ANCHE I DURI SOFFRONO: LA CONSAPEVOLEZZA LI SALVA. LEAL DALLA PARTE DEI CROSTACEI

ANCHE I DURI SOFFRONO: LA CONSAPEVOLEZZA LI SALVA. LEAL DALLA PARTE DEI CROSTACEI

Sono animali “corazzati”, privi di suoni e di espressioni che ci permettano di leggere la loro sofferenza, e proprio per questo il loro dolore resta spesso invisibile, non riconosciuto. Ma il silenzio non è assenza di vita: i crostacei decapodi sono esseri senzienti, capaci di percepire il dolore e di subirlo in modo reale e profondo.
“Anche i duri soffrono”: è da questa consapevolezza che nasce *Dalla parte dei crostacei*, un progetto che vuole rompere l’indifferenza e dare voce a chi voce non ha. LEAL fa parte della coalizione che sostiene questa campagna, unendosi all’impegno per la tutela di questi animali spesso dimenticati.
Aiutaci anche tu a fare la differenza: condividi questo messaggio, parla di questa realtà, contribuisci a sensibilizzare. Perché ciò che non si vede non significa che non esista, e ogni vita merita rispetto e attenzione.


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IL COMUNE PIEMONTESE DI LEINÌ DICE NO ALLA VENDITA DEGLI ANIMALI VIVI NEI MERCATI

IL COMUNE PIEMONTESE DI LEINÌ DICE NO ALLA VENDITA DEGLI ANIMALI VIVI NEI MERCATI

Nei mercati e nelle fiere è ancora frequente imbattersi in animali ammassati e destinati alla vendita. Si tratta principalmente di galline e conigli stipati in gabbie minuscole che impediscono ogni movimento, esposti a climi estremi e privi di acqua per intere giornate. Da poche ore, quella sofferenza silenziosa ha finalmente trovato voce: il Comune di Leinì ha approvato il divieto di vendita di animali vivi nei mercati settimanali.

Leinì è il primo comune in Piemonte a compiere questo passo, unendosi agli oltre venti centri italiani che hanno già adottato il divieto, tra cui Milano, Roma, Monza, La Spezia, Bari e Lecce. Decisioni che fotografano una sensibilità crescente a livello nazionale e rappresentano un modello virtuoso per ogni amministrazione locale.

Più volte LEAL ha raccolto denunce da ogni parte d’Italia, documentando contesti in cui esseri senzienti vengono trattati come merce inanimata. Il risultato di Leinì è frutto del lavoro della neonata coalizione “Non in vendita – Not For Sale”, realtà che contrasta questa pratica ormai anacronistica.

Roberto Brognano, responsabile LEAL per il settore maltrattamento e randagismo, commenta questa svolta: “Il provvedimento di Leinì non è solo un atto di civiltà, ma un’applicazione rigorosa del principio di tutela degli esseri senzienti. Non si può parlare di benessere animale se permettiamo che vengano esposti come oggetti in fiere e mercati, in condizioni che violano le loro necessità biologiche ed etologiche. LEAL supporterà le iniziative della coalizione affinché questa scelta diventi uno standard nazionale: il commercio ambulante di vite è un’eredità del passato che non trova spazio in una società che si definisce evoluta.”

L’obiettivo ora è che questo esempio si diffonda, trasformando il rispetto per gli animali in una regola condivisa su tutto il territorio italiano.


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GIUSTIZIA PER SIGNORINA: LEAL NON RESTERÀ A GUARDARE

GIUSTIZIA PER SIGNORINA: LEAL NON RESTERÀ A GUARDARE

Abbiamo appreso della tragica morte di Signorina, una gattina uccisa a calci a Cerveteri lo scorso 29 marzo. Questo episodio di violenza gratuita non è solo un crimine contro gli animali, ma un segnale allarmante di una pericolosità sociale che minaccia l’intera comunità. Non possiamo permettere che questa brutalità venga minimizzata o dimenticata.

LEAL ha già dato mandato al proprio legale di procedere in sede di giudizio. La vicenda di Signorina è l’ultimo tassello di una scia di orrori che non accenna a fermarsi. Il 15 marzo scorso si è spenta anche la piccola Elettra una cucciola di neanche un chilo usata come un pallone da un gruppo di giovanissimi; è morta dopo otto mesi di agonia tra danni neurologici e sofferenze indicibili. Il nostro pensiero va anche a Rosi, strappata alla sua colonia di Tor Tre Teste per essere abusata, seviziata e gettata in un giardino condominiale.

Davanti a questi fatti il silenzio è complicità. È difficile credere che tali atrocità avvengano sempre nell’ombra, senza che nessuno si accorga di nulla. LEAL si appella a ogni cittadino: denunciate ogni crimine. Lo dobbiamo a Signorina, a Elettra, a Rosi e a tutte le vittime di una crudeltà che non può restare impunita.


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LO SCACCO MATTO ALL’ETICA: IL VATICANO BENEDICE LA “CHIMERA” DEGLI XENOTRAPIANTI

LO SCACCO MATTO ALL’ETICA: IL VATICANO BENEDICE LA “CHIMERA” DEGLI XENOTRAPIANTI

In un’epoca in cui sensibilità globale e ricerca d’avanguardia spingono verso il superamento della sperimentazione animale, la Chiesa cattolica sembra muoversi in direzione opposta. Con il documento “Prospettive sullo xenotrapianto”, diffuso dalla Pontificia Accademia per la Vita (PAV) il 24 marzo 2026, la Santa Sede ha espresso un “nulla osta” morale al trapianto di organi animali su esseri umani.

Una scelta che solleva rilevanti dubbi etici e scientifici e riflette una visione antropocentrica oggi sempre più contestata.
Secondo le 88 pagine del documento, la teologia cattolica non riconosce impedimenti religiosi nell’utilizzo di altre specie come veri e propri “magazzini di ricambi” per l’uomo. Il principio cardine è quello della proporzionalità: il sacrificio animale sarebbe legittimo in vista di un beneficio superiore per la salute umana.
Tuttavia, dietro i richiami alla “sostenibilità” e al “rigore bioetico” dalla Santa Sede, emerge una realtà più concreta: maiali e primati, esseri senzienti, vengono allevati in laboratorio, geneticamente modificati e trasformati in risorse biologiche per creare ibridi, o chimere, nel tentativo di superare le barriere immunologiche.

Ricordiamo i traguardi degli xenotrapianti riportati dai media nascondono sopravvivenze brevissime e sofferte.
In questo contesto, appare discutibile che un’autorità morale si esprima in modo favorevole su una tecnologia così incerta, legittimando un modello di ricerca che continua a fare ampio ricorso all’animale come mezzo.

Leal sottolinea come, invece di ancorarsi a modelli ormai superati, la società, insieme alle sue istituzioni morali, dovrebbe promuovere una scienza davvero innovativa, fondata su metodi alternativi, sicuri e rispettosi di ogni forma di vita.
Il futuro della medicina non può limitarsi a spostare il confine del possibile: deve anche ridefinire quello del giusto, senza fondarsi sul dolore di un’altra specie.


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PASQUA SENZA UCCIDERE: UNA SCELTA ETICA POSSIBILE

PASQUA SENZA UCCIDERE: UNA SCELTA ETICA POSSIBILE

La Pasqua, nel suo racconto più antico, è una promessa che coincide con la primavera: la vita che ritorna e la natura che si ravviva dopo il silenzio dell’inverno. La realtà è meno rassicurante, perché nasconde una storia diversa, molto meno raccontata.

Per milioni di animali, infatti, la Pasqua non coincide con una rinascita, ma con una fine. Non è un simbolo: è un passaggio reale, concreto, irreversibile.

Secondo i dati ISTAT e le rilevazioni di settore aggiornate al 2024, in Italia vengono macellati ogni anno circa 2 milioni di agnelli e capretti. Oltre 375.000 solo nelle settimane pasquali. Le analisi Coldiretti (2023-2024) confermano che, nonostante un lento calo dei consumi, in questo periodo la domanda è in fase di crescita.

Spesso ci si giustifica appellandosi a una presunta “tradizione cristiana”, ma è un argomento che non regge più.

La parola “tradizione”, in questo senso, agisce spesso come una semplificazione che rassicura e legittima. Eppure, come sottolineato da diverse voci, il nesso tra fede e macellazione è ormai un falso storico.

A confermare questa distanza tra fede e pratica è anche una voce riconosciuta del mondo cattolico Famiglia Cristiana. Già nel 2017 Angelo Rizzolo, in un suo editoriale, scriveva: “L’attuale strage di agnellini per la Pasqua è ormai lontana da ogni tradizione religiosa. Né ha alcuna giustificazione teologica, in quanto il vero agnello pasquale è Cristo stesso. Si tratta di abitudini alimentari che si possono superare e sarebbe meglio evitare inutili stragi e maltrattamenti, suggerendo che diminuire il consumo di carne può fare solo bene, così come mangiare a Pasqua un agnello… sotto forma di dolce.”

Queste parole chiariscono che il “sacrificio” nel piatto non ha nulla di sacro. E, più in profondità, ricordano che il rispetto per la vita non può essere selettivo: salvare un agnello per sostituirlo con un pollo, un maiale o un vitello significa cambiare forma al problema senza affrontarlo davvero. Se il principio è evitare la sofferenza, non può valere solo per alcune specie e non per altre.

Per questo, limitarsi a evitare l’agnello, sostituendolo con un altro animale, rischia di non mettere davvero in discussione il meccanismo. Cambia l’oggetto, non la logica.

La vera alternativa, oggi, esiste ed è concreta: scegliere un menù che non implichi sofferenza. Non come rinuncia, ma come evoluzione. La cucina vegetale contemporanea ha ormai superato la dimensione “sostitutiva” ed è diventata un linguaggio autonomo, capace di reinterpretare la festa senza replicarne le contraddizioni.

Perché una festa che parla di vita dovrebbe finalmente smettere di passare attraverso la morte.

PASQUA NEI CAMION: IL VIAGGIO CHE NESSUNO VEDE
di Ugo Bettio responsabile area vegan LEAL

Durante il periodo pasquale, la richiesta di carne di ovicaprini aumenta in modo esponenziale. Nonostante il calo che da decenni vede una sensibilità maggiore da parte delle persone, gli agnelli e capretti sacrificati restano un numero cospicuo, considerando il breve periodo. Per far fronte a questa domanda, alcune aziende si forniscono di ovicaprini dall’Est Europa, quali Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Sono TIR stracolmi di anime che viaggiano anche per 72 ore in condizioni di sporcizia, spesso senza acqua, cibo ed un posto dove sedersi. Investigazioni di associazioni hanno documentato anche 1000 animali in un unico TIR, con soggetti incastrati tra le grate oppure pecore gravide che partoriscono dentro il TIR. Anche i beverini risultano inutili, documentando spesso il mal funzionamento o l’assenza di acqua; in ogni caso inadeguati, in quanto gli animali non conoscono quel modo di dissetarsi. Ogni anno fioccano sanzioni ai trasportatori, ma evidentemente il guadagno supera una possibile contravvenzione, forse già messa in conto. Vedere gli animali stipati in quel modo è uno strazio: le urla ed i pianti dovrebbero toccare il cuore di coloro che ancora credono, erroneamente, in una tradizione senza fondamenta.


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