovo Piano di gestione basato su un “grado di protezione ridotto” della specie a livello europeo.

Cristiano Fant, responsabile Fauna Selvatica LEAL, sottolinea: “La dichiarazione della PAT (Provincia Autonoma di Trento) secondo cui, nel caso di bovini adulti, ‘non sono previste opere di prevenzione’ è l’elemento più grave e inaccettabile della comunicazione, e tradisce una profonda irresponsabilità gestionale. LEAL condanna il tentativo della PAT di strumentalizzare l’episodio per giustificare una politica di gestione letale, ignorando che la protezione degli animali da reddito (D.L. 146/01) prevale sulle responsabilità gestionali e sulla gerarchia delle norme”.

“Art. 11 del DPR 357/97 permette la deroga (l’abbattimento) solo in assenza di “altra soluzione valida” e a condizione che non venga pregiudicato lo “stato di conservazione soddisfacente” della popolazione di lupi.
Ricordiamo alla Provincia che il Consiglio di Stato è già intervenuto (nel caso di malga Boldera) disponendo la sospensione del decreto di abbattimento. Ciò conferma che la rimozione non è una misura automatica, ma l’estrema ratio da applicarsi con massima cautela e su basi scientifiche inoppugnabili.

Il lupo è un predatore opportunista. L’attacco non è legato alle dimensioni della preda, ma alla sua vulnerabilità, dovuta alla mancanza di misure di guardia, all’assenza di recinzioni elettrificate adeguate o di un efficace presidio umano (guardiania), soprattutto in pascoli montani o non custoditi.
Affermare che la prevenzione non è prevista per i bovini adulti equivale ad ammettere un deficit nella pianificazione zootecnica. Le misure non letali (cani da guardiania specifici per grandi mandrie, recinzioni mobili e rinforzate) sono dimostrate come l’unica soluzione efficace e duratura per la coesistenza, a prescindere dalla categoria di bestiame.
La mancata adozione di misure preventive da parte degli allevatori e della Provincia stessa – anche per i bovini adulti – crea artificialmente le condizioni per il conflitto e, di conseguenza, per la richiesta di abbattimento, trasformando l’assenza di tutela in un casus belli contro il selvatico.

LEAL chiede che il nuovo Piano di gestione del lupo in corso di elaborazione respinga ogni ipotesi di riduzione della protezione del lupo rispetto allo status di “specie rigorosamente protetta”. Impieghi la totalità delle risorse disponibili nella fornitura, installazione e formazione all’uso di strumenti di prevenzione non letale (recinzioni, cani da guardiania, sistemi di allarme) per tutte le categorie di bestiame, inclusi i bovini adulti.
Subordini tassativamente ogni richiesta di rimozione (abbattimento) alla prova documentata del fallimento di tutte le misure di prevenzione attuabili.

LEAL continuerà a battersi affinché la gestione del lupo in Trentino sia basata sulla scienza, sul diritto e sull’etica, e non sulla facile via della soppressione.


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LUPO IN VAL CHISONE: LEAL ACCOGLIE IL VERDETTO DEL PARCO: “REAZIONE ISTINTIVA, NON AGGRESSIONE ALL’UOMO

LUPO IN VAL CHISONE: LEAL ACCOGLIE IL VERDETTO DEL PARCO: “REAZIONE ISTINTIVA, NON AGGRESSIONE ALL’UOMO

LEAL prende atto con favore del comunicato stampa emesso dall’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie riguardo l’incidente del 24 settembre 2025 in Val Chisone. Il Parco ha confermato quanto riferito dai guardiaparco subito dopo l’accaduto: il lupo non aveva intenzione di aggredire l’uomo ma ha reagito istintivamente per difendere la pecora, sua preda, minacciata.

L’allevatore si è procurato ferite superficiali alla gamba durante il tentativo di salvare una pecora del suo gregge, ferite che sono per fortuna lievi come sottolineato nel comunicato. L’intervento dei guardiaparco è stato tempestivo e prezioso per ricostruire con rigore la dinamica dell’evento, documentando sia le condizioni ambientali sia il comportamento del lupo e degli animali coinvolti.

LEAL apprezza l’approccio responsabile e scientifico del Parco, che insieme all’incremento della vigilanza, all’analisi del comportamento dei lupi dimostra una gestione attenta per garantire sia la sicurezza delle persone che la conservazione della specie. Riteniamo importante il richiamo alla prudenza e al rispetto della distanza dagli animali selvatici, evitando inutili allarmismi per un episodio di natura istintiva e non predatoria nei confronti dell’uomo.

https://www.parchialpicozie.it/…/Pian-dell-Alpe…/
https://leal.it/leal-no-allabbattimento-del-lupo-della…/


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