PASQUA SENZA UCCIDERE: UNA SCELTA ETICA POSSIBILE

PASQUA SENZA UCCIDERE: UNA SCELTA ETICA POSSIBILE

La Pasqua, nel suo racconto più antico, è una promessa che coincide con la primavera: la vita che ritorna e la natura che si ravviva dopo il silenzio dell’inverno. La realtà è meno rassicurante, perché nasconde una storia diversa, molto meno raccontata.

Per milioni di animali, infatti, la Pasqua non coincide con una rinascita, ma con una fine. Non è un simbolo: è un passaggio reale, concreto, irreversibile.

Secondo i dati ISTAT e le rilevazioni di settore aggiornate al 2024, in Italia vengono macellati ogni anno circa 2 milioni di agnelli e capretti. Oltre 375.000 solo nelle settimane pasquali. Le analisi Coldiretti (2023-2024) confermano che, nonostante un lento calo dei consumi, in questo periodo la domanda è in fase di crescita.

Spesso ci si giustifica appellandosi a una presunta “tradizione cristiana”, ma è un argomento che non regge più.

La parola “tradizione”, in questo senso, agisce spesso come una semplificazione che rassicura e legittima. Eppure, come sottolineato da diverse voci, il nesso tra fede e macellazione è ormai un falso storico.

A confermare questa distanza tra fede e pratica è anche una voce riconosciuta del mondo cattolico Famiglia Cristiana. Già nel 2017 Angelo Rizzolo, in un suo editoriale, scriveva: “L’attuale strage di agnellini per la Pasqua è ormai lontana da ogni tradizione religiosa. Né ha alcuna giustificazione teologica, in quanto il vero agnello pasquale è Cristo stesso. Si tratta di abitudini alimentari che si possono superare e sarebbe meglio evitare inutili stragi e maltrattamenti, suggerendo che diminuire il consumo di carne può fare solo bene, così come mangiare a Pasqua un agnello… sotto forma di dolce.”

Queste parole chiariscono che il “sacrificio” nel piatto non ha nulla di sacro. E, più in profondità, ricordano che il rispetto per la vita non può essere selettivo: salvare un agnello per sostituirlo con un pollo, un maiale o un vitello significa cambiare forma al problema senza affrontarlo davvero. Se il principio è evitare la sofferenza, non può valere solo per alcune specie e non per altre.

Per questo, limitarsi a evitare l’agnello, sostituendolo con un altro animale, rischia di non mettere davvero in discussione il meccanismo. Cambia l’oggetto, non la logica.

La vera alternativa, oggi, esiste ed è concreta: scegliere un menù che non implichi sofferenza. Non come rinuncia, ma come evoluzione. La cucina vegetale contemporanea ha ormai superato la dimensione “sostitutiva” ed è diventata un linguaggio autonomo, capace di reinterpretare la festa senza replicarne le contraddizioni.

Perché una festa che parla di vita dovrebbe finalmente smettere di passare attraverso la morte.

PASQUA NEI CAMION: IL VIAGGIO CHE NESSUNO VEDE
di Ugo Bettio responsabile area vegan LEAL

Durante il periodo pasquale, la richiesta di carne di ovicaprini aumenta in modo esponenziale. Nonostante il calo che da decenni vede una sensibilità maggiore da parte delle persone, gli agnelli e capretti sacrificati restano un numero cospicuo, considerando il breve periodo. Per far fronte a questa domanda, alcune aziende si forniscono di ovicaprini dall’Est Europa, quali Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Sono TIR stracolmi di anime che viaggiano anche per 72 ore in condizioni di sporcizia, spesso senza acqua, cibo ed un posto dove sedersi. Investigazioni di associazioni hanno documentato anche 1000 animali in un unico TIR, con soggetti incastrati tra le grate oppure pecore gravide che partoriscono dentro il TIR. Anche i beverini risultano inutili, documentando spesso il mal funzionamento o l’assenza di acqua; in ogni caso inadeguati, in quanto gli animali non conoscono quel modo di dissetarsi. Ogni anno fioccano sanzioni ai trasportatori, ma evidentemente il guadagno supera una possibile contravvenzione, forse già messa in conto. Vedere gli animali stipati in quel modo è uno strazio: le urla ed i pianti dovrebbero toccare il cuore di coloro che ancora credono, erroneamente, in una tradizione senza fondamenta.


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LEAL – VIVISEZIONE: UN MODELLO  “SCIENTIFICO” AL BIVIO

LEAL – VIVISEZIONE: UN MODELLO “SCIENTIFICO” AL BIVIO

Per decenni la sperimentazione animale è stata considerata un passaggio indispensabile nello sviluppo dei farmaci. Oggi, però, sempre più studi mettono in dubbio la sua reale capacità di prevedere ciò che accade nel corpo umano.

Secondo un’analisi pubblicata sul British Journal of Pharmacology, circa l’86% delle molecole che superano i test preclinici sugli animali fallisce nelle fasi successive sull’uomo. In oncologia il tasso di fallimento arriva fino al 97%. Un caso emblematico è quello della sepsi: oltre cento terapie risultate efficaci nei roditori non hanno avuto alcun successo nei trial clinici sull’uomo (Critical Care Medicine, 2015).

Questo divario ha anche conseguenze economiche rilevanti. Lo sviluppo di un nuovo farmaco può superare i 2 miliardi di dollari, e una parte consistente di queste risorse viene persa quando trattamenti promettenti negli animali si rivelano inefficaci nelle persone.

Nel frattempo la ricerca sta sviluppando strumenti più vicini alla biologia umana. Nella tossicologia cutanea, per esempio, modelli computazionali basati su grandi database di sostanze chimiche sono stati accettati dall’OCSE come strumenti predittivi affidabili. In Europa i test animali per l’irritazione della pelle sono pResta però una sfida: il corpo umano è un sistema complesso, in cui organi, sistema immunitario e cervello interagiscono continuamente.rogressivamente eliminati dai percorsi regolatori.

Un’altra frontiera è quella degli Organ-on-Chip, dispositivi che riproducono il funzionamento di tessuti umani. Il Liver-Chip, sviluppato da Emulate in collaborazione con la FDA, ha dimostrato di individuare correttamente l’87% delle sostanze tossiche per il fegato, identificando rischi che i test animali standard non avevano rilevato (Communications Medicine, Nature Portfolio, 2022).

Anche gli organoidi, piccoli “mini-organi” tridimensionali derivati da cellule staminali umane, stanno aprendo nuove prospettive nello studio di malattie complesse. In alcuni casi permettono di testare farmaci su cellule provenienti direttamente dai pazienti, avvicinando la ricerca alla medicina personalizzata.

Per questo la ricerca sta lavorando a piattaforme multi-organo integrate con sistemi di intelligenza artificiale, capaci di simulare in modo sempre più realistico il funzionamento dell’organismo.

Oggi qualcosa sta cambiando anche sul piano normativo. Negli Stati Uniti il FDA Modernization Act 2.0 (2022) ha eliminato l’obbligo legale dei test animali per alcune categorie di farmaci, mentre sempre più aziende farmaceutiche investono nelle nuove tecnologie per migliorare l’affidabilità della ricerca.

La direzione è chiara: la scienza sta sviluppando modelli sempre più umani per studiare le malattie. La domanda non è più se la ricerca possa evolversi oltre la sperimentazione animale, ma quanto rapidamente saremo capaci e avremo la determinazione di farlo.

Ewart et al., “Performance assessment and economic analysis of a human Liver-Chip for predictive toxicology”, Communications Medicine, Nature Portfolio, 2022.
FDA Modernization Act 2.0, U.S. Congress, 2022.
Seok et al., “Genomic responses in mouse models poorly mimic human inflammatory diseases”, PNAS, 2013.


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MONTE STIVO: 300 TORI ARSI VIVI. LE ISTITUZIONI PIANGONO SOLO LE  PERDITE ECONOMICHE

MONTE STIVO: 300 TORI ARSI VIVI. LE ISTITUZIONI PIANGONO SOLO LE PERDITE ECONOMICHE

L’incendio devastante scoppiato lunedì 2 marzo 2026 nell’allevamento di tori Monte Stivo a Sabbionara di Avio in Trentino, rappresenta l’ennesima drammatica testimonianza della crudeltà intrinseca dell’industria zootecnica. Su 800 animali rinchiusi in una stalla, un numero che da solo evoca condizioni di sovraffollamento lontano da standard di benessere animale. Circa 300 tori sono morti tra atroci sofferenze, intrappolati nelle fiamme senza possibilità di fuga. Un vero inferno di fuoco, domato solo dopo ore.

Le istituzioni commiserano gli allevatori per le perdite economiche, ma nessuno prova compassione per gli animali morti tra le fiamme.

I sopravvissuti sono stati trasferiti in altri allevamenti in attesa del macello: una macabra estensione di una sofferenza già intollerabile.

LEAL si impegna attivamente per una transizione radicale verso il veganismo, l’unica via per garantire un futuro al pianeta e la libertà agli animali. Da anni, la nostra associazione si batte in ogni sede per ottenere leggi più severe: chiediamo il divieto immediato del sovraffollamento negli allevamenti e lo spostamento dei sussidi pubblici verso l’agricoltura plant-based.

La vita di questi 300 tori non è una voce in un “bilancio economico”, ma un crimine contro la vita che non deve restare sotto silenzio.


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LEAL: STOP ALLA VIVISEZIONE. LA SCIENZA ITALIANA CI CURA CON I ‘GEMELLI DIGITALI’

LEAL: STOP ALLA VIVISEZIONE. LA SCIENZA ITALIANA CI CURA CON I ‘GEMELLI DIGITALI’

La rivoluzione etica della ricerca: organi su chip e digital twin sostituiscono la vivisezione con cure personalizzate. In un’epoca di accelerazione scientifica straordinaria, la ricerca medica italiana dimostra che è possibile curare gli esseri umani senza torturare animali. LEAL, da sempre in prima linea contro la vivisezione, accoglie con entusiasmo i rapidi progressi delle tecnologie bioingegneristiche come gli organi su chip e i digital twin. Queste innovazioni replicano fedelmente i tessuti umani per testare terapie precise e personalizzate, rendendo superati gli esperimenti su animali e aprendo la porta a trattamenti su misura che salvano vite umane e animali.

Le repliche biologiche e digitali di visceri o strutture organiche vengono progettate per riprodurre con la massima fedeltà le caratteristiche dei pazienti, eliminando del tutto il ricorso alla sperimentazione animale. A Scampia, nel laboratorio D3 4Health finanziato dal Pnrr, Paolo Netti, bioingegnere e presidente dell’Associazione Nazionale Bioingegneri, dichiara a ‘Civiltà dei Dati’: “Siamo riusciti ad accoppiare più organi su chip, ad esempio intestino-cervello, per studiare i meccanismi infiammatori o le risposte dei pazienti. I malati oncologici sviluppano spesso cardiopatie a causa dei trattamenti chemio-terapici, che possono indebolire il cuore. Disporre di un tessuto analogo o di un gemello artificiale, come un cuore su chip, permette di studiare in modo preciso l’impatto delle terapie sul sistema cardiaco. Misurando aritmie, scompensi cardiaci e capacità elettriche delle cellule, si può prevedere l’insorgenza di patologie e comprendere come un paziente reagisce a determinati trattamenti, decidendo così se proseguire o cambiare terapia. Queste tecnologie — precisa Netti — consentono di realizzare organi tridimensionali in vitro, usati per generare dati sull’uomo che alimenteranno gli algoritmi di IA finalizzati a creare i gemelli digitali. Da un omologo virtuale di un paziente, che vive in laboratorio, possiamo ottenere preziose informazioni per capire il comportamento di un tessuto, organo o addirittura di un individuo”.

Questi progressi sono guidati da eccellenze italiane come l’Università Federico II di Napoli e l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). LEAL sottolinea come questi ‘gemelli digitali’ rappresentino un balzo etico e scientifico: basta con i test su animali, che producono dati inaffidabili e non trasferibili all’uomo. Ogni organismo reagisce in modo diverso, ma i modelli predittivi personalizzati cambieranno radicalmente questo approccio, offrendo diagnosi su misura. È la cosiddetta “leucemia su chip”, che apre la strada a nuove terapie di precisione: i medici testano le cellule tumorali di un paziente prima di iniziare il trattamento, individuando la cura più efficace e mirata. All’IIT è nata una libreria di organi su chip – polmoni, pelle, cervello, fegato, intestino – miniaturizzati da cellule umane.

L’unico vero ostacolo, come denunciano i ricercatori, è la trasferibilità dei dati sanitari tra regioni, che rallenta i progressi. LEAL sottolinea come questo problema politico e burocratico debba essere superato con urgenza: rendere subito disponibili i dati sanitari tra le Regioni sbloccherebbe il vero potere di queste tecnologie, rendendo la ricerca etica ancora più rapida e universale.


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UN NATALE ETICO E RICCO DI GUSTO CON LEAL E FUNNY VEGAN: SCOPRI IL MENÙ 100% VEGETALE

UN NATALE ETICO E RICCO DI GUSTO CON LEAL E FUNNY VEGAN: SCOPRI IL MENÙ 100% VEGETALE

LEAL vi invita a celebrare il Natale nel segno dell’etica, del gusto e, soprattutto, del rispetto per tutti gli esseri viventi: un delizioso Menù Natalizio interamente Vegan!

In linea con i valori di LEAL abbiamo voluto dimostrare ancora una volta che la grande cucina e la tradizione delle Festività possono accostarsi perfettamente con la scelta cruelty-free.
Per garantirvi un’esperienza culinaria indimenticabile, ci siamo affidati all’eccellenza: la redazione della rivista Funny Vegan, il riferimento assoluto nel settore della cucina vegetale in Italia.

Dall’antipasto al dolce, troverete una selezione di ricette pensate per stupire i vostri ospiti e alleggerire il carico di lavoro in cucina. Ogni singola portata è senza alcun prodotto di origine animale, semplice e accessibile, realizzata con ingredienti facili da trovare e spiegazioni di semplice esecuzione.
Questi piatti sono stati ideati e bilanciati da chef specializzati dell’Alta Cucina Vegetale.
Inoltre ogni piatto è stato fotografato con cura professionale per darvi la massima suggestione sull’impiattamento e l’ispirazione per la vostra tavola delle feste!
Sito Web Funny Vegan: https://funnyvegan.com

Un gradito regalo? Un corso alla Funny Vegan Academy che ospita corsi di cucina 100% vegetale per professionisti e privati

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Buone feste etiche e golose a tutti!

MENU NATALE LEAL DA FUNNY VEGAN

Alberelli di Natale con cremoso al radicchio

Ricetta di Redazione FV magazine
Foto di Andrea Tiziano Farinati

Procedimento
Tagliate il pane a rotelline e disponetele in una placca da forno antiaderente; con un pennello da cucina cospargetele di olio e un pizzico di sale. Infornate a 170°C fino a quando saranno ben abbrustolite e risulteranno croccanti. Nel frattempo lavate le foglie di radicchio e tagliatele a pezzetti piccoli con un coltello.
In una ciotola capiente mettete il radicchio tritato, una alternativa vegetale al formaggio spalmabile, un cucchiaio di olio, un pizzico di pepe nero e con una spatola da pasticceria mescolate bene rendendo il composto omogeneo e cremoso. Versate il cremoso che avete ottenuto in un sac à poche con una bocchetta a corona. Create degli alberelli sopra ai crostini di pane che avrete lasciato raffreddare e completate con un chicco di uva sulla sommità.

(per 10 alberelli)

Ingredienti
300 g di alternativa vegetale al formaggio spalmabile (noi abbiamo usato la Mandorella)
1 filoncino di pane tipo francesino
1 cespo piccolo di radicchio
10 chicchi di uva fragola nera
un pizzico di pepe nero
sale qb
olio evo qb

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Lasagna vegetale gluten free al sapore affumicato

Ricetta della docente di FunnyVeg Academy Paola Castellani
foto di Andrea Tiziano Farinati

Procedimento
Lavate il radicchio poi tagliatelo a striscioline. In una padella tostate appena la paprika affumicata con l’olio evo e aggiungete lo scalogno tritato con la passata di pomodoro: soffriggete brevemente.
Aggiungete quindi in padella il radicchio, salate e cuocete fino ad ammorbidire la verdura. Infine, inserite il tofu affumicato (dopo averlo sbriciolato con le mani) e amalgamate bene. Cuocete per altri cinque minuti poi spegnete.
Preparate la besciamella in questo modo: portate quasi a bollore la bevanda di mandorla con il sale e la noce moscata quindi aggiungete la farina stemperata con l’olio e mescolate. Fate cuocere sei o sette minuti circa.
A questo punto assemblate la lasagna: ungete leggermente il fondo di una pirofila poi versate un po’ di besciamella e adagiate sopra le strisce di lasagna poi uno strato di verdura e di nuovo la besciamella. Ricominciate a stratificare partendo dalle strisce di lasagna per altre due volte ricordandovi che per l’ultimo strato metterete solo besciamella e un trito abbondante di nocciole. Cuocete in forno a 180°C per quarantacinque minuti circa.

(per 6 persone)

Ingredienti per la lasagna
250 g di lasagne di lenticchie e riso
500 g di radicchio rosso
50 g di scalogno
300 g di passata di pomodoro
180 g di tofu affumicato
2 cucchiaini di paprika affumicata
olio evo qb
sale qb
nocciole tritate qb

Per la besciamella
1 litro di bevanda di mandorla senza zuccheri aggiunti
9 g di sale
50 g di farina di riso
50 g di olio evo
2-3 cucchiaini di noce moscata

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Seitan ‘s’tonnato al cavolfiore

Ricetta della docente di FunnyVeg Academy Marta Navarrini
Foto di Andrea Tiziano Farinati

Procedimento
Tagliate in cimette il cavolfiore e sbollentatele in acqua salata fino a che non risulteranno morbide. Scolate e frullatele assieme al tofu, ai capperi, alla senape e aggiustate di sale. Lasciate raffreddare e unite l’alternativa vegetale alla maionese, mescolando bene.
Tagliate il seitan in scaloppine abbastanza sottili, panate nella farina e rosolate in padella con un filo d’olio, una presa di sale e pepe girandole da entrambi i lati. Dovranno risultare ben arrostite. Servite le scaloppine sul piatto da portata coperte con la salsa ‘s’tonnata, qualche cappero intero, il pepe rosa, le foglie del prezzemolo e un filo d’olio a crudo.

(per 4 persone)

Ingredienti
300 g di seitan
250 g di cavolfiore
120 g di tofu affumicato
30 g di capperi in salamoia scolati e ben asciugati
100 g di alternativa vegetale alla maionese
2 cucchiaini di senape in grani
farina tipo 1 qb
pepe nero qb
olio evo qb
sale qb
foglie di prezzemolo qb
qualche grano di pepe rosa

——————————————–

Sedano rapa laccato al vino rosso

Ricetta della docente di FunnyVeg Academy Marta Navarrini
Foto di Andrea Tiziano Farinati

Procedimento
Pelate e lavate con cura il sedano rapa. Ricavate cubi irregolari e smussate tutti gli angoli con l’aiuto di un coltellino. Contate circa cinque cubi a persona.
Condite sia i cubi smussati che tutti i ritagli del sedano rapa con un pizzico di sale e un filo d’olio e cuocete a vapore i cubi per circa tre o quattro minuti, mentre i ritagli per circa quindici minuti.
Scaldate un filo d’olio in un tegame assieme ai due spicchi d’aglio e rosolate bene i cubi smussati, bagnateli con il vino e aggiungete il tamari, il concentrato di pomodoro, la foglia di alloro, il chiodo di garofano e le bacche di ginepro.
Continuate a cuocere bagnando il sedano rapa con la salsa fino a che non si sarà ben ristretta. Aggiustate eventualmente di sale e finite con una grattata di pepe e noce moscata.
Frullate in un mixer i ritagli del sedano rapa emulsionandoli con un filo d’olio, una presa di sale e la bevanda di soia fino a ottenere una salsa liscia e vellutata.
Lavate e tagliate il radicchio a piccoli pezzi, le carote e il sedano verde a bastoncini sottili. Condite la verdura con il succo e la scorza dell’arancia, un filo d’olio evo, una presa di sale e tre o quattro cucchiai di aceto di riso. Finite con le bacche di ribes rosso.
Servite sul fondo dei piatti la salsa di sedano rapa e sopra i cubi laccati.
Accompagnate con l’insalata di radicchio.

(per 6 persone)

Ingredienti
1 sedano rapa
1 radicchio rosso lungo
2 coste di sedano verde
2 carote
100 g di ribes rosso
200 g di vino rosso
50 g di tamari o salsa di soia
150 g di bevanda di soia
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
2 spicchi d’aglio
1 foglia di alloro
1 chiodo di garofano
2 bacche di ginepro
1 arancia
olio evo qb
aceto di riso qb
sale fino qb
pepe nero qb
noce moscata qb

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Croccante di mandorle e nocciole

Si consiglia di acquistare le nocciole già tostate che si trovano facilmente in commercio, mentre le mandorle potete prenderle semplicemente pelate per tostarle in forno come indicato nel procedimento.
Potete utilizzare altra frutta secca e/o semi a piacere come anacardi, noci, pistacchi, semi di zucca, semi di sesamo e altro ancora, miscelando a piacere le varie tipologie).
Ricetta della docente di FunnyVeg Academy Giulia Giunta
Foto di Andrea Tiziano Farinati

Procedimento
Tostate leggermente le mandorle in forno a 160°C per circa dieci minuti, quindi unitele alle nocciole già tostate. Fate bollire lo sciroppo in un pentolino per quindici minuti abbondanti senza mescolare. Inizialmente si formerà una schiuma bianca che diventerà prima color ambrato e poi sempre più tendente al marrone, sarà buono quando lasciando cadere una goccia su un piattino si solidificherà subito. A questo punto lavorate velocemente perché lo sciroppo caramellato tende a indurirsi in poco tempo. Spegnete il fuoco, mettete le mandorle e le nocciole nel pentolino mescolando e versate il tutto su un ripiano con carta da forno. Stendete sopra un altro foglio di carta da forno e livellate il croccante con un mattarello facendo un po’ di forza in modo da formare uno strato non troppo spesso. Staccatelo dalla carta da forno solo dopo che si è completamente indurito e spezzettatelo con le mani prima di servire. Si conserva a temperatura ambiente in un contenitore chiuso per diversi giorni.

(per 8 persone)

Ingredienti
100 g di mandorle pelate

100 g di nocciole tostate

160 g di sciroppo d’agave


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